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	<title>trading Archivi | Magazine Webank</title>
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	<item>
		<title>Rischio di cambio: che cos’è e come coprirlo</title>
		<link>https://magazine.webank.it/trading/rischio-di-cambio-cosa-e-come-coprire/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Webank]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Mar 2019 08:00:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Trading]]></category>
		<category><![CDATA[basi trading]]></category>
		<category><![CDATA[formazione trading]]></category>
		<category><![CDATA[rischio]]></category>
		<category><![CDATA[tasso]]></category>
		<category><![CDATA[trading]]></category>
		<category><![CDATA[trading online]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’operatività su mercati regolamentati o con strumenti negoziati fuori mercato comporta rischi legati a molteplici fattori, dal profilo del trader al momento di mercato, dallo strumento utilizzato all’analisi e agli indicatori utilizzati, e così via. Esiste però un rischio aggiuntivo che non corre chi opera su strumenti quotati nella stessa valuta del Paese in cui &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’operatività su mercati regolamentati o con strumenti negoziati fuori mercato comporta <strong>rischi</strong> legati a molteplici fattori, dal profilo del trader al momento di mercato, dallo strumento utilizzato all’analisi e agli indicatori utilizzati, e così via. Esiste però un rischio aggiuntivo che non corre chi opera su strumenti quotati nella stessa <a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/valuta/">valuta</a> del Paese in cui risiede: il <strong>rischio di cambio</strong>.</p>
<p>Per chi come noi italiani risiede all’interno dell’Area Euro, infatti, fare trading su strumenti quotati in euro non dà problemi per questo tipo di rischio, mentre operando su strumenti quotati in dollari, in sterline o in qualunque altra valuta diversa dall’euro il rischio è intrinseco nell’operazione stessa. Ma di cosa si tratta, esattamente?</p>
<h2><strong>Il denaro come merce</strong></h2>
<p>Bisogna partire dal concetto base che le valute vengono trattate sui mercati come se fossero merci, pur avendo caratteristiche peculiari. Quindi possono essere acquistate o vendute esattamente come altri tipi di beni. Quando devo andare in vacanza negli Stati Uniti vado in banca compro dei dollari pagando con gli euro che ho sul conto. Ma quanto valgono, in questo caso i dollari? <strong>Le valute sono associate in coppie</strong>; se la coppia è formata dal dollaro più un’altra valuta viene chiamata <a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/cambio/">cambio</a>, se è formata da due valute diverse dal dollaro viene chiamata <em>cross</em>.</p>
<p>Poiché <strong>il rapporto tra due valute rispecchia il rapporto tra le economie dei due Paesi</strong> a cui fanno capo le valute stesse, questo rapporto viene attentamente monitorato e, in qualche caso, regolato dai rapporti di forza economica tra le nazioni.</p>
<p>Il rapporto tra le due valute viene definito “<strong>tasso di cambio</strong>”, e il suo valore varia continuamente, esattamente come il prezzo di un’azione o di un derivato, in quanto determinato dalla <strong>domanda</strong>, dall’<strong>offerta</strong> e dalle <strong>politiche monetarie</strong> dei Governi.</p>
<p>Inoltre, ad ogni valuta è associato un <strong>tasso d’interesse</strong>, negativo o positivo, che viene conferito ai possessori dalle banche centrali.</p>
<h2><strong>Trading sulle valute e rischio di cambio</strong></h2>
<p>Nel momento in cui un investitore o un trader negoziano uno <strong>strumento quotato in valuta estera</strong>, quindi, il suo valore viene trasposto nella valuta di quotazione sulla base del tasso di cambio di quel momento, considerando che ogni intermediario finanziario può applicare tassi leggermente diversi l’uno dall’altro.</p>
<p>Per fare un <strong>esempio</strong>, se acquisto un’azione USA che vale dieci dollari, poiché il cambio è di 0,8852 euro per 1 dollaro (cioè 1,1297 dollari per 1 euro), per l’azione pagherò 8,8552 euro.</p>
<p>Tuttavia, e qui subentra il <strong>rischio di cambio</strong>, l’azione resta sempre quotata in dollari, perché sono stati i miei euro a essere trasformati in valuta statunitense. Quindi se – anzi, quando – il tasso di cambio tra dollaro ed euro si modificherà, questo andrà a modificare anche il valore stesso della mia operazione, che si evidenzierà al momento della chiusura dell’ordine.</p>
<h2><strong>Variazione come opportunità</strong></h2>
<p>Quando andrò a vendere, non solo dovrò tenere conto del <strong>costo delle commissioni</strong> e degli <strong>aspetti fiscali</strong> del trade, ma dovrò anche verificare che la <strong>modifica del tasso di cambio</strong> non vanifichi eventuali risultati positivi.</p>
<p>Ma attenzione: quello che si chiama rischio di cambio può anche essere un’opportunità di cambio, proprio perché <strong>la variazione del cambio può anche essere positiva</strong>.</p>
<p>Se infatti, tornando all’<strong>esempio</strong> della nostra azione USA, il prezzo del titolo fosse salito a 10,5 dollari ma il cambio fosse sceso da 0,8852 a 0,8842, vendendolo un trader statunitense avrebbe guadagnato il 5% mentre un trader italiano avrebbe guadagnato “solo” il 4,88% per via della variazione del cambio (deprezzamento dell’euro rispetto al dollaro). Se invece il tasso fosse passato da 0,8852 a 0,8862 (apprezzamento dell’euro sul dollaro), il 5,00% incassato dal trader USA alla chiusura dell’operazione, per il trader europeo sarebbe diventato un +5,11% circa.</p>
<p>In sostanza, investire in titoli quotati in una specifica valuta o anche direttamente su quella valuta (operando sul Forex) significa considerare attentamente anche le <strong>possibili fluttuazioni del cambio</strong>.</p>
<h2><strong>Come coprire il rischio di cambio</strong></h2>
<p>Restare in balìa del caso, però, non è una scelta valida per nessun trader. La scelta di operare su strumenti in valuta dovrebbe innanzitutto fare parte di una strategia di <a href="https://magazine.webank.it/investimenti/diversificazione-portafoglio-cosa-e/">diversificazione del portafoglio</a> che tenga appunto conto anche dell’<strong>esposizione valutaria e geografica</strong>, e non solo dello strumento in sé.</p>
<p>Qualunque investimento si intraprenda, poi, è sempre obbligatorio avere una <strong>strategia di uscita</strong> che tenga in considerazione almeno il caso peggiore e il caso migliore che si possa verificare. E per gestire al meglio il caso peggiore, ovvero la perdita di forza della nostra valuta rispetto alla valuta del titolo su cui abbiamo investito, <strong>è possibile coprire il rischio di cambio. Come?</strong></p>
<p>Una prima ipotesi è quella, adatta a trader esperti, di coprirsi direttamente facendo <strong>trading sulle valute</strong>, con un’operazione simmetrica (<a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/short-selling/">short</a> o al ribasso) sul cambio in questione, anche sfruttando l’<a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/effetto-leva/">effetto a leva</a>. In questo caso si perde però l’opportunità di <strong>sfruttare l’andamento del cambio</strong> a favore, in quanto il tasso di cambio viene del tutto sterilizzato.</p>
<p>Vi sono poi ETC o fondi comuni <em>euro hedge</em> che eliminano questo rischio, ma soprattutto <em><a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/future/">future</a> standard</em> sui cambi, che offrono la possibilità a una data scadenza di ricevere un determinato importo in una valuta a fronte del pagamento nell’altra.</p>
<p>Infine, tra le molte possibilità offerte dal mercato, è possibile <strong>diversificare la propria operatività</strong> puntando contemporaneamente su <strong>aree geografiche, valute e strumenti </strong>con <a href="https://magazine.webank.it/investimenti/coefficiente-correlazione-investimenti-cosa-e-cosa-serve/">coefficiente di correlazione</a> inverso, in modo che, statisticamente e non scientificamente, quando una parte del portafoglio dovesse trovarsi in sofferenza, l’altra potrebbe compensarne almeno in parte il deficit.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>di Andrea Fiorini</em></p>
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		<title>Tecniche di Scalping: cosa bisogna sapere</title>
		<link>https://magazine.webank.it/trading/tecniche-di-scalping-cosa-bisogna-sapere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Webank]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Dec 2018 09:00:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Trading]]></category>
		<category><![CDATA[formazione trading]]></category>
		<category><![CDATA[trading]]></category>
		<category><![CDATA[trading online]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vi sono diversi modi di operare sui mercati attraverso i servizi di trading online, quello più estremo è forse lo scalping. Cos’è lo scalping? Si tratta di una tecnica che permette di sfruttare rapidamente anche i più piccoli movimenti di prezzo di un titolo, aprendo una posizione e richiudendola dopo pochi minuti se non addirittura &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Vi sono diversi modi di operare sui mercati attraverso i servizi di trading online, quello più estremo è forse lo <em><a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/scalping/">scalping</a></em>. Cos’è lo scalping? Si tratta di una tecnica che permette di sfruttare rapidamente anche i più piccoli movimenti di prezzo di un titolo, aprendo una posizione e richiudendola dopo pochi minuti se non addirittura dopo pochi secondi. Se attuate nella giusta direzione del trend <strong>le tecniche di scalping consentono di ottenere numerosi piccoli guadagni</strong>, ma hanno, come contraltare negativo, gli alti costi di commissioni.</p>
<p>Il nome di questa tecnica è ovviamente inglese e sembrerebbe derivare da un verbo che indica “togliere lo scalpo” nel senso di spuntare, portar via la parte alta con rapidità, ma non è escluso che possa far riferimento a termini dello slang borsistico-finanziario anglosassone.</p>
<p>La tecnica prevede <strong>tre punti di partenza</strong> fondamentali:</p>
<ul>
<li>un preciso programma di negoziazione con un punto di arrivo entro un orario stabilito nel corso della stessa giornata di inizio</li>
<li>una forte capacità di resistenza allo stress prolungato</li>
<li>l’utilizzo di commissioni fisse</li>
</ul>
<h2><strong>1. Operare sempre e solo con una strategia di scalping</strong></h2>
<p>Il primo punto si rende indispensabile in quanto, data la <strong>velocità operativa dello scalping</strong>, non vi è tempo nel corso delle negoziazioni di modificare l’approccio al mercato e le strategie applicate. Quando si procede in auto per la città a velocità moderata si ha tutto il tempo per rispettare con attenzione tutti i segnali e i semafori, ed eventualmente di modificare più volte il percorso; quando invece si viaggia a 300 km/h bisogna aver scelto prima una pista, aver stabilito quando e dover fermarsi e che percorso effettuare.</p>
<p>Anche per questo quindi, è necessario effettuare un intenso lavoro di preparazione e <strong>studio dei mercati e dello scenario finanziario</strong>, selezionando titoli e piazze su cui operare, identificando target e tendenze, preparando “piani B” in caso di evoluzione opposta rispetto a quanto ipotizzato, che possono anche essere di uscita dai mercati e interruzione delle negoziazioni. Come in una gara di Formula 1, l’inizio dello scalping vero e proprio è soltanto l’ultima fase di un duro lavoro che deve essere fatto da meccanici e pilota prima che si accendano i riflettori sullo show.</p>
<h2><strong>2. Imparare a gestire lo stress</strong></h2>
<p>Il secondo punto si rende necessario in quanto l’intensa frequenza operativa a cui va incontro lo scalper inevitabilmente porta con sé una forte dose di pressione psicologica. <a href="https://magazine.webank.it/trading/trading-e-psicologia/">Psicologia e trading</a> sono spesso legati soprattutto se i capitali impiegati sono ingenti e questa pressione ha continui sbalzi nel corso di tutta la seduta senza mai scomparire del tutto.</p>
<p>Entrando nuovamente in metafore motoristiche, se il trading online è un’attività complessa che non tutti gli investitori possono affrontare con serenità, ancora di più ciò accade per le tecniche di scalping, che si configurano quindi come una tecnica per pochi “trading system umani”.</p>
<h2>3. Tenere d&#8217;occhio le commissioni</h2>
<p>Il terzo punto, ovvero le <strong>commissioni fisse</strong>, è importante proprio per limitare i costi di negoziazione.</p>
<p>Se osserviamo l’esempio nell’immagine qui sotto, si vede bene come, all’aumentare dell’importo del nostro ordine, le commissioni variabili (in azzurro) diventino via via sempre meno convenienti e che, superato un determinato limite, è la commissione fissa (in blu) che ci aiuta a stabilizzare i costi operativi. Ipotizzando una commissione fissa di 10 euro e una variabile del 2 per mille, con importi che superano i 5.000 euro è opportuno optare quest’ultima opzione. E poiché gli scalper possono effettuare centinaia o migliaia di operazioni al giorno, è facile comprendere il risparmio a cui si va incontro facendo attenzione a questi particolari.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-3803" src="https://magazine.webank.it/wp-content/uploads/2018/11/grafico-tecniche-di-scalping.jpg" alt="Tecniche di Scalping: cosa bisogna sapere - grafico" width="703" height="373" srcset="https://magazine.webank.it/wp-content/uploads/2018/11/grafico-tecniche-di-scalping.jpg 703w, https://magazine.webank.it/wp-content/uploads/2018/11/grafico-tecniche-di-scalping-360x191.jpg 360w" sizes="(max-width: 703px) 100vw, 703px" /></p>
<h2>Stop loss o non stop loss?</h2>
<p>Tutti i manuali, i formatori e i trader più esperti ripetono fino alla nausea che è fondamentale usare gli <em><a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/stop-loss/">stop loss</a></em>, che chi fa trading deve sapere che perdere è un rischio concreto e che per questo deve avere un obiettivo anche di perdita massima. E per gestire le perdite non c’è niente di meglio che lo stop loss.</p>
<p>Nel caso dello scalping, però, è uno strumento utilizzabile e consigliato? La velocità operativa non sconsiglierebbe di perdere tempo con strumenti complessi da impostare e di procedere direttamente con gli ordini? Sì, non solo anche <strong>per lo scalping lo stop loss è altamente consigliato</strong>, ma è altrettanto importante il suo omologo rialzista, il <em><a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/take-profit/">take profit</a></em> ovvero un ordine di vendita al raggiungimento di un livello preimpostato, che quindi “taglia i guadagni” e permette di prendere profitto.</p>
<p>Lo scopo dello scalper, infatti, è quello di <strong>sfruttare minimi movimenti di prezzo</strong>, ma se il prezzo improvvisamente s’impenna il rischio si può incrementare ben al di fuori delle previsioni iniziali e far sballare la strategia scalping. E per risolvere il problema del poco tempo a disposizione, sulle piattaforme è possibile impostare gli ordini in modo che ripetano lo stesso schema di stop loss e take profit.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>di <a href="https://magazine.webank.it/esperti/andrea-fiorini/">Andrea Fiorini</a></em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il trading ad alta frequenza (o hi-frequency trading)</title>
		<link>https://magazine.webank.it/trading/trading-alta-frequenza-high-frequency-trading-hft/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Webank]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Dec 2018 08:02:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Trading]]></category>
		<category><![CDATA[basi trading]]></category>
		<category><![CDATA[formazione trading]]></category>
		<category><![CDATA[trading]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La negoziazione telematica ad alta frequenza di strumenti finanziari, o hi-frequency trading (HFT), è una particolare modalità operativa utilizzata dagli investitori istituzionali o professionali che si è diffusa in modo massiccio sui mercati negli ultimi anni. L’intermediario finanziario che sfrutta la modalità HFT effettua un cospicuo numero di operazioni del tipo “esegui o cancella” (EOC) &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La negoziazione telematica ad alta frequenza di strumenti finanziari, o<strong> hi-frequency trading (HFT), </strong>è una particolare modalità operativa utilizzata dagli investitori istituzionali o professionali che si è diffusa in modo massiccio sui mercati negli ultimi anni.</p>
<p>L’intermediario finanziario che sfrutta la modalità HFT effettua un cospicuo numero di operazioni del tipo “esegui o cancella” (EOC) che restano nel book per periodi brevissimi, dell’ordine dei millesimi o centesimi di secondo, caratterizzati da volumi estremamente grandi.</p>
<h2><strong>Perché (e come) fare trading ad alta frequenza</strong></h2>
<p>Lo scopo del trading ad alta frequenza, che spesso porta a migliaia di ordini in rapidissima successione nel corso di un’unica seduta di borsa, è quello di <strong>sfruttare minime variazione di prezzo di un titolo</strong> con capitali molto ampi, per cui anche una piccola frazione percentuale può rappresentare un guadagno significativo.</p>
<p>Data la velocità con cui vengono inseriti gli ordini, solitamente con l’HFT soltanto una piccola parte degli ordini stessi viene eseguita, mentre oltre il 90% può essere cancellata immediatamente.</p>
<p>Il trading ad alta frequenza è consentito dall’<strong>evoluzione tecnologica </strong>avvenuta negli ultimi dieci anni, che ha visto un enorme incremento delle potenzialità dell’hardware informatico in termini di capacità e velocità di elaborazione dei dati (memorie, processori, nuovi materiali conduttori, etc.) che ha portato con sé un salto generazionale anche nei sistemi operativi e nel software, con l’introduzione di nuove forme di computazione (intelligenza artificiale, reti neurali, blockchain, etc.).</p>
<p>La crescente diffusione di tecnologia ha fatto sì che ormai oltre il 50% di tutte le negoziazioni borsistiche mondiali sia gestita da <strong>sistemi automatizzati</strong> (utilizzati da grandi banche ed hedge fund), e che una gran parte di essi operi con modalità HFT.</p>
<h2><strong>I dati CONSOB sugli HFT</strong></h2>
<p>Secondo Consob, nel 2015 gli scambi sull’MTA (Mercato Telematico Azionario) effettuati attraverso sistemi di HFT sarebbero stati il 25,4% del totale, percentuale che nel 2016 e 2017 si sarebbe assestata sul livello record del 29%.</p>
<p>Sempre nel 2017, <a href="http://www.consob.it/documents/46180/46181/Rel2017.pdf/60ed0b08-e6ef-4030-99e5-21c5cee14921" rel="nofollow">afferma Consob nell’ultima relazione annuale</a>, il 27% del controvalore delle negoziazioni è stato effettuato da high frequency trader esteri e il 25% degli scambi totali è riferibile ai primi tre intermediari per controvalori negoziati. Inoltra questa attività sarebbe concentrata per il 37% sui primi tre titoli azionari.</p>
<p>Ancora più significativi i numeri sull’IDEM (mercato italiano dei derivati), su cui già nel 2014 la percentuale degli ordini ad alta frequenza era del 64,2%, passata al 68,9% nel 2015 (ultimi dati disponibili).</p>
<h2><strong>Il trading ad alta frequenza e lo squilibrio dei mercati</strong></h2>
<p>È facile intuire come <strong>un’asimmetria operativa</strong> di questo tipo – da una parte operatori di mercato che operano senza strumenti evoluti o tradizionali, dall’altra operatori HFT – porti a una <strong>alterazione delle dinamiche di negoziazione e a uno squilibrio dei mercati,</strong> visto che solo la parte tecnologicamente più avanzata può influire in modo determinante sui trend breve di titoli e indici.</p>
<p>I sistemi di HFT acquisiscono, elaborano e utilizzano <strong>in tempo reale</strong> tutte le informazioni provenienti dai mercati, quindi non solo prezzi, volumi, tipologia degli scambi, dei movimenti e degli ordini nel book, ma anche notizie e dati price sensitive, il tutto analizzato attraverso sofisticati algoritmi che permettono di <strong>impostare automaticamente</strong> &#8211; in pochi millisecondi, appunto &#8211; ordini in acquisto o in vendita, livelli di prezzo, quantità, stop ed altri parametri per sfruttare al meglio ogni singola situazione.</p>
<p>Tra le tecniche operative maggiormente utilizzate dai sistemi di HFT ci sono <strong>l’arbitraggio sulle differenze di prezzo </strong>di strumenti quotati contemporaneamente su più mercati o su strumenti e il loro sottostante finanziario, ma anche di vero e proprio condizionamento del mercato, con raffiche di <strong>ordini “trappola” che spingono gli altri operatori a seguire trend “artificiali”</strong> immediatamente sfruttati in controtendenza dell’HFT.</p>
<h2><strong>L’High Frequency Trading (HFT) e gli enti di vigilanza</strong></h2>
<p>Lo squilibrio dei mercati è stato rilevato anche dagli enti di vigilanza nazionali e dell’Unione Europea, tanto che il recente aggiornamento della direttiva sui mercati finanziari (Mifid II) ha introdotto una <strong>specifica normativa per il trading ad alta frequenza</strong>. In particolare, tutti i software per l’HFT devono ora essere registrati e prevedere una funzione che consenta alle autorità di vigilanza o al gestore del mercato di interromperne l’attività qualora si renda necessario per riportare equilibrio all’attività di negoziazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>di <a href="https://magazine.webank.it/esperti/andrea-fiorini/">Andrea Fiorini</a></em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Pattern con le candele giapponesi</title>
		<link>https://magazine.webank.it/trading/pattern-candele-giapponesi-candlestick/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Webank]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Nov 2018 10:00:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Trading]]></category>
		<category><![CDATA[basi trading]]></category>
		<category><![CDATA[formazione trading]]></category>
		<category><![CDATA[strumenti trading]]></category>
		<category><![CDATA[trading]]></category>
		<category><![CDATA[trading online]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le candele giapponesi o candlestick sono uno dei modi possibili per rappresentare graficamente l’andamento del prezzo di uno strumento finanziario. Il grafico a candele è infatti uno più utilizzati tra i grafici nel trading. Il vantaggio rispetto ad altri metodi è che un unico simbolo (detto appunto candela) è in grado di sintetizzare cinque diversi &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://magazine.webank.it/trading/pattern-candele-giapponesi-candlestick/">Pattern con le candele giapponesi</a> proviene da <a href="https://magazine.webank.it">Magazine Webank</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le candele giapponesi o candlestick sono uno dei modi possibili per <strong>rappresentare graficamente l’andamento del prezzo </strong>di uno strumento finanziario. Il grafico a candele è infatti uno più utilizzati tra i <a href="https://magazine.webank.it/trading/grafici-cosa-sono-come-usarli-nel-trading/">grafici nel trading</a>. Il vantaggio rispetto ad altri metodi è che un unico simbolo (detto appunto candela) è in grado di sintetizzare cinque diversi dati, senza dimenticare però che la candela rappresenta uno specifico intervallo di tempo. Se, per esempio, sulla nostra piattaforma di trading impostassimo il <em>timeframe</em> (l’intervallo di tempo che intercorre tra due aggiornamenti di prezzo) a 5 minuti, ogni candela rappresenterebbe esattamente questo lasso di tempo. Relativamente al time frame impostato, quindi<strong>, i cinque valori della candela sono: prezzo iniziale o di apertura, prezzo massimo, prezzo minimo, prezzo di chiusura e se la chiusura è stata superiore o inferiore al prezzo di apertura.<br />
</strong>Va ricordato che ogni candela è formata da un “corpo”, (chiaro se rialzista, con i cui lati inferiore e superiore che rappresentano rispettivamente il prezzo di entrata e di uscita, ma se ribassista il corpo è scuro e i lati sono invertiti), e da due “ombre”, filetti che si escono dal corpo verso l’alto o verso il basso e che rappresentano i livelli massimi e minimi raggiunti nel time frame considerato.<br />
Corpo e ombre devono essere attentamente considerati nella valutazione dei pattern.</p>
<h2><strong>I pattern delle candele giapponesi (o pattern candlestick)</strong></h2>
<p>Queste tuttavia non sono le sole indicazioni che emergono dall’utilizzo delle candele. I testi classici dell’<a href="https://magazine.webank.it/trading/analisi-tecnica-trading/">analisi tecnica per il trading </a>spiegano come la linea del prezzo possa, in determinate condizioni, formare delle configurazioni in grado di dare indicazioni sul proseguimento del trend o sulla sua inversione, come per esempio il testa e spalle, la bandiera, il triangolo o altri ancora.<br />
Per quanto riguarda le candele giapponesi (o candlestick), le loro caratteristiche consentono di individuare configurazioni specifiche per questo strumento, dette <strong><a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/pattern/">pattern</a></strong>. Questo vocabolo, che in inglese significa modello o schema, <strong>indica un gruppo di candele di struttura e forma che, qualora si palesi, può dare un’indicazione statisticamente attendibile sulla prosecuzione del trend. </strong><br />
Ogni pattern candlestick che nel corso degli anni è stato identificato dagli analisti tecnici ha un nome specifico, che spesso deriva dal nome della candela principale che ne caratterizza gli aspetti. Come detto, per poter essere considerate pattern, le configurazioni devono emergere in specifiche condizioni di mercato, e possono essere formato anche da una sola candela, come nel caso dell’Hammer (così detta per la forma a martello della candela) o dell’Hanging Man (l’”impiccato”) ed avere sia la versione rialzista (<em>bullish</em>) sia quella – speculare – ribassista (<em>bearish</em>).<br />
Esistono molte decine di pattern di inversione e altrettanti di continuazione, ognuno con caratteristiche anche molto differenti tra loro. Qui ne presentiamo una breve selezione a puro titolo illustrativo.</p>
<h2><strong>I pattern candlestick più noti</strong></h2>
<p><strong>Hammer</strong> e <strong>Hanging Man</strong> vengono di solito citati insieme perché hanno la stessa forma ma il primo è rialzista (candela chiara) e il secondo è ribassista (candela scura), ed anche in questo caso indicano statisticamente un’inversione di trend. Li caratterizza il fatto di non avere l’ombra superiore, ovvero per l’Hammer il prezzo di chiusura (e per l’Hanging Man il prezzo di apertura) coincide col massimo di periodo.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-3672" src="https://magazine.webank.it/wp-content/uploads/2018/10/Pattern-candele-giapponesi-candlestick-Fiorini-21-Hammer-e-Hanging-Man.png" alt="Pattern candele giapponesi candlestick - Fiorini 21 -Hammer e Hanging Man" width="939" height="436" /></p>
<p>Un altro pattern classico del trading è l’<strong>Engulfing Line</strong>, che statisticamente segnala l’inversione del trend (pattern di inversione). Questa volta si tratta di un pattern composto da due candele: se rialzista, la prima candela è scura (cioè prosegue il trend ribassista in atto) mentre la seconda è chiara (rialzista, appunto); quest’ultima deve però avere il corpo di ampiezza tale da contenere il corpo della prima: è questo il segnale più importante.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-3671" src="https://magazine.webank.it/wp-content/uploads/2018/10/Pattern-candele-giapponesi-candlestick-Fiorini-21-Engulfing-Line.png" alt="Pattern candele giapponesi candlestick - Fiorini 21 -Engulfing Line" width="1000" height="259" srcset="https://magazine.webank.it/wp-content/uploads/2018/10/Pattern-candele-giapponesi-candlestick-Fiorini-21-Engulfing-Line.png 1000w, https://magazine.webank.it/wp-content/uploads/2018/10/Pattern-candele-giapponesi-candlestick-Fiorini-21-Engulfing-Line-360x93.png 360w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>Non molto dissimile è il segnale fornito dal pattern <strong>Shooting Star</strong>, che graficamente è l’opposto delle prime due mancando totalmente dell’ombra inferiore ed avendo l’ombra superiore molto lunga.</p>
<p>Per restare tra le stelle ma per iniziare a prendere confidenza con configurazioni più complesse, i due pattern complementari <strong>Morning Star</strong> (“stella del mattino”, rialzista) ed <strong>Evening Star</strong> (“stella della sera”, ribassista) sono composti da tre candele.<br />
Nel caso della Morning Star, il pattern prosegue un trend ribassista con una lunga candela scura, seguito da una candela chiara dal corpo piccolo e posta al di sotto della prima, e da un’ultima candela anch’essa chiara ma lunga, con livello di chiusura superiore alla metà del corpo della prima. È considerato in generale uno dei pattern statisticamente più affidabili. La seconda candela in taluni casi può non avere corpo (cioè i livelli di entrata e uscita coincidono) tanto da apparire come una croce; poiché questo tipo di candela si chiama “doji”, il pattern trading viene così definito <strong>Morning (o Evening) Doji Star. </strong></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-3673" src="https://magazine.webank.it/wp-content/uploads/2018/10/Pattern-candele-giapponesi-candlestick-Fiorini-21-Morning-Star.png" alt="Pattern candele giapponesi candlestick - Fiorini 21 -Morning Star" width="1002" height="260" srcset="https://magazine.webank.it/wp-content/uploads/2018/10/Pattern-candele-giapponesi-candlestick-Fiorini-21-Morning-Star.png 1002w, https://magazine.webank.it/wp-content/uploads/2018/10/Pattern-candele-giapponesi-candlestick-Fiorini-21-Morning-Star-360x93.png 360w" sizes="(max-width: 1002px) 100vw, 1002px" /></p>
<p><strong>Oltre ai pattern di inversione vi sono poi i pattern di continuazione, in grado cioè di confermare o statisticamente la tendenza in atto.<br />
</strong>Tra questi, per esempio, il <strong>Three Line Strike</strong>. Si tratta di una configurazione, anche in questo caso sia rialzista che ribassista, costituita da quattro candele. Nel caso <em>bearish</em> (rialzista), le prime tre candele giapponesi sono tutte nere (ribassiste) ognuna con chiusura progressivamente più bassa rispetto alla precedente; la quarta invece è chiara (rialzista) e lunga, con apertura al di sotto della chiusura della terza ma con chiusura al di sopra dell’apertura della prima.<br />
<img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-3674" src="https://magazine.webank.it/wp-content/uploads/2018/10/Pattern-candele-giapponesi-candlestick-Fiorini-21-Three-Line-Strike.png" alt="Pattern candele giapponesi candlestick - Fiorini 21 -Three Line Strike" width="1001" height="260" srcset="https://magazine.webank.it/wp-content/uploads/2018/10/Pattern-candele-giapponesi-candlestick-Fiorini-21-Three-Line-Strike.png 1001w, https://magazine.webank.it/wp-content/uploads/2018/10/Pattern-candele-giapponesi-candlestick-Fiorini-21-Three-Line-Strike-360x94.png 360w" sizes="(max-width: 1001px) 100vw, 1001px" /></p>
<h2><strong>L’attendibilità dei pattern per il trading</strong></h2>
<p>Circa <strong>l’attendibilità dei pattern </strong><strong>candlestick</strong> vi è un’ampia letteratura a favore e contro, ma ciò che è importante sapere è che configurazioni e pattern non hanno quasi mai valore in assoluto ma solo se inserite in un preciso contesto di analisi, ovvero eventualmente integrandoli con indicatori adeguati alla fase di mercato.</p>
<p><em>di <a href="https://magazine.webank.it/esperti/andrea-fiorini/">Andrea Fiorini</a></em></p>
<p>L'articolo <a href="https://magazine.webank.it/trading/pattern-candele-giapponesi-candlestick/">Pattern con le candele giapponesi</a> proviene da <a href="https://magazine.webank.it">Magazine Webank</a>.</p>
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		<title>Bande di Bollinger: tutto quello che devi sapere</title>
		<link>https://magazine.webank.it/trading/trading-con-le-bande-di-bollinger/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Webank]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Nov 2018 11:00:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Trading]]></category>
		<category><![CDATA[indicatore]]></category>
		<category><![CDATA[indicatori]]></category>
		<category><![CDATA[trading]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli indicatori vengono utilizzati in analisi tecnica per comprendere come gestire al meglio le posizioni sulla base dell’analisi dell’andamento passato del titolo o dei titoli considerati. Non si tratta quindi di “prevedere” il futuro, ma di prepararsi in modo adeguato ai possibili scenari multipli che si potranno presentare. Partendo ovviamente dal prezzo, indicatori e oscillatori &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Gli indicatori vengono utilizzati in <a href="https://magazine.webank.it/trading/analisi-tecnica-trading/">analisi tecnica</a> per comprendere come gestire al meglio le posizioni sulla base dell’analisi dell’andamento passato del titolo o dei titoli considerati. Non si tratta quindi di “prevedere” il futuro, ma di prepararsi in modo adeguato ai possibili scenari multipli che si potranno presentare.<br />
Partendo ovviamente dal prezzo, indicatori e oscillatori prendono in considerazioni algoritmi o variabili diverse per supportare trader e analisti nelle differenti situazioni di mercato, come per esempio le fasi laterali, le fasi rialziste o ribassiste, le fasi ad alta volatilità e così via.<br />
Per quanto riguarda l’<strong>utilizzo della volatilità come riferimento per l’analisi grafica è uno dei punti di forza delle Bande di Bollinger</strong>, indicatore sviluppato dall’analista statunitense John Bollinger all’inizio del XXI secolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Per comprenderne il significato e, quindi, il suo ambito di utilizzo, è necessario avere presente il concetto di “<strong>deviazione standard</strong>”, che in statistica serve a stimare la variabilità di una variabile casuale e che, semplificando, <strong>identifica l’area in cui, con maggiore probabilità, si concentrano</strong> i dati a disposizione rispetto a un valore di riferimento (<em>benchmark</em>), nel nostro caso <strong>il valore del prezzo di un titolo sul grafico per ogni unità di tempo</strong> (<em>time frame</em> orario, giornaliero, settimanale, etc.).</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che ha fatto <strong>Bollinger</strong>, è stato quindi <strong>sfruttare il concetto di volatilità di un titolo</strong> (che emerge appunto dall’analisi della deviazione standard) <strong>per ideare un indicatore basato su una normale media mobile a cui viene poi aggiunta e sottratta la deviazione standard </strong>(calcolata con una formula nota), <strong>quest’ultima però moltiplicata per un fattore determinato</strong>.<br />
Graficamente, quindi, le Bande di Bollinger appaiono come due linee ondulate che “avvolgono” la linea del prezzo del titolo superiormente e inferiormente, seguendola in tutte le sue evoluzioni, creando quindi una “fascia”. Esattamente alla stessa distanza tra le due linee vi è poi la linea mediana della media mobile sulla quale vengono calcolate le Bande.</p>
<h2 style="text-align: justify;">I parametri di Bollinger</h2>
<p style="text-align: justify;">Ma quali sono i parametri standard di questo indicatore? L’autore, nel suo libro “<em>Bollinger on Bollinger Bands</em>” (in italiano “Il trading con le bande di Bollinger”, Ed. Trading Library) indica <strong>20 giorni per la media mobile e 2 come fattore di moltiplicazione della deviazione standard</strong>, pur con sempre possibili personalizzazioni. Bollinger indica poi la possibilità di modificare la periodicità su cui viene calcolata la media mobile, che però non dovrebbe <strong>mai essere superiore a 50 e inferiore a 10</strong>, adattando di conseguenza anche il fattore di moltiplicazione; volendo invece modificare ulteriormente la media mobile, è preferibile variare il time frame utilizzato.<br />
Inoltre <strong>Bollinger sconsiglia di utilizzare le Bande isolatamente</strong>, suggerendone l’integrazione con altri tra cui il volume normalizzato, la forza relativa (RSI) o l’ampiezza di banda; altri analisti suggeriscono di eseguire le indicazioni fornite dalle Bande in ritardo, per esempio sulla candela successiva a quella del segnale.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Quali segnali fornisce</h2>
<p style="text-align: justify;"><strong>La distanza tra le bande superiore e inferiore è la misura della volatilità</strong>, che quindi tende a crescere e a diminuire continuamente. <strong>Il rapporto tra linea del prezzo e bande determina l’indicazione della tendenza</strong>, ovvero se vi siano probabilità di cambiamento di trend.<br />
Immaginando di osservare l’andamento del prezzo di un titolo sul grafico su cui sono state applicate le <strong>Bande di Bollinger</strong>, si avrà un <strong>segnale di acquisto quando il prezzo perfora la banda inferiore e immediatamente ritorna all’interno delle Bande</strong> stesse, mentre al contrario si avrà <strong>un’indicazione al ribasso quando il prezzo supererà la banda superiore per poi ritracciare e rientrare nelle Bande</strong>. Le due Bande, quindi, vengono in pratica utilizzate come supporto e resistenza dinamiche. L’integrazione con altri indicatori si rende necessaria perché le Bande segnalano il momento di inversione, ma non danno indicazioni certe relativamente alla continuazione della tendenza in atto. E se questa non si consolida si ha un falso segnale di non facile interpretazione. Le Bande vengono utilizzate soprattutto nell’analisi di fasi laterali o di breve periodo e, ovviamente, per l’analisi della volatilità come fattore importante nella preparazione di significative evoluzioni di trend.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Figli delle bande di Bollinger</h2>
<p style="text-align: justify;">Le Bande di Bollinger sono state utilizzate per lo sviluppo di altri indicatore “figli”. Ad esempio, il <strong>Bollinger Bandwidth</strong>, che ne misura l’ampiezza di banda. Cosa significa e, soprattutto, che informazioni fornisce?<br />
Partendo da quest’ultima domanda, il BB <strong>fornisce una misura relativa della volatilità e consente di quindi confrontare titoli con volatilità differente</strong>. È calcolato con una formula molto semplice: valore della banda superiore meno il valore della banda inferiore il tutto diviso per il valore della linea mediana (cioè la media mobile utilizzata). Confrontando il suo valore con l’andamento passato, fornisce indicazioni importanti sui momenti di bassa volatilità, che quindi possono essere monitorati in attesa di eventuali <em>squeeze</em> (esplosioni improvvise di volatilità) o di inversione di tendenza.<br />
Un altro indicatore legato alle Bande è il <strong>%B</strong>, <strong>il cui risultato è la posizione del prezzo rispetto alle Bande stesse</strong>. La sua formula è prezzo del titolo meno il valore della banda inferiore, il tutto diviso per la differenza tra banda superiore e banda inferiore. Questo <strong>indicatore</strong> è <strong>utilizzato soprattutto per l’automatizzazione delle attività di elaborazione dei dati</strong>, ad esempio nei <a href="https://magazine.webank.it/trading/trading-automatizzato-e-trading-system/">trading system</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>di Andrea Fiorini</em></p>
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		<title>Indicatore RSI: quali segnali operativi offre al trader?</title>
		<link>https://magazine.webank.it/trading/indicatore-rsi-quali-segnali-operativi-offre-al-trader/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Webank]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Sep 2018 17:47:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Trading]]></category>
		<category><![CDATA[indicatore]]></category>
		<category><![CDATA[oscillatore]]></category>
		<category><![CDATA[trading]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In tema di indicatori e oscillatori, con medie mobili e MACD, l’RSI è uno degli strumenti più utilizzati dai trader per ottenere segnali di modifica della tendenza (trend) di un prezzo su un grafico, sia di un singolo strumento finanziario sia di un paniere (indice). Cosa significa RSI L’acronimo del nome rappresenta le iniziali di &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">In tema di <strong>indicatori e oscillatori</strong>, con <a href="https://magazine.webank.it/trading/medie-mobili-e-indicatore-stocastico-nel-trading/">medie mobili </a>e MACD, l’<strong>RSI</strong> è uno degli strumenti più utilizzati dai trader per <strong>ottenere segnali di modifica della tendenza</strong> (<em>trend</em>) di un prezzo su un grafico, sia di un singolo strumento finanziario sia di un paniere (indice).</p>
<h2 style="text-align: justify;"><strong>Cosa significa RSI</strong></h2>
<p style="text-align: justify;">L’acronimo del nome rappresenta le iniziali di <strong>Relative Strenght Index</strong>, cioè <strong>“indice di forza relativa”</strong>, anche se il nome è fuorviante in quanto non confronta due o più grandezze come il termine “relativa” sembrerebbe indicare.</p>
<p style="text-align: justify;">Il senso dell’RSI è che il prezzo sarà ben supportato dal <a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/mercato/">mercato</a> se le sedute precedenti al rialzo saranno state maggiori di quelle al ribasso e, viceversa, il mercato se ne allontanerà se le sedute precedenti al ribasso saranno state invece maggiori.</p>
<h2 style="text-align: justify;"><strong>Com’è nato l’indicatore RSI e come calcolare il Momentum</strong></h2>
<p style="text-align: justify;">L’RSI è stato sviluppato nel 1978 da <strong>John W. Wilder</strong> per rendere più efficiente un tipo di indicatore, il <strong>Momentum</strong>, che misura la variazione del prezzo rispetto ai livelli di chiusura precedenti ma che non è sempre del tutto efficiente.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>calcolo del Momentum</strong> è abbastanza semplice: M = P &#8211; Px, in cui P è il prezzo di chiusura dell’ultima seduta considerata e Px il prezzo di chiusura di x sedute precedente l’ultima seduta considerata (solitamente si usa x=10 o 14).</p>
<p style="text-align: justify;">Pur trattandosi di un oscillatore, <strong>il Momentum può oscillare tra più e meno infinito</strong>, quindi non è facilissimo interpretarne il movimento e in caso di movimenti improvvisi del mercato può generare falsi segnali; tuttavia può essere molto utile in quanto si muove in anticipo rispetto al prezzo del titolo considerato fornendo indicazioni sulla nuova direzione del trend.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Wilder ha quindi modificato la formula</strong> e introdotto una banda di oscillazione compresa tra 0 e 100, fornendo così parametri oggettivi con cui confrontare l’andamento della tendenza e i segnali forniti dall&#8217;oscillatore nel passato.</p>
<h2 style="text-align: justify;"><strong>La formula dell’RSI e la sua interpretazione</strong></h2>
<p style="text-align: justify;"><strong>La formula dell’RSI</strong> è la seguente: RSI=100-{100/[1+(Mu/Md)]}, in cui Mu è la media delle differenze dei prezzi di chiusura al rialzo dei precedenti X giorni e Md è la media delle differenze dei prezzi di chiusura al ribasso dei precedenti X giorni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quali segnali fornisce quindi questo oscillatore? </strong>Muovendosi tra 0 e 100, questi due parametri vengono considerati estremi, mentre usualmente oltre 70 si ha un’indicazione di <strong>ipercomprato</strong> (il mercato acquista il titolo, scommettendo su un suo andamento rialzista) e al di sotto di 30 un’indicazione di <strong>ipervenduto</strong> (il mercato si libera del titolo ipotizzano un’ulteriore discesa).</p>
<p style="text-align: justify;">Nel caso in cui, quindi, l’RSI scenda sotto 30, è possibile sia vendere, sia operare <a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/short-selling/">short</a> (vendendo e ricomprando a prezzi più bassi), sia infine operare al rialzo su eventuali ritracciamenti oltre zona 30.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, come in altri strumenti simili, indicazioni importanti le segnalano i <strong>movimenti divergenti</strong> rispetto all’andamento del prezzo del titolo esaminato (divergenze). Nel momento in cui l’RSI si muove al rialzo rispetto a un prezzo che scende (divergenza rialzista) o al ribasso rispetto a un prezzo che sale (divergenza ribassista), a seconda della sua posizione rispetto ai parametri 0 e 100 potrà fornire un’indicazione importante di imminente modifica della tendenza, che può essere sfruttata inserendo ordine, take profit e stop loss a livelli congrui con il movimento, la propria strategia e il proprio profilo di rischio.</p>
<h2 style="text-align: justify;"><strong>Segnali operativi e falsi segnali</strong></h2>
<p style="text-align: justify;">Indicatori e oscillatori come l’RSI sono poi molto legati a determinate fasi di mercato. Ciò significa che forniscono indicazioni statisticamente attendibili quando vengono applicati nelle fasi di mercato per cui sono stati pensati; viceversa, in momenti o fasi differenti <strong>possono generare falsi segnali</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">La stessa incertezza nei segnali può avvenire riducendo il periodo preso in considerazione: al di sotto dei 10 giorni le variazioni registrate iniziano a essere numerose e i falsi segnali si moltiplicano, mentre estendendo troppo il periodo di analisi i segnali utili generati si riducono.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo proposito, alcuni trader esperti come <strong>Gabriele Bellelli</strong>, suggeriscono un approccio all’RSI “a due periodi”, riducendo il parametro a 2 o a 5 e restringendo l’ampiezza delle aree di oscillazioni (ipervenduto solo tra 0 e 20, ipercomprato solo tra 80 e 100), in modo da avere un numero maggiore e più frequente di segnali operativi ma limitando i falsi segnali della fascia intermedia. A questo tipo di approccio può essere affiancata poi un’altra media mobile o un filtro dei candelstick pattern.</p>
<p style="text-align: justify;">Il libro originale di John W. Wilders in cui ha presentato questo oscillatore è “<em>New Concepts in Technical Trading System”,</em> che è possibile reperire sulle più importanti librerie online, solo in inglese, al costo di circa 80 euro.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>di Andrea Fiorini</em></p>
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		<title>Il trading algoritmico: definizione, vantaggi e svantaggi</title>
		<link>https://magazine.webank.it/trading/trading-algoritmico-definizione-vantaggi-svantaggi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Webank]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Aug 2018 17:51:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Trading]]></category>
		<category><![CDATA[formazione trading]]></category>
		<category><![CDATA[trading]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’illusione di ogni trader è quella di operare sui mercati senza sforzo e con qualche “magico” sistema che gli consenta di guadagnare rapidamente. Di pura illusione si tratta, appunto, e una parte della responsabilità nel crearla forse ha avuto anche il trading algoritmico o, meglio, la fama e gli stereotipi che circondano questa modalità di &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’illusione di ogni <a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/trader/">trader</a> è quella di operare sui mercati senza sforzo e con qualche “magico” sistema che gli consenta di guadagnare rapidamente. Di pura illusione si tratta, appunto, e una parte della responsabilità nel crearla forse ha avuto anche il <strong>trading algoritmico</strong> o, meglio, la fama e gli stereotipi che circondano questa modalità di approccio ai mercati.</p>
<h2>Trading algoritmico: definizione</h2>
<p>L’aggettivo “algoritmico” indica un procedimento (matematico, ma non solo) col quale è possibile arrivare a un risultato attraverso una serie definita di passaggi logici.</p>
<p>Nel caso del <a href="https://www.webank.it/webankpub/wbresp/trading.do">trading online</a>, <strong>algoritmico definisce la creazione di processi informatici che consentono l’identificazione di livelli di prezzo a cui negoziare strumenti finanziari</strong>, processi che si basano sui principi e sugli strumenti dell’<a href="https://magazine.webank.it/trading/analisi-tecnica-trading/">analisi tecnica</a>, tra cui <a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/indicatore/">indicatori</a> e <a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/oscillatore/">oscillatori</a>.</p>
<p>Ovviamente ciò può avvenire in quanto il sistema acquisisce e rielabora i <a href="https://magazine.webank.it/trading/dati-di-borsa-un-pilastro-del-trading-online/">dati di borsa</a> in tempo reale. Bisogna però distinguere due importanti settori di applicazione del trading algoritmico: quello degli <strong>intermediari finanziari</strong> e quello dei <strong>trader</strong> (clienti degli intermediari).</p>
<h2>Due settori di applicazione del trading algoritmico: intermediari finanziari e trader</h2>
<p>Gli intermediari finanziari, attraverso i propri sistemi automatizzati, operano con intensità più o meno elevata movimentando grosse masse di capitali, avendo quindi la capacità di influenzare l’andamento dei mercati.</p>
<p>Quando l’operatività automatizzata è molto intensa, si parla di <strong>“negoziazione ad alta frequenza”</strong> (Hi-frequency trading o HFD); l’utilizzo esasperato dell’HFD ha portato molte autorità di vigilanza in tutto il mondo a regolamentare questa attività in modo più severo. Non ultima l’<a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/unione-europea/">UE</a> attraverso l’aggiornamento della direttiva sui mercati finanziari (MIFID), con l’introduzione, dal 1° gennaio 2018, della <a href="https://magazine.webank.it/trading/trading-venue-mifid-ii-mercati-normativa-europea/">MIFID II</a> e del regolamento MIFIR.</p>
<p><strong>Il trading algoritmico degli investitori privati (trader)</strong>, non è invece soggetto a una specifica regolamentazione. Per i trader, il trading algoritmico è quindi un tipo di operatività alternativo al trading discrezionale (cioè basato sulle scelte soggettive del trader, sulla sua competenza ed esperienza), ma le due modalità possono integrarsi nella pratica, ove il primo può fungere da supporto al secondo.</p>
<h2>Il trading algoritmico secondo la MIFID II</h2>
<p>La <strong>MIFID II</strong> definisce la negoziazione algoritmica come “<em>la negoziazione di strumenti finanziari in cui un algoritmo informatizzato determina automaticamente i parametri individuali degli ordini, come ad esempio l’avvio dell’ordine, la relativa tempistica, il prezzo, la quantità o le modalità di gestione dell’ordine dopo l’invio, con intervento umano minimo o assente, ad esclusione dei sistemi utilizzati unicamente per trasmettere ordini a una o più sedi di negoziazione, per trattare ordini che non comportano la determinazione di parametri di negoziazione, per confermare ordini o per eseguire il regolamento delle operazioni”</em>. Inoltre, sempre la MIFID II prevede che i mercati siano dotati di “sistemi, meccanismi e procedure efficaci” per monitorare gli ordini generati da sistemi algoritmici e gestirli in caso di anomalie.</p>
<h2>Il trading algoritmico per i trader</h2>
<p>Per i trader, il trading algoritmico si concretizza per o più sotto forma di <a href="https://magazine.webank.it/trading/trading-automatizzato-e-trading-system/"><strong>trading system</strong></a>, ovvero di <em>script</em> (documenti scritti in specifici linguaggi di programmazione) che le piattaforme operative, come la <a href="https://www.webank.it/webankpub/wbresp/prova_piattaforma_t3.do">piattaforma T3 di Webank</a>, sono in grado di interpretare ed eseguire al verificarsi delle condizioni inserite. Solitamente le piattaforme evolute hanno al proprio interno un sottoprogramma che consente lo sviluppo in proprio di trading system, ma è anche possibile <strong>importare trading system di terzi</strong>.</p>
<h2>Vantaggi e svantaggi del trading algoritmico</h2>
<p><strong>Il trading algoritmico non assicura guadagni certi</strong>. I sistemi, infatti, non sono in grado di correggere gli errori di programmazione o di adeguarsi a fasi di mercato improvvise e completamente diverse da quelle per cui sono stati realizzati. In futuro potrebbero essere dotati di intelligenza artificiale, ma ciò che accade ora è che i sistemi automatizzati devono essere costantemente sorvegliati e aggiornati per verificarne il corretto funzionamento. E ciò può essere fatto solo da chi ha una buona conoscenza del loro “cuore”, cioè del linguaggio di programmazione in cui sono scritti (es. Easylanguage, MQL) e delle condizioni con cui sono stati impostati.</p>
<p>Tra i <strong>punti di forza</strong> dell’utilizzo <strong>del trading algoritmico</strong> c’è la possibilità di eliminare lo stress da negoziazione dovuto all’attività di attento monitoraggio delle situazioni di mercato e degli ordini, e questo perché il trading system elimina l’approccio emotivo/soggettivo al mercato sostituendolo con regole ferree. Tuttavia, non si deve pensare che l’utilizzo della negoziazione algoritmica non abbia alcun impatto psicologico su chi lo applica.</p>
<p>Se il sistema è sviluppato in proprio, vi può essere un periodo di ansia dovuto allo sviluppo e all’incertezza circa la sua reale efficacia, seguito da un periodo di <strong>back test</strong> (applicazione su dati di borsa di periodi del passato) che darà sì indicazioni sul trading system, ma che non potranno essere considerate definitive visto che non si tratta ancora di applicazione su dati in tempo reale.</p>
<p>L’utilizzo di sistemi di trading automatizzato di altri può eliminare questa fase, ma aggiungerà la diffidenza verso sistemi di cui non si conosce il “cuore” reale. Il “varo della nave” nel mare del mercato, poi, porterà a fasi altalenanti di conferma e smentita dei risultati attesi, con l’incertezza sulla necessità e la modalità di modifica del trading system stesso.</p>
<p>Infine, la presa di coscienza di quella che viene chiamata la “decadenza” del trading system, ovvero la progressiva riduzione della sua efficacia, è un processo psicologico non facile da affrontare, poiché significa rendersi conto di aver lavorato tanto per poco o per niente.</p>
<h2>In conclusione</h2>
<p>Il <strong>trading online</strong>, quindi, che sia <a href="https://magazine.webank.it/trading/trading-discrezionale-o-automatizzato-quale-scegliere/"><strong>trading discrezionale</strong> </a>o<strong> algoritmico</strong>, deve essere comunque supportato non solo da competenza e conoscenza dei meccanismi di funzionamento di mercati, strumenti e piattaforme, ma anche da un approccio psicologico tanto solido quanto umile ed elastico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>di Andrea Fiorini</em></p>
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		<title>Trading discrezionale o automatizzato: quale strada scegliere?</title>
		<link>https://magazine.webank.it/trading/trading-discrezionale-o-automatizzato-quale-scegliere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Webank]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Aug 2018 17:45:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Trading]]></category>
		<category><![CDATA[formazione trading]]></category>
		<category><![CDATA[trading]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La tecnologia offre innumerevoli modi di investire sui mercati finanziari, ma per i trader le possibilità sono sostanzialmente due: il trading discrezionale e il trading automatizzato. Che è un po’ come riproporre il secolare confronto tra uomo e macchina, tra l’intelligenza e l’adattabilità dell’homo sapiens, da una parte, e l’inesorabilità e l’enorme capacità di elaborazione &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La tecnologia offre innumerevoli modi di investire sui mercati finanziari, ma per i trader le possibilità sono sostanzialmente due: il <strong>trading discrezionale</strong> e il <a href="https://magazine.webank.it/trading/trading-automatizzato-e-trading-system/"><strong>trading automatizzato</strong></a>. Che è un po’ come riproporre il secolare confronto tra uomo e macchina, tra l’intelligenza e l’adattabilità dell’homo sapiens, da una parte, e l’inesorabilità e l’enorme capacità di elaborazione degli strumenti digitali.</p>
<p>Se infatti il trading automatizzato si configura quasi come una “gestione del risparmio” (quando non lo è effettivamente) da parte di specifici <a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/software/">software</a>, il trading discrezionale è a tutti gli effetti ciò che comunemente si intende per <strong><a href="https://www.webank.it/webankpub/wbresp/trading.do">trading online</a></strong>, cioè l’applicazione di strategie e tattiche finanziarie operative sulla base di analisi, percezioni ed esperienze personali del <a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/trader/">trader</a>. Non si pensi che uno dei due approcci sia in assoluto migliore dell’altro.</p>
<h2><strong>Trading discrezionale e automatizzato: uomo VS macchina</strong></h2>
<p>Il <strong>trading discrezionale</strong> si basa solitamente su un’esperienza acquisita sul campo, partendo dallo studio accurato dell’<a href="https://magazine.webank.it/trading/analisi-tecnica-trading/">analisi tecnica</a> (con particolare riferimento agli <a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/indicatore/">indicatori</a>) e dei meccanismi di funzionamento dei mercati e degli <a href="https://magazine.webank.it/trading/strumenti-finanziari-per-trader/">strumenti finanziari</a>, attraverso molteplici fasi di mercato (e quindi con strategie adattative sempre diverse) per arrivare a quella che i trader di lungo corso definiscono “sensibilità del mercato”.</p>
<p>Questo tipo di approccio ai mercati ha in sé un elemento che è allo stesso tempo un punto di forza e di estrema debolezza: la <strong>psicologia</strong>. Il trading discrezionale, infatti, proprio perché punta tutto sulle capacità-competenze-qualità personali del trader, ne sfrutta fino in fondo le caratteristiche umane di adattabilità e comprensione dei processi in grado di andare oltre la mera analisi numerico-funzionale, ma è preda allo stesso tempo di euforie, depressioni, errori di valutazione, sottovalutazione dei rischi e così via.</p>
<p>Al contrario, lo strumento principe dei trader che prediligono il trading automatizzato, cioè il <strong>trading system</strong>, può essere applicato con la sicurezza che le condizioni in esso inserite verranno eseguite senza alcuna esitazione nel modo in cui sono state concepite. A sua volta, questo è un punto di forza (l’assenza dell’influenza negativa degli sbalzi d’umore del trader) ma ne è anche il punto di debolezza, per l’incapacità del trading system di adattarsi a fasi di mercato differenti da quelle previste per esso dal suo creatore. <strong>I sistemi automatizzati devono essere quindi sempre attentamente monitorati </strong>e ad essi va fatta una costante manutenzione.</p>
<h2><strong>Illusioni ed efficacia del trading discrezionale</strong></h2>
<p>Tra le criticità del trading discrezionale c’è, per esempio, la cosiddetta <strong>“illusione ottica”</strong>, così come definita dal trader italiano <strong>Stefano Fanton</strong>, ovvero l’identificazione sul grafico di opportunità che spesso si rivelano inesistenti e delle quali, quando ci sono, il trader tende a vedere i vantaggi trascurandone i rischi.</p>
<p>Tuttavia un trader ben preparato può operare efficacemente <a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/long/">long</a> (al rialzo) come <a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/short-selling/">short</a> (al ribasso), in fase laterale (con i grafici piatti) come in presenza di forte <a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/volatilita/">volatilità</a>, perché potrà sostituire o aggiornare gli indicatori utilizzati, il timing, il tipo di strumento su cui operare, i volumi impiegati e la frequenza operativa con grande rapidità, adattandosi alla situazione e fermandosi quando necessario anche per lunghi periodi.</p>
<p>Un’adattabilità che la stragrande maggioranza dei trading system ancora non possiede, per quanto gli sviluppi delle reti neurali, dell’intelligenza artificiale, dei computer quantici, del robo-advisoring e di una crescente, immensa, capacità elaborativa potrebbero cambiare le cose in brevissimo tempo.</p>
<h2><strong>La strada migliore verso il trading </strong></h2>
<p>Il trading discrezionale, quindi, è il <strong>trading soggettivo, individuale</strong> e, generalmente, <strong>il primo livello che affrontano i trader neofiti</strong>. Ma è la strada migliore per il trading?</p>
<p>Il fatto che nel settore degli <a href="https://www.webank.it/webankpub/wbresp/t1/investimenti.do">investimenti finanziari</a> si trovino spesso dei bivi determinanti con percorsi fortemente divergenti e senza che nessuno di essi sia definibile oggettivamente il migliore in assoluto, fa venire in mente una battuta del comico Claudio Bisio di alcuni anni fa: “Quando vedi un bivio, imboccalo”.</p>
<p>Come nella scelta tra analisi tecnica e <a href="https://magazine.webank.it/trading/analisi-fondamentale-nel-trading/">analisi fondamentale</a>, la scelta giusta è quella di scegliere entrambi gli elementi, cioè studiarli, conoscerli e imparare a comprendere vantaggi e svantaggi, per arrivare ad usare di entrambi ciò che si rivela più efficace nell’incontro diretto con i mercati. Quindi <strong>il trading discrezionale può aiutare a comprendere come vengono costruiti i sistemi automatizzati</strong>, mentre questi ultimi possono essere utili strumenti per integrare le proprie strategie.</p>
<p>Va infine considerato che il trading discrezionale ha un impatto non trascurabile a livello di stress emotivo, perché costringe a seguire i mercati personalmente e con frequenza, oltre a impegnare molto più tempo spesso anche di sera o di notte, senza contare la necessità di aggiornarsi e studiare costantemente tecniche, informazioni e notizie.</p>
<h2><strong>Discrezione e direzione</strong></h2>
<p>Un punto di avvicinamento tra trading discrezionale e trading automatizzato può essere considerato il <strong>trading non direzionale</strong>, che, non a caso, è un tipo di tecnica spesso presa in considerazione anche per lo sviluppo dei trading system.</p>
<p>In questo caso si ipotizza che l’andamento dei mercati, visualizzato sui grafici, sia a grandi linee ciclico e che quindi in determinate condizioni i prezzi transitino da certi livelli per poi ritornarci attraverso diverse fasi più o meno prevedibili. Se così è (ma non tutti gli analisti concordano su questo punto), ciò significa che è possibile ipotizzare livelli precisi a cui inserire <a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/stop-loss/">stop loss</a> o <a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/take-profit/">take profit</a> indipendentemente dal percorso che il grafico seguirà tra l’ingresso e l’uscita.</p>
<p><strong>Dov’è il punto di incontro tra discrezione e automatizzazione?</strong> Nel fatto che si tratta di una strategia da seguire “freddamente”, liberandosi dalle emozioni, per evitare che nelle fasi di ribasso o di forte volatilità si venga colti dalla tentazione di modificare la strategia e proprio nel momento peggiore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>di Andrea Fiorini</em></p>
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		<title>Cosa sono i derivati e quali tipologie esistono</title>
		<link>https://magazine.webank.it/trading/cosa-sono-i-derivati-e-quali-tipologie-esistono/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Webank]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jul 2018 07:59:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Trading]]></category>
		<category><![CDATA[formazione trading]]></category>
		<category><![CDATA[trading]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo aver affrontato in questa rubrica alcuni tra gli strumenti finanziari più utilizzati in Italia dai trader privati (certificati, opzioni e cosa sono i future), continuiamo approfondendo le caratteristiche della grande famiglia dei derivati, cercando di rispondere ai frequenti quesiti che gli investitori formulano su di essi: Cosa sono i derivati? Su quali mercati sono &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo aver affrontato in questa rubrica alcuni tra gli strumenti finanziari più utilizzati in Italia dai trader privati (certificati, opzioni e <a href="https://magazine.webank.it/trading/cosa-sono-i-future/">cosa sono i future</a>), continuiamo approfondendo le caratteristiche della grande famiglia dei <strong>derivati</strong>, cercando di rispondere ai frequenti quesiti che gli investitori formulano su di essi:</p>
<ul>
<li><strong>Cosa sono i derivati?</strong></li>
<li><strong>Su quali mercati sono quotati?</strong></li>
<li><strong>A cosa servono?</strong></li>
</ul>
<h2><strong>La definizione: cosa sono i derivati</strong></h2>
<p>Partiamo dalla definizione di base: <strong>derivati</strong> è un modo sintetico per indicare gli <strong>strumenti finanziari derivati</strong>, ovvero strumenti d’investimento che derivano da altri beni o servizi, detti <a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/sottostante/">sottostanti</a>. Il vantaggio di questo tipo apparentemente complesso di strumenti è che possiamo investire in un’amplissima gamma di beni e servizi <strong>senza in realtà farci carico della reale gestione dei <a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/bene/">beni</a> </strong>o dei servizi negoziati.</p>
<p>Per esempio, possiamo comprare o vendere acciaio, pancetta di maiale, <a href="https://magazine.webank.it/investimenti/cosa-sono-le-azioni/">azioni</a>, soia o petrolio senza per questo doverli stoccare nei nostri magazzini, con tutti costi e il fastidio che questo comporterebbe. Questo perché, in realtà, quando si negozia un derivato si negozia solo un “pezzo di carta” (virtuale), <strong>cioè un contratto o un titolo che fa riferimento a quel sottostante</strong>.</p>
<h2><strong>La nascita dei derivati</strong></h2>
<p>Comprendere il motivo di questa complicazione è facile, se si pensa al motivo per cui sono stati ideati. Le industrie per la trasformazione delle materie prime, soprattutto alimentari, possono acquistare dai allevatori e agricoltori ciò che serve loro (per esempio, la Buitoni compra un milione di tonnellate di grano all’anno per produrre la pasta) ancora prima dei raccolti o della macellazione; in questo modo entrambe le parti stilano un contratto in cui indicano quantità, prezzo alla consegna e data di consegna, <strong>cautelandosi da eventuali fluttuazioni di prezzo</strong>.</p>
<p>Però può succedere che una delle due parti cambi idea o strategia, e che quindi desideri liberarsi da un contratto diventato potenzialmente oneroso. Ecco quindi che ha la possibilità di andare su un mercato a cercare qualcuno che rilevi il contratto e lo onori al suo posto.</p>
<p>Nati quindi per supportare le attività dell’economia reale, <strong>i derivati sono diventati</strong>, passo dopo passo, <strong>gli strumenti principi della speculazione finanziaria</strong>, ovvero della ricerca del guadagno basato sulla variazione dei prezzi dei derivati stessi.</p>
<h2><strong>Le tipologie di derivati</strong></h2>
<p>Sulla base di un prototipo comune, <strong>i derivati si sono poi evoluti in diverse tipologie</strong>, a seconda delle necessità delle parti in causa. Poiché tutti i contratti e i titoli derivati hanno una scadenza e delle condizioni di vario genere, vi sono derivati che contengono l’obbligo di rispettare le condizioni (<a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/future/">future</a>) e altri che offrono la possibilità o meno di farlo (<a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/opzioni/">opzioni</a>), alcuni che sono contratti (ancora i future) e altri titoli emessi dalle banche (<a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/covered-warrant/">covered warrant</a>, certificati), la maggior parte che sono quotati in mercati regolamentati, altri che invece sono negoziati fuori mercato, cioè OTC o over-the-counter (<a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/cfd-contratto-per-differenza/">CFD</a>). Ovviamente ve ne sono molti altri, ma per lo più sono utilizzati da investitori istituzionali per gestire grandi masse di capitali (<a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/swap/">swap</a>, unwinding, etc.).</p>
<h2><strong>Trading con i derivati</strong></h2>
<p><strong>Fare trading con i derivati</strong> è un’attività complessa, perché presuppone la conoscenza, non solo dei meccanismi di funzionamento dei mercati e dell’<a href="https://magazine.webank.it/trading/analisi-tecnica-trading/">analisi tecnica</a> o <a href="https://magazine.webank.it/trading/analisi-fondamentale-nel-trading/">fondamentale</a>, ma perché l’andamento del prezzo gli strumenti stessi è influenzato da diverse variabili complesse e da gestire che agiscono in modo combinato.</p>
<p>Per fare un esempio, un future sull’acciaio o sul grano sarà influenzato non solo dalle dinamiche del mercato è cui è quotato, ma anche del mercato stesso del sottostante (es. sul mercato dell’acciaio impattano le vendite a basso prezzo dei produttori cinesi, sul grano la stagionalità, le piogge e quindi la qualità e la quantità dei raccolti nelle varie parti del mondo).</p>
<p>Per la grande difficoltà che un’analisi previsionale di tutti questi temi (tra cui citiamo anche le correlazioni tra mercati diversi, la <a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/volatilita/">volatilità</a>, volumi e <a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/liquidita/">liquidità</a>, il tempo restante alla scadenza, eventuali tappe intermedie come nel caso dei certificati, etc.) <strong>molti trader preferiscono basarsi soltanto sull’analisi tecnica </strong>e sull’uso di <a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/indicatore/">indicatori</a> e <a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/oscillatore/">oscillatori</a> standard o sviluppati sulla base della propria esperienza. Ciò in quanto gli analisti sostengono che il prezzo di uno strumento finanziario quotato incorpora già tutte le possibili variabili.</p>
<p>I meno favorevoli a questa teoria la integrano con l’analisi fondamentale, ovvero con lo studio della correlazione tra prezzi di borsa e dati di bilancio delle aziende i cui titoli possono essere sottostanti di derivati (future sugli indici e sulle azioni, opzioni su azioni, etc.).</p>
<h2><strong>I mercati dei contratti derivati: l’IDEM e gli altri</strong></h2>
<p>In Italia il principale mercato regolamentato dei contratti derivati è l’<a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/idem/">IDEM</a>, mentre il <a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/sedex/">Sedex</a> è il mercato (MTF, cioè multilateral trading facility) dei titoli derivati cartolarizzati.</p>
<p>L’<strong>IDEM </strong>è reso disponibile da circa 20 broker autorizzati da <a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/consob/">Consob</a> a operare in Italia, tra cui <strong>Webank</strong>; su questo mercato è quotato uno degli strumenti più utilizzati dai trader del nostro Paese che è il <strong>FIB</strong>, ovvero il future sull’<a href="https://magazine.webank.it/investimenti/indici-azionari-italiani-ftse-mib/">indice del mercato azionario italiano FTSE MIB</a>, oltre a opzioni su azioni e future su azioni.</p>
<p><strong>Il FIB è negoziabile sia nella sua versione “normale” che nella versione “mini”</strong>. Cosa vuol dire? Che i derivati possono essere negoziati soltanto per lotti minimi di sottostante, cioè per un numero definito di azioni, obbligazioni, contratti di altri derivati, etc. il che rende la loro compravendita finanziariamente onerosa. A differenza di quanto avviene per esempio per le azioni che possono essere negoziate anche per singole unità.</p>
<p>In Europa importanti mercati di derivati sono, tra gli altri, l’<a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/eurex/">Eurex</a>, l’SWX e lo <a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/xetra/">Xetra</a> tedesco, mentre negli USA i punti di riferimento sono il <a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/cme/">CME</a> e il <a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/cbot/">CBOT</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>di <a href="https://magazine.webank.it/esperti/andrea-fiorini/">Andrea Fiorini</a></em></p>
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		<title>Trading con certificati</title>
		<link>https://magazine.webank.it/trading/trading-con-certificati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Webank]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Jun 2018 14:36:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Trading]]></category>
		<category><![CDATA[trading]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La MIFID II recentemente entrata in vigore obbliga gli emittenti a dotare i prodotti finanziari emessi di un KID o key information document, cioè il documento delle informazioni fondamentali, che deve indicarne il livello di rischio. Quest’ultimo deve essere compreso in una scala da 1 (basso rischio) a 7 (massimo rischio). A questa novità sono &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La <a href="https://magazine.webank.it/trading/trading-venue-mifid-ii-mercati-normativa-europea/"><strong>MIFID II</strong> recentemente entrata in vigore</a> obbliga gli emittenti a dotare i prodotti finanziari emessi di un KID o <em>key information document</em>, cioè il documento delle informazioni fondamentali, che deve indicarne il <strong>livello di rischio</strong>. Quest’ultimo deve essere compreso in una scala da 1 (basso rischio) a 7 (massimo rischio).</p>
<p><strong>A questa novità sono ovviamente soggetti anche i</strong> <strong>certificati</strong>, altrimenti noti come <em>certificates</em>, che nella scala suindicata sono solitamente caratterizzati dai gradi 3, 5 o 7. Ma di cosa si tratta esattamente? E perché hanno gradi di rischio così diversi tra loro?</p>
<h2><strong>Cosa sono i certificati o certificates e chi può emetterli </strong></h2>
<p>I <strong>certificati</strong> sono strumenti finanziari che in Italia vengono quotati sul <a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/sedex/">Sedex</a> (Securitized Derivatives Exchange), circuito che recentemente si è trasformato da mercato regolamentato in <strong>MTF</strong>. Pur trattandosi di <a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/derivato/">derivati</a>, infatti, i certificati, come i <a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/covered-warrant/">covered warrant</a>, non sono “contratti” come i <a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/future/">future</a> o le <a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/opzioni/">opzioni</a>, ma sono “titoli”, in particolare <strong>titoli di debito cartolarizzati</strong>, quindi non sono quotati all’<a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/idem/">IDEM</a>.</p>
<p>Questa loro natura li rende soggetti a norme specifiche ma, soprattutto, ne fa <strong>strumenti che possono essere emessi esclusivamente dalle banche</strong>, che si rendono <a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/garante/">garanti</a> del pagamento degli importi e dei flussi previsti dal prospetto informativo.</p>
<p>In quanto derivati, il loro valore dipende da uno o più <a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/sottostante/">sottostanti</a>, poiché <strong>si tratta generalmente di una combinazione di opzioni</strong>. Queste possono essere standard (<em>plain vanilla</em>), oppure <em>esotiche</em>, ovvero caratterizzate da più clausole specifiche ed inusuali. Possono essere inoltre indicati come certificati d’investimento (<em>investment certificate</em>) o certificati a leva (<em>leverage certificate</em>).</p>
<p>La loro natura di derivati “componibili” rende i certificati adatti a <strong>diverse strategie di </strong><a href="https://www.webank.it/webankpub/wbresp/trading.do">trading</a> e a<strong> differenti obiettivi d’investimento</strong>.</p>
<p>Le macro-categorie in cui si suddividono sono quattro:</p>
<ol>
<li><strong>certificati a capitale protetto</strong> (se tenuti fino a scadenza l’emittente rimborserà sicuramente l’intero capitale investito, mentre gli eventuali interessi dipenderanno dall’andamento del titolo rispetto alle clausole previste);</li>
<li><strong>certificati a capitale condizionatamente protetto</strong> (rispetto ai primi garantiscono soltanto una parte del capitale investito, solitamente a fronte di potenzialità – e quindi anche rischi – maggiori);</li>
<li><strong>certificati a capitale non protetto</strong> (possono replicare l’andamento del sottostante in modo pedissequo o proporzionale, non vi sono garanzie sul capitale investito);</li>
<li><strong>certificati a leva</strong> (replicano l’andamento del sottostante secondo un moltiplicatore indicato, che può essere fisso o dinamico).</li>
</ol>
<h2><strong>Le varianti dei certificati </strong></h2>
<p>Oltre alle quattro tipologie sopra indicate, <strong>i certificati si articolano in almeno 14 varianti di base</strong>, così come catalogate dall’<a href="http://www.acepi.it/it">ACEPI (Associazione Italiana Certificati e Prodotti di Investimento, che riunisce i principali emittenti italiani)</a>, <strong>ognuna delle quali presenta rischi e opportunità differenti</strong>, che inoltre possono essere disponibili sia in versione <em>short</em> (per puntare sul ribasso del sottostante) e <em>long</em> (per puntare al rialzo).</p>
<p><strong>Molte sottocategorie di certificati prevedono una “barriera”</strong>, ovvero un livello di prezzo che, se raggiunto, fa scattare la perdita della protezione totale o parziale sul capitale. Per esempio, i certificati a capitale condizionatamente protetto prevedono il rimborso parziale del capitale se non si raggiunge una determinata barriera nel periodo considerato. Anche i certificati a capitale non protetto replicano fedelmente il sottostante, ma spesso ne incrementano il movimento in modo proporzionale o attraverso dei moltiplicatori.</p>
<p>Infine, i certificati vengono proposti sul mercato con nomi commerciali diversi a seconda delle loro caratteristiche ma a che a seconda dell’emittente. Nomi commerciali sono per esempio <strong>Turbo, Double Win, Digital, Express, Butterfly, Airbag, Bonus, Cash Collect</strong> e molti altri. In ogni caso, trattandosi di strumenti complessi, per comprenderne tutte le implicazioni <strong>è fondamentale leggere sempre con attenzione le schede informative fornite dagli emittenti</strong>.</p>
<h2><strong>Rischi e vantaggi</strong></h2>
<p>Come per ogni strumento finanziario, <strong>i certificati presentano rischi d’investimento</strong>, tra cui il rischio di fallimento dell’emittente: se la banca che li ha emessi dovesse fallire, il capitale andrebbe interamente perso.</p>
<p><strong>Inoltre alcuni certificati soffrono di una scarsa <a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/liquidita/">liquidità</a> e ciò può impattare sui prezzi di negoziazione</strong>. Avendo moltissimi profili differenti (capitale protetto, non protetto etc.) è intuitivo che i rischi e i vantaggi possono variare enormemente da una tipologia all’altra. Gli elementi che impattano direttamente sui rendimenti dei certificati sono la <a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/volatilita/">volatilità</a> del sottostante (che può far aumentare il prezzo ma anche portare al rapido raggiungimento della barriera), la distanza temporale dal momento della scadenza, i <a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/dividendo/">dividendi</a> generati dal sottostante (che non vengono distribuiti ma che influenzano costi di negoziazione e andamento) e la connessione tra gli andamenti dei vari sottostanti (se il certificato incorpora opzioni su strumenti diversi).</p>
<p>Si tratta in definitiva di uno strumento di complessa costruzione e di non facile comprensione, poco trasparente ai non esperti soprattutto per quello che riguarda il suo esatto valore in ogni momento.</p>
<p>Dal punto fiscale, <strong>i guadagni sono tassati al 26% in quanto “redditi diversi di natura finanziaria”</strong> e le minusvalenze possono essere compensate con le <a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/plusvalenza/">plusvalenze</a>, oltre a essere gravati dalla <a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/tobin-tax/">tassa sui redditi finanziari (Tobin tax)</a>.</p>
<h2><strong>Un esempio: come funzionano i Turbo e i Digital </strong></h2>
<p>Tra le molte tipologie, prendiamo ad esempio i cosiddetti <strong>Turbo Long</strong> per spiegarne il funzionamento, che sono certificati per molti versi tra i più “estremi”, adatti a trader con ottica speculativa.</p>
<p>Si tratta di <strong>certificati a capitale non protetto</strong> (a rischio di perdere l’intero capitale investito), “a leva” (moltiplicano il valore del sottostante per un fattore definito, quindi variano di un’ampiezza maggiore rispetto al sottostante) e questa leva è “dinamica” ovvero si adatta alla situazione di mercato secondo regole proprie. Il Turbo ha inoltre un livello di “strike”, cioè un livello di prezzo del sottostante al di sotto del quale il certificate si estingue e il trader perde tutto.</p>
<p>Ipotizziamo un Turbo Long (che cioè moltiplica il valore del sottostante e scommette sul suo rialzo) che ha come sottostante il <a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/ftse-mib/">FTSE MIB</a> (future sull’indice azionario italiano); ammettendo che il FTSE MIB quoti a 20.000 e che il nostro Turbo abbia uno strike a 16.000 (cioè se FTSE MIB scende a questa quota perdiamo tutto), lo acquisteremo per esempio al valore di 19.000 pagandolo però 2.900 grazie all’effetto leva (il resto viene finanziato dall’emittente).</p>
<p>A questo punto, se entro il periodo previsto il sottostante toccherà i 21.000 punti, avremo realizzato una performance di 1.000 punti rispetto ai nostri 2.900 (e non quindi rispetto ai 20.000), ovvero +34,5%. Viceversa, se l’indice fosse sceso sotto i 16.000 punti avremmo perso tutto.</p>
<p>All’estremo opposto, <strong>i Digital offrono una maggiore sicurezza</strong> <strong>ma</strong>, ovviamente, <strong>rendimenti inferiori</strong>. Il meccanismo può essere questo: investo in un certificato Digital della durata di tre anni su un’azione quando questa vale 100. Ogni anno vi è uno step di valutazione: se il sottostante vale di più di quanto rilevato alla sua emissione, l’investitore riceve il bonus previsto, altrimenti nulla. A scadenza, si rientra in possesso del 100% del capitale e dell’eventuale bonus.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>di Andrea Fiorini</em></p>
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