Il trading ad alta frequenza (o hi-frequency trading)

Il trading ad alta frequenza (o hi-frequency trading) #Trading

La negoziazione telematica ad alta frequenza di strumenti finanziari, o hi-frequency trading (HFT), è una particolare modalità operativa utilizzata dagli investitori istituzionali o professionali che si è diffusa in modo massiccio sui mercati negli ultimi anni.

L’intermediario finanziario che sfrutta la modalità HFT effettua un cospicuo numero di operazioni del tipo “esegui o cancella” (EOC) che restano nel book per periodi brevissimi, dell’ordine dei millesimi o centesimi di secondo, caratterizzati da volumi estremamente grandi.

Perché (e come) fare trading ad alta frequenza

Lo scopo del trading ad alta frequenza, che spesso porta a migliaia di ordini in rapidissima successione nel corso di un’unica seduta di borsa, è quello di sfruttare minime variazione di prezzo di un titolo con capitali molto ampi, per cui anche una piccola frazione percentuale può rappresentare un guadagno significativo.

Data la velocità con cui vengono inseriti gli ordini, solitamente con l’HFT soltanto una piccola parte degli ordini stessi viene eseguita, mentre oltre il 90% può essere cancellata immediatamente.

Il trading ad alta frequenza è consentito dall’evoluzione tecnologica avvenuta negli ultimi dieci anni, che ha visto un enorme incremento delle potenzialità dell’hardware informatico in termini di capacità e velocità di elaborazione dei dati (memorie, processori, nuovi materiali conduttori, etc.) che ha portato con sé un salto generazionale anche nei sistemi operativi e nel software, con l’introduzione di nuove forme di computazione (intelligenza artificiale, reti neurali, blockchain, etc.).

La crescente diffusione di tecnologia ha fatto sì che ormai oltre il 50% di tutte le negoziazioni borsistiche mondiali sia gestita da sistemi automatizzati (utilizzati da grandi banche ed hedge fund), e che una gran parte di essi operi con modalità HFT.

I dati CONSOB sugli HFT

Secondo Consob, nel 2015 gli scambi sull’MTA (Mercato Telematico Azionario) effettuati attraverso sistemi di HFT sarebbero stati il 25,4% del totale, percentuale che nel 2016 e 2017 si sarebbe assestata sul livello record del 29%.

Sempre nel 2017, afferma Consob nell’ultima relazione annuale, il 27% del controvalore delle negoziazioni è stato effettuato da high frequency trader esteri e il 25% degli scambi totali è riferibile ai primi tre intermediari per controvalori negoziati. Inoltra questa attività sarebbe concentrata per il 37% sui primi tre titoli azionari.

Ancora più significativi i numeri sull’IDEM (mercato italiano dei derivati), su cui già nel 2014 la percentuale degli ordini ad alta frequenza era del 64,2%, passata al 68,9% nel 2015 (ultimi dati disponibili).

Il trading ad alta frequenza e lo squilibrio dei mercati

È facile intuire come un’asimmetria operativa di questo tipo – da una parte operatori di mercato che operano senza strumenti evoluti o tradizionali, dall’altra operatori HFT – porti a una alterazione delle dinamiche di negoziazione e a uno squilibrio dei mercati, visto che solo la parte tecnologicamente più avanzata può influire in modo determinante sui trend breve di titoli e indici.

I sistemi di HFT acquisiscono, elaborano e utilizzano in tempo reale tutte le informazioni provenienti dai mercati, quindi non solo prezzi, volumi, tipologia degli scambi, dei movimenti e degli ordini nel book, ma anche notizie e dati price sensitive, il tutto analizzato attraverso sofisticati algoritmi che permettono di impostare automaticamente – in pochi millisecondi, appunto – ordini in acquisto o in vendita, livelli di prezzo, quantità, stop ed altri parametri per sfruttare al meglio ogni singola situazione.

Tra le tecniche operative maggiormente utilizzate dai sistemi di HFT ci sono l’arbitraggio sulle differenze di prezzo di strumenti quotati contemporaneamente su più mercati o su strumenti e il loro sottostante finanziario, ma anche di vero e proprio condizionamento del mercato, con raffiche di ordini “trappola” che spingono gli altri operatori a seguire trend “artificiali” immediatamente sfruttati in controtendenza dell’HFT.

L’High Frequency Trading (HFT) e gli enti di vigilanza

Lo squilibrio dei mercati è stato rilevato anche dagli enti di vigilanza nazionali e dell’Unione Europea, tanto che il recente aggiornamento della direttiva sui mercati finanziari (Mifid II) ha introdotto una specifica normativa per il trading ad alta frequenza. In particolare, tutti i software per l’HFT devono ora essere registrati e prevedere una funzione che consenta alle autorità di vigilanza o al gestore del mercato di interromperne l’attività qualora si renda necessario per riportare equilibrio all’attività di negoziazione.

 

di Andrea Fiorini