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	<title>Trading Archivi | Magazine Webank</title>
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		<title>Bull Market e Bear Market: significato e strategie</title>
		<link>https://magazine.webank.it/trading/bull-market-e-bear-market-significato-e-strategie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Webank]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Jun 2019 07:02:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Trading]]></category>
		<category><![CDATA[basi trading]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Molti anni fa, il presidente di una piccola banca locale, osservando le immagini di un orso e di un toro stampate su un documento di borsa, commentò: “Ma come mai qui sopra ci sono disegnati degli animaletti?”. Il fatto che il toro e l’orso siano stati presi da sempre come simboli dell’andamento borsistico, rispettivamente positivo &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Molti anni fa, il presidente di una piccola banca locale, osservando le immagini di un orso e di un toro stampate su un documento di borsa, commentò: “Ma come mai qui sopra ci sono disegnati degli animaletti?”. Il fatto che il toro e l’orso siano stati presi da sempre come simboli dell’andamento borsistico, rispettivamente positivo e negativo, resta di fatto un mistero. In letteratura e sul web le ipotesi al riguardo si sprecano: le corna del toro sono rivolte verso l’alto, la zampa dell’orso si muove verso il basso, alla borsa di Amsterdam i negoziatori – in fase di compravendita – si esprimevano con espressioni simili a muggiti e così via. Comunque sia, “mercato toro” (in inglese <em>bull market</em>) è un’espressione che indica positività, rialzo, crescita, e in sintesi è equivalente a “mercato rialzista”; al contrario, “mercato orso” (<em>bear market</em>), significa negatività, ribasso, declino, cioè “mercato ribassista”.</p>
<h2><strong>Tori e orsi nel trading online</strong></h2>
<p>Nel <a href="https://magazine.webank.it/trading/cose-come-funziona-trading-online/">trading online</a> toro e orso indicano una tendenza di medio, lungo o lunghissimo periodo del mercato riscontrabile sui grafici, ovvero una prospettiva di salita o discesa complessiva che si può dipanare nel corso di un periodo che può variare da pochi giorni a qualche anno. Difficilmente, quindi, si useranno queste due espressioni nell’ambito dell’andamento <a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/intraday/">intraday</a> o comunque di breve o brevissimo periodo, per i quali si preferirà “andamento ribassista” o “andamento rialzista”. Ma cosa, esattamente, tende a crescere e a diminuire nel tempo?</p>
<p>&nbsp;</p>
<figure id="attachment_4138" aria-describedby="caption-attachment-4138" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-4138" src="https://magazine.webank.it/wp-content/uploads/2019/06/TREND-RIALZISTA.png" alt="Esempio di trend rialzista" width="600" height="339" srcset="https://magazine.webank.it/wp-content/uploads/2019/06/TREND-RIALZISTA.png 600w, https://magazine.webank.it/wp-content/uploads/2019/06/TREND-RIALZISTA-358x202.png 358w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption id="caption-attachment-4138" class="wp-caption-text">Esempio di trend rialzista</figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
<figure id="attachment_4139" aria-describedby="caption-attachment-4139" style="width: 604px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class=" wp-image-4139" src="https://magazine.webank.it/wp-content/uploads/2019/06/TREND-RIBASSISTA.png" alt="Esempio di trend ribassista" width="604" height="342" srcset="https://magazine.webank.it/wp-content/uploads/2019/06/TREND-RIBASSISTA.png 528w, https://magazine.webank.it/wp-content/uploads/2019/06/TREND-RIBASSISTA-357x202.png 357w" sizes="(max-width: 604px) 100vw, 604px" /><figcaption id="caption-attachment-4139" class="wp-caption-text">Esempio di trend ribassista</figcaption></figure>
<h2><strong>Prezzi, tempo e mercati</strong></h2>
<p>Singoli strumenti, panieri (indici) quotati in borsa (ma anche al di fuori dei mercati regolamentati) registrano la variazione dei prezzi in un flusso continuo che sulle piattaforme di trading online vengono visualizzati sotto forma di grafici o di <em>book</em> (lista di prezzi). Ad ogni punto del grafico corrisponde il prezzo in un dato momento. Poiché il prezzo varia in funzione della domanda e dell’offerta e del periodo considerato, il grafico ha sempre un andamento più o meno imprevedibile, ma consente di valutare la tendenza (<em>trend</em>) entro il quale è inserito.<br />
Questo significa che, anche grazie agli strumenti forniti dall’<a href="https://magazine.webank.it/trading/analisi-tecnica-trading/">analisi tecnica</a>, è possibile identificare tendenze rialziste (<em>bull market</em>) o ribassiste (<em>bear market</em>), per sfruttarle a fini speculativi.</p>
<h2><strong>Come trovare il toro e l’orso</strong></h2>
<p>Comprendere se lo strumento finanziario su cui si vuole operare si situa all’interno di un <em>bull</em> o di un <em>bear market</em> significa quindi semplicemente identificare la sua tendenza di periodo.<br />
Per identificare i trend vi sono alcuni indicatori validi con i quali, nel corso del tempo, alcuni analisti hanno costruito indicatori più complessi. Le medie mobili rientrano tra questi indicatori e misurano il valore medio del prezzo di uno strumento finanziario in un periodo predeterminato (es. gli ultimi 20 o 50 giorni), in modo da segnalare quando il prezzo esce dalla media, cioè dalla “normalità” del periodo, verso l’alto o verso il basso. Le medie mobili, poi, possono essere incorporate in indicatori come le <a href="https://magazine.webank.it/trading/trading-con-le-bande-di-bollinger/">bande di Bollinger</a>, i Canali di Donchian, il Momentum, il ROC, l’ADM, ognuno con specifiche peculiarità operative, oppure utilizzate insieme (es. a 20, 50 e 200 sedute). Ovviamente, e ciò vale per tutti gli indicatori, per utilizzarli non basta aprire il grafico e buttarli dentro sperando di avere la magica indicazione del trend, ma devono essere studiati a fondo per capire in quali condizioni di mercato funzionano o non funzionano, che probabilità statistica hanno di funzionare, su quali mercati, strumenti e periodi di tempo operano meglio e così via.</p>
<h2><strong>Operare al rialzo e al ribasso</strong></h2>
<p>Una volta identificato il trend, resta il problema di scegliere una strategia adeguata a cavalcarlo. La stragrande maggioranza dei trader tende per istinto a preferire i <em>bull trend</em>, cioè le tendenze al rialzo. Vedere il titolo che sale, psicologicamente dà una sensazione rassicurante e rientra in una tendenza che il nostro cervello riconosce come “naturale”. Tuttavia, da molti anni le <a href="https://magazine.webank.it/trading/piattaforme-trading-online-cosa-sono-quali-funzioni-offrono/">piattaforme e i sistemi di trading online</a> consentono anche di operare al ribasso, cioè quando il mercato “va male”.</p>
<p>Questa funzione (che è anche una tecnica operativa) viene definita <em>short</em> (<em>long</em> quando invece si opera al rialzo) e ha un duplice vantaggio: permette sia di restare attivi sul mercato in qualunque situazione di borsa, sia di operare contemporaneamente sui due lati del book per coprirsi da eventuali brusche inversioni di tendenza, riducendo il rischio, e ciò anche su strumenti diversi (es. azioni al rialzo e opzioni al ribasso).</p>
<h2><strong>Scendere in short</strong></h2>
<p>Lo <em>short</em> è l’operazione speculare (e dunque non esattamente opposta) del <em>long</em> e dal punto di vista tecnico non è complessa; tuttavia è controintuitiva e di conseguenza non semplice da padroneggiare. Funziona in questo modo: invece di comprare a un prezzo basso e rivendere a un prezzo più alto (long), quando ci si accorge di una tendenza ribassista si vende a prezzo alto e si ricompra a prezzo più basso. Ma se non si ha già lo strumento in portafoglio, come si fa a vendere prima di ricomprare? In questo caso subentra il broker online, che attraverso il servizio di prestito titoli mette a disposizione gli strumenti richiesti. Trattandosi di un servizio, ovviamente ha un costo, che solitamente è un interesse calcolato sulla quantità e sulla durata del prestito, ma si tratta di cifre più che gestibili, dato che chi utilizza questa tecnica lo fa prevalentemente in intraday o nel brevissimo periodo.</p>
<p><em>di Andrea Fiorini</em></p>
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		<title>Trading sportivo: cos’è e come funziona</title>
		<link>https://magazine.webank.it/trading/trading-sportivo-cose-e-come-funziona/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Webank]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Jun 2019 06:14:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Trading]]></category>
		<category><![CDATA[basi trading]]></category>
		<category><![CDATA[come fare trading]]></category>
		<category><![CDATA[formazione trading]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Partiamo subito con un’importante precisazione: il trading sportivo non ha nulla a che fare con il trading online. Quest’ultimo, infatti, è un’attività di intermediazione per la negoziazione a distanza di titoli o contratti finanziari, ed è proprio l’aggettivo “finanziari” che fa un’enorme differenza. Le attività di questo settore, soprattutto se rivolte a utenti privati, sono &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://magazine.webank.it/trading/trading-sportivo-cose-e-come-funziona/">Trading sportivo: cos’è e come funziona</a> proviene da <a href="https://magazine.webank.it">Magazine Webank</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Partiamo subito con un’importante precisazione: il trading sportivo non ha nulla a che fare con il <a href="https://magazine.webank.it/trading/cose-come-funziona-trading-online/">trading online</a>. Quest’ultimo, infatti, è un’attività di intermediazione per la negoziazione a distanza di titoli o contratti finanziari, ed è proprio l’aggettivo “finanziari” che fa un’enorme differenza. Le attività di questo settore, soprattutto se rivolte a utenti privati, sono regolate e controllate da leggi ed enti specificamente preposti, sia a livello di Unione Europea (ad esempio l&#8217; ESMA) sia a livello italiano (<a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/consob/">CONSOB</a>, <a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/banca-ditalia/">Banca d’Italia</a>, etc.).<br />
Il trading sportivo, invece, rientra nelle attività di gioco con vincite in denaro ed è soggetta a normative differenti che la riportano dell’alveo del monopolio statale. Infatti, lo Stato italiano è l’unico che, attraverso l’<a href="https://www.adm.gov.it/portale/">ADM</a> (Agenzia Dogane e Monopoli, che nel 2012 ha incorporato l’AAMS) <a href="https://www.adm.gov.it/portale/monopoli/giochi/gioco_distanza/gioco_dist_concessionari">può concedere una concessione</a> a chi vuole offrire a utenti privati la possibilità di fare scommesse con cui è possibile vincere o perdere soldi.<br />
Non inganni, quindi, l’uso del termine “trading” (ovvero commercio, negoziazione), perché quando si parla di “trading online” si parla soltanto di finanza, non di scommesse. Tanto è vero che la legge che regola il trading sportivo (Decreto del Ministero dell&#8217;economia e delle Finanze del 18/03/2013 n. 47) lo definisce in modo chiaro come attività di “<strong>scommesse a distanza a quota fissa con interazione diretta fra giocatori</strong>”, sportive e non sportive.</p>
<h2><strong>Trading sportivo e trading online</strong></h2>
<p>Il fatto che in questa rubrica venga realizzato un articolo su un’attività non prettamente finanziaria ha però un motivo. Ed è che la normativa del 2013 ha introdotto nel settore delle scommesse una grande novità, applicando ad esso tecnologie e modalità già ampiamente sfruttate per il trading online. Non solo, ma nel trading sportivo, così come nel trading online, è possibile sviluppare metodologie operative e di analisi per ottimizzare la gestione del flusso di capitali utilizzati. Due settori diversi, quindi, ma con lo stesso modo di operare: intermediari autorizzati (in questo). Quanto ai rischi, anche il trading sportivo è ovviamente estremamente rischioso e per avvicinarvisi è necessario avere robuste e consolidate conoscenze del tipo di sport su cui si va a scommettere. <strong>Non basta, quindi, essere tifoso di una squadra e aver visto qualche partita di calcio o di basket per fare trading sportivo</strong>.</p>
<h2><strong>Quote e scommesse</strong></h2>
<p>Per capire il funzionamento del trading sportivo è necessario descrivere brevemente come funzionano le scommesse in Italia (ci riferiamo ovviamente soltanto ai servizi legali e autorizzati dall’ADM). È possibile scommettere su diversi sport, ma prendiamo l’esempio di quello più diffuso nel nostro Paese, il calcio. Si può scommettere sul risultato finale, a partita conclusa, ma anche <em>live</em>, cioè durante l’incontro, sui risultati parziali o sui gol realizzati in un dato momento. Il <em>bookmaker</em>, ovvero il concessionario, raccoglie le scommesse di tutti i giocatori (la domanda e l’offerta, o meglio quanto i giocatori scommettono sull’andamento positivo o negativo dell’evento) e con esse fornisce delle quote, che vengono aggiornate costantemente: <em>quota 1</em> significa che chi punta 1 può vincere 1, <em>quota 2</em> che chi punta 1 può vincere 2, e così via, e il bookmaker paga. Chi perde, perde ciò che ha scommesso, un po’ come accade con le opzioni binarie o con certi tipi di opzioni, e il bookmaker incassa.</p>
<h2><strong>Come funziona il trading sportivo</strong></h2>
<p>Con il trading sportivo, il bookmaker non è più intermediario diretto ma, su una piattaforma online (simile a quelle usate per il trading sui cambi) vengono messe le quote di uno specifico evento, che si modificano secondo per secondo. Ecco perché quando si parla di trading sportivo si intende scommesse a quota fissa (su specifici livelli) tra giocatori connessi tra loro online. Il “trader sportivo” può “puntare” una quota oppure “bancare” una quota. Cosa significa? Puntare è semplice, vuol dire aderire a una proposta. Se l’evento su cui si vuole scommettere è il risultato finale di un incontro, è possibile scommettere che una squadra vincerà, pareggerà o perderà. Se la squadra è data come favorita, la quota sarà bassa perché la probabilità di vincere è alta, quindi il rischio sarà minore, e viceversa. Nell’esempio fatto sopra, se la quota è 1,5 chi vi aderisce, ha la possibilità di vincere 2 volte ciò che ha puntato. Nel caso la squadra non sia favorita la quota potrebbe essere più alta &#8211; per esempio 10 &#8211; quindi si avrà meno possibilità di vincere, ma un più alto guadagno in caso di vincita. Bancare, invece, significa farsi carico di una quota come se si fosse un bookmaker, quindi se la quota è 2, chi vince incassa 1 (cioè ciò che vince chi punta 1), in caso di perdita ci si rimette 2 (cioè ciò che perde chi punta 1). Ciò significa che bancare quote alte (ad esempio, 10 o 20) può comportare la possibilità di ingenti perdite.</p>
<h2><strong>Strategie di trading sportivo</strong></h2>
<p>Poiché è possibile operare sulle piattaforme di trading sportivo anche durante gli incontri (live), alcuni esperti del settore sostengono che si può parlare di scommessa quando si punta prima e si attende il risultato, ma si deve parlare di trading quando si negoziano le quote in tempo reale prima della fine dell’incontro. Si tratta comunque di due strategie diverse ed è fuor di dubbio che la seconda è quella che più si avvicina a una sorta di trading online <a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/intraday/">intraday</a>.<br />
Si può infatti puntare (o bancare) una quota ma poco dopo uscire dalla posizione quando ci si accorge che la situazione dell’incontro sembra andare contro le nostre previsioni, oppure si può contemporaneamente puntare e bancare una quota per una strategia cosiddetta <em>green up</em> (scommettendo sull’assenza di variazioni di punteggio dell’incontro).</p>
<figure id="attachment_4108" aria-describedby="caption-attachment-4108" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-full wp-image-4108" src="https://magazine.webank.it/wp-content/uploads/2019/05/piattaforma-trading-sportivo.jpg" alt="" width="800" height="220" srcset="https://magazine.webank.it/wp-content/uploads/2019/05/piattaforma-trading-sportivo.jpg 800w, https://magazine.webank.it/wp-content/uploads/2019/05/piattaforma-trading-sportivo-360x99.jpg 360w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-4108" class="wp-caption-text">Esempio di piattaforma di trading sportivo. Al centro il “book” con le quote a favore (back, in azzurro) e contrarie (lay, in rosa) all’evento indicato nella colonna di sinistra. Nel riquadro a destra gli ordini inseriti.</figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>di Andrea Fiorini</em></p>
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		<title>Le onde di Elliott nell&#8217;analisi tecnica per il trading</title>
		<link>https://magazine.webank.it/trading/le-onde-di-elliott-nellanalisi-tecnica-per-il-trading/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Webank]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 May 2019 06:17:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Trading]]></category>
		<category><![CDATA[basi trading]]></category>
		<category><![CDATA[formazione trading]]></category>
		<category><![CDATA[strumenti trading]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un contabile nel Far West Lo scenario che fa da sfondo alla nascita della teoria delle Onde di Elliott è quello del vecchio West e della costruzione di una nazione, gli Stati Uniti. Ralph Nelson Elliott nacque nel 1871 in Kansas, ventitré anni dopo che la guerra col Messico aveva consentito agli USA di annettere &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://magazine.webank.it/trading/le-onde-di-elliott-nellanalisi-tecnica-per-il-trading/">Le onde di Elliott nell&#8217;analisi tecnica per il trading</a> proviene da <a href="https://magazine.webank.it">Magazine Webank</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2><strong>Un contabile nel Far West</strong></h2>
<p>Lo scenario che fa da sfondo alla nascita della teoria delle Onde di Elliott è quello del vecchio West e della costruzione di una nazione, gli Stati Uniti. Ralph Nelson Elliott nacque nel 1871 in Kansas, ventitré anni dopo che la guerra col Messico aveva consentito agli USA di annettere a sé la California e numerosi altri Stati centrali, portando così fino all’oceano Pacifico la spinta di espansione degli inarrestabili coloni anglosassoni.<br />
Ma a Elliott, evidentemente, cavalli e pistole non dovevano piacere troppo, visto che scelse la professione di contabile e iniziò a viaggiare per le Americhe (soprattutto in Messico) al seguito delle compagnie ferroviarie presso cui era impiegato. La guerra civile messicana lo spinse alla fine a trasferirsi nel cuore dell’attività finanziaria statunitense: New York. Inviato dal Dipartimento degli esteri USA come capo contabile per il Nicaragua, si ammalò e a 58 anni venne pensionato. Scrisse quindi due libri sulle sue esperienze americane, ma soprattutto iniziò a dedicarsi allo studio della borsa.</p>
<figure id="attachment_4087" aria-describedby="caption-attachment-4087" style="width: 500px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-4087" src="https://magazine.webank.it/wp-content/uploads/2019/05/Kansas.jpg" alt="Una cittadina nei dintorni di Marysville, città natale di Elliott, nel 1860 (fonte: Legendsofkansas.com)" width="500" height="334" srcset="https://magazine.webank.it/wp-content/uploads/2019/05/Kansas.jpg 500w, https://magazine.webank.it/wp-content/uploads/2019/05/Kansas-302x202.jpg 302w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /><figcaption id="caption-attachment-4087" class="wp-caption-text">Una cittadina nei dintorni di Marysville, città natale di Elliott, nel 1860 (fonte: <a href="http://legendsofkansas.com/" rel="nofollow">Legendsofkansas.com</a>)</figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fu il suo terzo libro, scritto a quattro mani con Charles Collins, a cambiare le sorti dell’analisi finanziaria. <em>The wave principle</em> (“Il principio dell’onda”, 1938), diede infatti un “vestito” di regole chiare e semplici all’interpretazione dell’andamento dei prezzi delle <a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/azione/">azioni</a> quotate in borsa, fornendo basi quasi meccanicistiche all’analisi tecnica di Dow integrata con l’“esoterismo scientifico” &#8211; si perdoni l’ossimoro &#8211; della <a href="https://magazine.webank.it/trading/ritracciamenti-fibonacci-trading/">sequenza di Fibonacci</a>.</p>
<h2><strong>Dow e Fibonacci tra le Onde: le origini della teoria di Elliott</strong></h2>
<p>Il fondamento della teoria delle onde di Elliott prende spunto dall’approccio empirico di Charles Dow, il cui pensiero era stato raccolto e sistematizzato prima da William Hamilton nel 1921 e poi da Robert Rhea nel 1932. Dow evinse alcuni principi basilari dall’osservazione empirica dell’andamento dei prezzi, tra cui il fatto che il <a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/mercato/">mercato</a> non si muove a caso ma seguendo tre tendenze primarie, ognuna delle quali strutturata in tre fasi, nonché l’importanza delle notizie e la necessità di monitorare volumi e medie mobili.<br />
Rispetto a Dow, Elliott fece dunque un passo avanti, organizzando in modo più tecnico le tendenze e inserendo in esse la sequenza dei numeri di Fibonacci. Entrambi però avevano ben chiaro un concetto: a dare forma alle tendenze o alle onde è <a href="https://magazine.webank.it/trading/trading-e-psicologia/">la psicologia delle persone che investono</a>, considerate nel loro insieme e nella loro costante alternanza di depressione ed euforia.</p>
<h2><strong>La teoria delle onde di Elliott</strong></h2>
<p>Secondo Elliott, ogni ciclo borsistico di base è composto da otto onde, di cui le prime cinque (onde d’impulso) spingono il prezzo al rialzo mentre le tre onde correttive successive ne invertono il trend. Ogni onda del ciclo di base può essere articolata in cicli di minore entità, per cui un ciclo completo può essere costituito da un numero di onde identificato dalla sequenza di Fibonacci. Si tratta di una sequenza di numeri in cui ogni numero è la somma dei due precedenti: 0, 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, 55, 89, 144 e così via all’infinito, quindi i cicli di onde sono appunto composti da 5, 8, etc.<br />
Perché i numeri di Fibonacci? Sono in qualche modo legati a cicli naturali o bioritmici che influenzano il comportamento umano (e non solo)? Mistero. Su questo tema vi è una vastissima letteratura sia matematica sia esoterica (da qui la definizione iniziale), ma nulla che porti a una conclusione definitiva. Tuttavia, nella finanza operativa e nell’<a href="https://magazine.webank.it/trading/analisi-tecnica-trading/">analisi tecnica</a>, questi numeri hanno fornito più di un riscontro statistico, riscontro che molti attribuiscono proprio al fatto che in tanti usano questi livelli senza sapere perché.</p>
<h2><strong>Massimi e minimi</strong></h2>
<p>Osservando la figura 1, è facile intuire che le onde devono rispettare alcune regole per essere identificati come appartenenti allo schema indicato, in particolare per avere l’indicazione che costruiscano – o contribuiscano a costruire – un trend definito. Nel caso delle onde d’impulso, cioè quelle che appartengono alla tendenza rialzista della prima fase del ciclo, queste devono sempre avere massimi e minimi crescenti. Cosa significa? Che il massimo dell’onda successiva deve sempre essere superiore al massimo dell’onda che la precede e il minimo del ritracciamento successivo deve sempre raggiungere un livello che sia superiore al minimo precedente. Se questo cambia e per esempio si verifica un massimo successivo inferiore al precedente, si ottiene un’indicazione di inversione del trend o comunque di una sua uscita dal ciclo precedente.</p>
<figure id="attachment_4088" aria-describedby="caption-attachment-4088" style="width: 620px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-4088 size-full" src="https://magazine.webank.it/wp-content/uploads/2019/05/onde-elliott.jpg" alt=" Il ciclo di base dell’onda di Elliott, con le 5 onde d’impulso (1, 2, 3, 4, 5) e le 3 correttive (A, B e C), a loro volta suddivise ognuna in cicli più brevi. [fonte: Money.it]" width="620" height="312" srcset="https://magazine.webank.it/wp-content/uploads/2019/05/onde-elliott.jpg 620w, https://magazine.webank.it/wp-content/uploads/2019/05/onde-elliott-360x181.jpg 360w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /><figcaption id="caption-attachment-4088" class="wp-caption-text">Il ciclo di base dell’onda di Elliott, con le 5 onde d’impulso (1, 2, 3, 4, 5) e le 3 correttive (A, B e C), a loro volta suddivise ognuna in cicli più brevi. [fonte: <a href="https://www.money.it" rel="nofollow">Money.it</a>]</figcaption></figure>
<h2><strong>Regole su regole</strong></h2>
<p>Le regole però non finiscono qui. Per esempio, l’onda 3 non deve mai essere la più corta delle onde della prima fase rialzista; se ciò accade, le onde successive non saranno la 4 e la 5 ma saranno ancora parte della 3 fino al verificarsi della regola, e andranno quindi considerate come “estensioni” della 3. Un’altra regola è che il minimo dell’onda 4 deve sempre essere al di sopra del massimo dell’onda 1, mentre un’altra afferma che il minimo dell’onda 2 deve sempre essere al di sopra del minimo dell’onda 1. Questi esempi servono a comprendere come il sistema delle onde sia tutto sommato semplice, ma anche che, come in una partita di calcio, per giocare bene è necessario conoscere proprio tutte le regole.</p>
<h2><strong>Le onde di Elliott e la sequenza di Fibonacci</strong></h2>
<p>In tutto questo, dove si colloca la sequenza di Fibonacci? Elliott, come molti altri dopo di lui che hanno lavorato sulle onde integrando la teoria con ulteriori sviluppi e tecniche, sapeva che il matematico pisano duecentesco aveva identificato un “numero aureo”, calcolato partendo dalla sequenza e che calcoli diversi sulla stessa sequenza (la somma di un numero col secondo o il terzo precedente, etc.) hanno dato una nuova serie di numeri. Senza entrare in dettaglio, questa nuova serie è composta da 0, 23, 6, 38, 2, 61 e 8, a cui sono stati aggiunti per comodità anche 50 e 100.<br />
Questa sequenza viene utilizzata con le onde di Elliott per identificare i livelli di massimo o di minimo delle onde prima descritte, ma anche la loro forza e la loro durata, aiutando così a trovare eventuali livelli operativi di entrata e di uscita.<br />
Inutile dire che questo tipo di tecnica divide in tre la platea degli analisti: i favorevoli, per i quali Elliott e Fibonacci sono statisticamente validi; gli scettici, secondo cui questo tipo di tecnica non ha alcuna solida base; e gli agnostici, che non si sbilanciano perché non hanno sufficienti strumenti scientifici per decretarne la positività o la negatività. Solo l’esperienza personale può aiutare a farsi un’opinione sulla teoria.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>di Andrea Fiorini</em></p>
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		<title>I ritracciamenti di Fibonacci nel trading</title>
		<link>https://magazine.webank.it/trading/ritracciamenti-fibonacci-trading/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Webank]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 May 2019 07:30:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Trading]]></category>
		<category><![CDATA[basi trading]]></category>
		<category><![CDATA[formazione trading]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’analisi tecnica utilizzata per gestire le strategie operative nel trading online è una sorta di cassetta degli attrezzi da cui i trader posso attingere a piene mani, a condizione di studiare i meccanismi di funzionamento di ogni singolo strumento e di avere ben chiari i limiti, pratici e teorici, di ciò che questi strumenti sono &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’<a href="https://magazine.webank.it/trading/analisi-tecnica-trading/">analisi tecnica</a> utilizzata per gestire le strategie operative nel trading online è una sorta di cassetta degli attrezzi da cui i trader posso attingere a piene mani, a condizione di studiare i meccanismi di funzionamento di ogni singolo strumento e di avere ben chiari i limiti, pratici e teorici, di ciò che questi strumenti sono in grado di fare.<br />
La maggior parte dei trader, specialmente quelli neofiti, quando prendono in considerazione l’analisi tecnica confondono il supporto che questa offre alla gestione del rischio con le sue ipotetiche capacità previsionali. L’analisi tecnica, infatti, non consente di prevedere il futuro, ma piuttosto di gestire le posizioni considerando le maggiori o minori probabilità che un evento, favorevole o avverso, si verifichi.</p>
<h2><strong>La sequenza di Fibonacci nell’analisi tecnica</strong></h2>
<p>In questo senso, i ritracciamenti di Fibonacci non fanno eccezione. L’elemento portante di questo indicatore, infatti, si basa sugli studi di un importante matematico vissuto nel ‘200, Leonardo Pisano detto il Fibonacci, che identificò una sequenza di numeri dalle molteplici peculiarità e che venne quindi detta la successione o sequenza di Fibonacci o successione aurea.</p>
<p>Tra gli aspetti della sequenza che interessano l’operatività finanziaria, c’è il rapporto tra ognuno dei numeri e il suo precedente.</p>
<p>Nel corso del tempo sono stati presi in considerazione dagli analisti finanziari alcuni rapporti che, statisticamente, sono apparsi maggiormente significativi, considerando che il risultato tende a stabilizzarsi dopo i primi numeri. In particolare:</p>
<ul>
<li>n/(n+3) (ogni numero diviso per il terzo numero della sequenza a lui successivo) = 0,236</li>
<li>n/(n+2) (ogni numero diviso per il secondo a lui successivo) = 0,382</li>
<li>n/(n+1) (ogni numero diviso per il successivo) = 0,618</li>
</ul>
<p>A questa nuova sequenza di risultati vengono poi aggiunti altri due rapporti importanti: 0,5 e 1.<br />
Esprimendo infine questi rapporti in percentuale rispetto all’unità, otteniamo una nuova sequenza significativa: 0%, 23,6%, 38,2%, 50,0%, 61,8% e 100%.</p>
<h2><strong>I ritracciamenti di Fibonacci sulla piattaforma</strong></h2>
<p>Senza entrare ulteriormente nei dettagli (anche se un po’ di matematica deve far parte del bagaglio di conoscenze del trader esperto), ciò che emerge sono alcuni valori in percentuale (a cui se ne aggiungono altri meno utilizzati, definiti “estensioni”) che trovano ampio spazio nell’analisi tecnica. Queste percentuali sembrano corrispondere ad altrettanti livelli di variazione del prezzo di un titolo a cui sarebbe maggiore la probabilità di un ritracciamento. Da qui, appunto, il nome dell’indicatore.</p>
<p>Questo indicatore è ormai presente su tutte le <a href="https://magazine.webank.it/trading/piattaforme-trading-online-cosa-sono-quali-funzioni-offrono/">piattaforme di trading</a>, e il suo utilizzo è abbastanza semplice. Tuttavia, le indicazioni da esso ottenute non possono essere prese alla lettera ma dovrebbero essere considerate come un’indicazione di un’area di possibile inversione.<br />
Volendo applicarlo a un trend, sarà necessario prima di tutto tracciare una linea sul grafico che lo identifichi e sui cui trovare eventuali punti di ritracciamento. In caso di trend rialzista, il primo punto della nostra linea sarà il primo minimo del trend, mentre il secondo punto sarà l’ultimo massimo prima della fine del trend rialzista e della successiva rottura al ribasso.</p>
<p>In questo modo verranno indicate sul grafico alcune linee orizzontali che riporteranno le percentuali di Fibonacci, con il 100% sul minimo e lo 0% sul massimo. Proseguendo il trend, si potranno avere ritracciamenti ai livelli di Fibonacci.</p>
<figure id="attachment_4058" aria-describedby="caption-attachment-4058" style="width: 789px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-4058 size-full" src="https://magazine.webank.it/wp-content/uploads/2019/05/ritracciamenti-fibonacci-trend-rialzista.png" alt="Applicazione dei ritracciamenti di Fibonacci a un trend rialzista" width="789" height="381" srcset="https://magazine.webank.it/wp-content/uploads/2019/05/ritracciamenti-fibonacci-trend-rialzista.png 789w, https://magazine.webank.it/wp-content/uploads/2019/05/ritracciamenti-fibonacci-trend-rialzista-360x174.png 360w" sizes="(max-width: 789px) 100vw, 789px" /><figcaption id="caption-attachment-4058" class="wp-caption-text">Applicazione dei ritracciamenti di Fibonacci a un trend rialzista &#8211; Fonte: http://tradingtecnico.com</figcaption></figure>
<p>Naturalmente, dovrà essere fatto il contrario per applicare i ritracciamenti a un trend ribassista: il primo punto della linea di tendenza sarà il primo massimo e il secondo punto l’ultimo minimo prima della fine del trend.</p>
<p>Sul grafico verranno indicate le linee delle percentuali di Fibonacci con lo 0% sul massimo e il 100% sul minimo.</p>
<h2><strong>Gli Archi per fare trading con Fibonacci</strong></h2>
<p>Un altro modo di utilizzare i ritracciamenti di Fibonacci è quello degli archi. Si tratta di un indicatore simile al precedente ma che appare graficamente come una serie concentrica di archi da sovrapporre all’andamento del prezzo del titolo considerato.</p>
<figure id="attachment_4060" aria-describedby="caption-attachment-4060" style="width: 789px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-4060" src="https://magazine.webank.it/wp-content/uploads/2019/05/archi-fibonacci-trendline-crescente.png" alt="Archi di Fibonacci con trendline crescente (a sinistra, archi rivolti verso l’alto) e decrescente (a destra, archi rivolti verso il basso)" width="789" height="341" srcset="https://magazine.webank.it/wp-content/uploads/2019/05/archi-fibonacci-trendline-crescente.png 555w, https://magazine.webank.it/wp-content/uploads/2019/05/archi-fibonacci-trendline-crescente-360x156.png 360w" sizes="(max-width: 789px) 100vw, 789px" /><figcaption id="caption-attachment-4060" class="wp-caption-text">Archi di Fibonacci con trendline crescente (a sinistra, archi rivolti verso l’alto) e decrescente (a destra, archi rivolti verso il basso) &#8211; Fonte: www.traderpedia.it</figcaption></figure>
<p>Gli archi consentono di individuare in particolare possibili inversioni di tendenza, con particolare importanza assunta dalla rottura della percentuale indicata dal terzo arco.</p>
<p>&nbsp;</p>
<figure id="attachment_4061" aria-describedby="caption-attachment-4061" style="width: 789px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-4061" src="https://magazine.webank.it/wp-content/uploads/2019/05/archi-fibonacci-cambio-usd-cad.png" alt="Archi di Fibonacci applicati al cambio USD-CAD." width="789" height="433" srcset="https://magazine.webank.it/wp-content/uploads/2019/05/archi-fibonacci-cambio-usd-cad.png 1095w, https://magazine.webank.it/wp-content/uploads/2019/05/archi-fibonacci-cambio-usd-cad-360x198.png 360w, https://magazine.webank.it/wp-content/uploads/2019/05/archi-fibonacci-cambio-usd-cad-1024x562.png 1024w" sizes="(max-width: 789px) 100vw, 789px" /><figcaption id="caption-attachment-4061" class="wp-caption-text">Archi di Fibonacci applicati al cambio USD-CAD. Il test e poi la rottura del terzo arco ha segnalato un successivo deciso cambio di tendenza – Fonte: www.forexstrategico.com</figcaption></figure>
<h2><strong>Elliott e Fibonacci</strong></h2>
<p>Nel corso del tempo, la sequenza e i calcoli di Fibonacci hanno influenzato più di un analista finanziario, ma chi può essere considerato il suo più importante estimatore è Ralph N. Elliott, che nei primi decenni del secolo scorso studiò i mercati basandosi sulle intuizioni di Charles Dow. Elliott riteneva che i mercati fossero ciclici e sviluppò quindi una tecnica di analisi secondo cui il mercato si muoverebbe “a onde”, la cui ampiezza è calcolata sulla base della sequenza di Fibonacci.</p>
<p>In particolare, il modello base della teoria delle onde di Elliott identifica otto movimenti o onde che, per costituire questo movimento, devono rispondere a precisi parametri. Le prime cinque onde, definite “impulsi”, spingono &#8211; a fasi alternate, cioè con minimi e massimi sempre crescenti &#8211; in una direzione (rialzista o ribassista); ad esse poi segue un’inversione di tendenza e tre fasi di trend contrario (“correzioni”), sempre a fasi alternate.</p>
<p>Ogni fase di otto onde andrà poi a comporre una singola onda di una tendenza più ampia di otto onde “composte”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>di Andrea Fiorini</em></p>
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		<title>Che cos’è la volatilità di un titolo, di un fondo, di un mercato?</title>
		<link>https://magazine.webank.it/trading/significato-volatilita-di-un-titolo-di-un-fondo-di-un-mercato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Webank]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Apr 2019 08:41:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Trading]]></category>
		<category><![CDATA[basi trading]]></category>
		<category><![CDATA[formazione trading]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’andamento dei mercati finanziari è incerto per definizione. La stessa analisi tecnica per il trading non può essere considerata una scienza in quanto, al verificarsi delle medesime condizioni, i risultati ottenuti possono essere ogni volta differenti. Quindi le indicazioni che dà sono incerte, ovvero possono essere utilizzate per la gestione delle posizioni ma non per &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’andamento dei mercati finanziari è incerto per definizione. La stessa <a href="https://magazine.webank.it/trading/analisi-tecnica-trading/">analisi tecnica per il trading</a> non può essere considerata una scienza in quanto, al verificarsi delle medesime condizioni, i risultati ottenuti possono essere ogni volta differenti. Quindi le indicazioni che dà sono incerte, ovvero possono essere utilizzate per la gestione delle posizioni ma non per prevedere il futuro: <strong>il mercato può scendere, salire o restare stabile, quindi devo utilizzare strategie che mi proteggano</strong> contemporaneamente da ognuna di queste tre possibilità, perché non posso avere alcuna certezza sulla direzione che prenderà.<br />
Tuttavia, ed è questo un importante appiglio che ci fornisce l’analisi tecnica, <strong>l’incertezza si può misurare. Matematicamente.</strong> E questo metro di misura è la <strong>volatilità</strong>.</p>
<h2>Il significato di volatilità in finanza</h2>
<p>La volatilità dà un indizio importante sul <strong>movimento di un prezzo di uno strumento finanziario</strong> (si parla di <strong>volatilità di un titolo</strong>, come un’azione, un’obbligazione, un derivato o altro, ma anche di <strong>volatilità di un fondo</strong> o di <strong>volatilità dei mercati</strong>), in particolare se attraversa una fase più turbolenta del normale oppure no, e in che direzione questa turbolenza potrebbe svilupparsi.<br />
<strong>La volatilità si calcola matematicamente</strong> come distanza in percentuale dai suoi valori medi del prezzo. Facciamo un <strong>esempio</strong>: se un titolo ha registrato una volatilità del 10% in un dato periodo significa che, in questo periodo, il valore del titolo si è discostato in media del 10% dal suo prezzo medio. E qui segnaliamo l’importante differenza tra i concetti di “valore” percepito o desiderato dal mercato e di “prezzo” del titolo stesso, in cui si riflettono tutte le dinamiche della negoziazione finanziaria.</p>
<h2>Il significato matematico di volatilità</h2>
<p>In “matematichese”, <strong>la volatilità è la deviazione standard (o lo scarto quadratico medio) delle variazioni di prezzo</strong>, ovvero la si ottiene calcolando le deviazioni (gli scarti) tra prezzo effettivo e prezzo medio per ogni periodo considerato (giornaliero, settimanale, mensile, etc.), calcolando il quadrato del valore ottenuto, sommando tutti i quadrati e dividendoli per il loro numero (cioè facendone la media) ed estraendo infine la radice quadrata dei valori così ottenuti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<figure id="attachment_4032" aria-describedby="caption-attachment-4032" style="width: 666px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-4032 size-full" src="https://magazine.webank.it/wp-content/uploads/2019/04/DIDA.jpg" alt="Grafico a un anno dell’indice europeo della volatilità (VStoxx) calcolato sull’EuroStoxx 50 " width="666" height="488" srcset="https://magazine.webank.it/wp-content/uploads/2019/04/DIDA.jpg 666w, https://magazine.webank.it/wp-content/uploads/2019/04/DIDA-276x202.jpg 276w" sizes="(max-width: 666px) 100vw, 666px" /><figcaption id="caption-attachment-4032" class="wp-caption-text">Grafico a un anno dell’indice europeo della volatilità (VStoxx) calcolato sull’EuroStoxx 50 &#8211; fonte: www.stoxx.com</figcaption></figure>
<h2>La duplice utilità della volatilità</h2>
<p>Ma la di là della formula matematica, che qualunque software o <a href="https://magazine.webank.it/trading/piattaforme-trading-online-cosa-sono-quali-funzioni-offrono/">piattaforma di trading</a> operativa vi calcolerà senza problemi, quello che conta è il suo significato e come può essere utilizzato per <a href="https://magazine.webank.it/trading/fare-trading-online-sicuro/">fare trading online in modo sicuro</a>. E due sono i modi di trarne <strong>vantaggio</strong>.</p>
<p>Il primo modo è quello di considerare la volatilità come la frequenza di un’onda: maggiore sarà, tanto più il titolo si muoverà rapidamente tra i suoi picchi, offrendo <strong>numerosi spunti per l’operatività</strong>. Non a caso i trader più esperti ricercano la volatilità come i surfisti ricercano l’onda, perché in un mercato piatto le occasioni di interventi speculativi sono più difficili da trovare.<br />
Il secondo modo attraverso cui la volatilità viene in aiuto del trader – pur rappresentando <strong>anche un rischio</strong> da conoscere e da gestire – è quello dell’<strong>indicazione di tendenza. </strong>Una <strong>volatilità del titolo in aumento</strong>, quello che qui abbiamo chiamato turbolenza, può indicare un crescente <strong>interesse del mercato</strong> verso quel titolo e quindi potrebbe essere statisticamente un segnale <strong>rialzista</strong>; viceversa, lo scemare della volatilità potrebbe dare indicazioni di un allentamento dell’interesse e, quindi, di un’imminente discesa. Su questo punto, però, giocano anche altre variabili e affidarsi a un unico indicatore può non essere sempre la scelta giusta.</p>
<h2>Indici e indicatori di volatilità in finanza</h2>
<p>Abbiamo accennato agli indicatori, quindi diamo subito una rapida panoramica della “cassetta degli attrezzi” del trader per quanto riguarda la <strong>volatilità di un titolo, di un fondo, di un mercato.</strong><br />
Vi sono due indici (ovvero panieri di titoli) che sono in assoluto i più seguiti e utilizzati nel trading e nella finanza in generale: il <strong><a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/vix/">Vix, che è l’indice della volatilità</a></strong> calcolata sull’<a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/sp-500/">S&amp;P500</a>, cioè sull’indice del mercato statunitense che raccoglie i 500 titoli a maggior capitalizzazione, e il <strong>VStoxx</strong>, calcolato sull’EuroStoxx 50, indice dei 50 titoli europei a maggior capitalizzazione. Il primo, in particolare, fornisce il polso del mercato e dell’economia USA, che com’è noto hanno risvolti e impatti importanti sui <strong>mercati finanziari</strong> e sull’economia dell’intero globo.</p>
<p>Per quanto riguarda gli indicatori, cioè strumenti che inseriscono in algoritmi più o meno complessi differenti dati di mercato per supportare la gestione delle posizioni, tra i più utilizzati sulla volatilità troviamo l’ATR (<em>Average true range</em>), le <a href="https://magazine.webank.it/trading/trading-con-le-bande-di-bollinger/">Bande di Bollinger</a>, il Donchian Channel e altri.</p>
<p>&nbsp;</p>
<figure id="attachment_4033" aria-describedby="caption-attachment-4033" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-4033" src="https://magazine.webank.it/wp-content/uploads/2019/04/IndicatoreATR.png" alt="L’indicatore ATR (la linea azzurra nella parte inferiore) Applicato al grafico dell’EUR-USD. L’ATR segnala inizialmente un incremento di volatilità che precede una risalita del cambio, per poi fornire un segnale di stabilità - fonte: www.dolphintrader.com" width="800" height="364" srcset="https://magazine.webank.it/wp-content/uploads/2019/04/IndicatoreATR.png 1100w, https://magazine.webank.it/wp-content/uploads/2019/04/IndicatoreATR-360x164.png 360w, https://magazine.webank.it/wp-content/uploads/2019/04/IndicatoreATR-1024x465.png 1024w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-4033" class="wp-caption-text">L’indicatore ATR (la linea azzurra nella parte inferiore) Applicato al grafico dell’EUR-USD. L’ATR segnala inizialmente un incremento di volatilità che precede una risalita del cambio, per poi fornire un segnale di stabilità &#8211; fonte: www.dolphintrader.com</figcaption></figure>
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<p><em>di Andrea Fiorini</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://magazine.webank.it/trading/significato-volatilita-di-un-titolo-di-un-fondo-di-un-mercato/">Che cos’è la volatilità di un titolo, di un fondo, di un mercato?</a> proviene da <a href="https://magazine.webank.it">Magazine Webank</a>.</p>
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		<title>Swap trade: significato, casistiche ed esempi</title>
		<link>https://magazine.webank.it/trading/swap-trade-significato-casistiche-ed-esempi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Webank]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Apr 2019 07:00:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Trading]]></category>
		<category><![CDATA[basi trading]]></category>
		<category><![CDATA[formazione trading]]></category>
		<category><![CDATA[strumenti trading]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci sono caratteristiche del trading online e della finanza che, se ben conosciuti, possono essere trasformate in occasioni operative o, più in generale, che possono amplificare i rischi e le opportunità della nostra attività sui mercati. Uno di questi è lo swap. Swap: il significato in finanza Il significato di questa parola in inglese è &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono caratteristiche del trading online e della finanza che, se ben conosciuti, possono essere trasformate in occasioni operative o, più in generale, che possono <strong>amplificare i rischi e le opportunità</strong> della nostra attività sui mercati. Uno di questi è lo <strong>swap</strong>.</p>
<h2>Swap: il significato in finanza</h2>
<p>Il significato di questa parola in inglese è “scambio”, ma in finanza swap assume un’accezione molto specifica: <strong>swap indica un</strong> <strong>contratto derivato atipico (quindi non regolamentato) tra due parti che si scambiano due asset finanziari di segno opposto.<br />
</strong>Questo genere di contratti rappresenta il più importante <strong>circuito OTC</strong> (over-the-counter, non regolamentato) del globo. Lo swap è molto utilizzato dalle grandi banche internazionali per scambiare tra loro, in flusso continuo, strumenti che per molti motivi possono non essere più adatti alle rispettive strategie di un dato momento.</p>
<h2>Le tipologie di contratto swap</h2>
<p>Attraverso <strong>contratti swap</strong> le banche si scambiano <a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/tasso-dinteresse/">tassi d’interesse</a> fissi contro tassi variabili (<strong>interest rate swap</strong>): alla scadenza del contratto la banca A che detiene titoli a tasso fisso conferirà l’interesse percepito alla banca B, cosa che quest’ultima farà a sua volta con l’interesse dei titoli a tasso variabile oggetto del contratto stesso.</p>
<p>Analoga espressione è utilizzata per il più noto <strong>credit default swap</strong> (CDS, balzato agli onori delle cronache dopo la crisi statunitense dei mutui subprime), utilizzati dagli enti finanziari per scambiarsi il rischio di inesigibilità dei crediti. Come vedremo tra poco, la stessa cosa accade sui cambi (<strong>currency swap</strong>).</p>
<h2>Currency swap sul Forex</h2>
<p>Per quanto riguarda il <a href="https://magazine.webank.it/trading/fare-trading-online-sicuro/">trading online</a>, questo tipo di contratto si ritrova in particolar modo nel <a href="https://magazine.webank.it/trading/signori-si-cambia-cose-funziona-forex/">Forex</a>, ovvero nel trading sui cambi. Il <strong>currency swap</strong> è infatti alla base non solo di una piccola rivoluzione normativa che ha investito il settore alcuni anni fa, ma anche di una strategia operativa che, come accennato sopra, può offrire qualche opportunità (o rischio) in più ai trader.<br />
Fino al 2010, la normativa italiana considerava i cambi come un servizio, che veniva quindi svolto da normali società commerciali. Dopo questa data, a seguito dell’introduzione della <strong>normativa europea Mifid</strong>, i cambi trattati sul Forex sono stati invece inseriti nell’elenco degli <strong>strumenti finanziari</strong>, rientrando quindi nel corpus normativo che regola le attività di questo settore. Gli effetti sono stati di portare alla chiusura tutte le società di cambio italiane (salvo quelle poche in grado di trasformarsi in <a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/sim-societa-intermediazione-mobiliare/">SIM</a>). Il motivo di questa decisione è appunto lo <strong>swap</strong> e l’assunzione di rischio finanziario a cui è obbligato il <strong>broker</strong> per garantirlo.</p>
<h2>Swap trade e roll over</h2>
<p>Le banche centrali di ogni Paese e dell’UE <strong>attribuiscono alle proprie valute un tasso d’interesse</strong>, sulla base di specifiche <strong>politiche monetarie</strong> volte a incentivare o disincentivare l’accumulo di valuta o per regolare il cambio (e quindi i flussi economico-finanziari) verso il loro Paese.</p>
<p>Questi tassi d’interesse possono quindi essere sia negativi che positivi e vengono ricalcolati ogni giorno alla stessa ora, <strong>in Italia alle 23</strong>. Ciò significa che chi possiede una determinata valuta percepisce o paga un interesse anche senza fare nulla; dopo le ore 23 di ogni giorno, questo interesse viene modificato e la situazione si può anche completamente ribaltare.</p>
<p>Va comunque ricordato che non bisogna confondere l’attività sul Forex, che è un circuito di scambio OTC (over-the-counter), con quella sui mercati regolamentati, né tanto meno pensare che il primo abbia qualche attinenza – vista la sua accessibilità anche in orari notturni – con la <a href="https://magazine.webank.it/magazine/borsa-serale-come-cambiato-trading-after-hours-borsa-italiana/">borsa serale</a>.</p>
<p>Il processo di “aggiornamento” quotidiano dei tassi d’interesse sulle valute si chiama tecnicamente <strong>roll over</strong>, che è a tutti gli effetti uno <strong>swap trade</strong>, ovvero un <strong>contratto derivato di scambio</strong>. Ed è proprio questo che ha portato il legislatore a inserire i cambi nell’elenco degli strumenti finanziari.</p>
<h2>Swap trade come rischio e opportunità</h2>
<p>Quello che quindi il legislatore ha visto come un rischio da regolare, può rappresentare quindi, per il trader, anche un’opportunità. In che modo?<br />
È facile comprendere che, indipendentemente dall’attività di <strong>negoziazione di un cambio</strong> (per esempio l’euro-dollaro) allo scoccare delle 23, se mantenessimo l’operazione aperta, potremmo ottenere un guadagno extra se ci trovassimo dalla parte giusta, cioè se la differenza trai i tassi d’interesse delle due valute fosse a nostro favore.</p>
<p>Facciamo un <strong>esempio</strong>. Prima di tutto, come sempre, optiamo per una determinata operazione sulla base degli obiettivi che ci siamo posti, delle nostre competenze, del nostro profilo di rischio e della strategia che abbiamo scelto. Se pensiamo che il cambio EUR-USD scenderà, decideremo di operare al ribasso (short) vendendo EUR e comprando USD. Se il tasso d’interesse sull’EUR fosse dello 0,25% e sull’USD dell’1,00%, dopo le 23 (posizione overnight) il broker calcolerà il tasso swap sottraendo dallo 0,25% dell’EUR l’1,00% dell’USD ottenendo un tasso (negativo) del -0,75%. Se invece avessimo avuto un’operazione al rialzo avremmo incassato lo 0,75%.</p>
<h2>Calcolo del tasso di swap</h2>
<p>Continuando col nostro esempio, il broker calcolerà automaticamente i nuovi <strong>tassi d’interesse sulle due valute</strong> e verificherà se vi è <strong>un incremento o un decremento</strong> rispetto al rapporto precedente (calcolando quindi il <strong>tasso swap</strong>, cioè la differenza semplice tra i due tassi), quindi pagherà o ci farà pagare l’eventuale differenza, considerando ovviamente anche il fatto che la posizione sia long (al rialzo) oppure short (al ribasso).<br />
L’ammontare dei tassi sulle valute di nostro interesse, che cioè fanno parte del cambio su cui operiamo, viene comunicato in tempo più o meno reale dai broker ed è questo lo strumento che più di altri, a livello base, può indicarci la strada da percorrere o, meglio ancora, che ci dà la fotografia del momento. In molti casi è anche disponibile un <strong>calcolatore del tasso di swap</strong> che può aiutare a comprendere meglio gli eventuali costi aggiuntivi a cui possiamo andare incontro.</p>
<p>Un esempio di calcolatore del tasso di swap, che indica in pip il costo di un lotto overnight sull’euro-dollaro, sia short che long:</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-4017" src="https://magazine.webank.it/wp-content/uploads/2019/04/img-swap-trade.jpg" alt="img swap trade" width="915" height="292" srcset="https://magazine.webank.it/wp-content/uploads/2019/04/img-swap-trade.jpg 915w, https://magazine.webank.it/wp-content/uploads/2019/04/img-swap-trade-360x115.jpg 360w" sizes="(max-width: 915px) 100vw, 915px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>di Andrea Fiorini</em></p>
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		<title>Rischio di cambio: che cos’è e come coprirlo</title>
		<link>https://magazine.webank.it/trading/rischio-di-cambio-cosa-e-come-coprire/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Webank]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Mar 2019 08:00:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Trading]]></category>
		<category><![CDATA[basi trading]]></category>
		<category><![CDATA[formazione trading]]></category>
		<category><![CDATA[rischio]]></category>
		<category><![CDATA[tasso]]></category>
		<category><![CDATA[trading]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’operatività su mercati regolamentati o con strumenti negoziati fuori mercato comporta rischi legati a molteplici fattori, dal profilo del trader al momento di mercato, dallo strumento utilizzato all’analisi e agli indicatori utilizzati, e così via. Esiste però un rischio aggiuntivo che non corre chi opera su strumenti quotati nella stessa valuta del Paese in cui &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’operatività su mercati regolamentati o con strumenti negoziati fuori mercato comporta <strong>rischi</strong> legati a molteplici fattori, dal profilo del trader al momento di mercato, dallo strumento utilizzato all’analisi e agli indicatori utilizzati, e così via. Esiste però un rischio aggiuntivo che non corre chi opera su strumenti quotati nella stessa <a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/valuta/">valuta</a> del Paese in cui risiede: il <strong>rischio di cambio</strong>.</p>
<p>Per chi come noi italiani risiede all’interno dell’Area Euro, infatti, fare trading su strumenti quotati in euro non dà problemi per questo tipo di rischio, mentre operando su strumenti quotati in dollari, in sterline o in qualunque altra valuta diversa dall’euro il rischio è intrinseco nell’operazione stessa. Ma di cosa si tratta, esattamente?</p>
<h2><strong>Il denaro come merce</strong></h2>
<p>Bisogna partire dal concetto base che le valute vengono trattate sui mercati come se fossero merci, pur avendo caratteristiche peculiari. Quindi possono essere acquistate o vendute esattamente come altri tipi di beni. Quando devo andare in vacanza negli Stati Uniti vado in banca compro dei dollari pagando con gli euro che ho sul conto. Ma quanto valgono, in questo caso i dollari? <strong>Le valute sono associate in coppie</strong>; se la coppia è formata dal dollaro più un’altra valuta viene chiamata <a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/cambio/">cambio</a>, se è formata da due valute diverse dal dollaro viene chiamata <em>cross</em>.</p>
<p>Poiché <strong>il rapporto tra due valute rispecchia il rapporto tra le economie dei due Paesi</strong> a cui fanno capo le valute stesse, questo rapporto viene attentamente monitorato e, in qualche caso, regolato dai rapporti di forza economica tra le nazioni.</p>
<p>Il rapporto tra le due valute viene definito “<strong>tasso di cambio</strong>”, e il suo valore varia continuamente, esattamente come il prezzo di un’azione o di un derivato, in quanto determinato dalla <strong>domanda</strong>, dall’<strong>offerta</strong> e dalle <strong>politiche monetarie</strong> dei Governi.</p>
<p>Inoltre, ad ogni valuta è associato un <strong>tasso d’interesse</strong>, negativo o positivo, che viene conferito ai possessori dalle banche centrali.</p>
<h2><strong>Trading sulle valute e rischio di cambio</strong></h2>
<p>Nel momento in cui un investitore o un trader negoziano uno <strong>strumento quotato in valuta estera</strong>, quindi, il suo valore viene trasposto nella valuta di quotazione sulla base del tasso di cambio di quel momento, considerando che ogni intermediario finanziario può applicare tassi leggermente diversi l’uno dall’altro.</p>
<p>Per fare un <strong>esempio</strong>, se acquisto un’azione USA che vale dieci dollari, poiché il cambio è di 0,8852 euro per 1 dollaro (cioè 1,1297 dollari per 1 euro), per l’azione pagherò 8,8552 euro.</p>
<p>Tuttavia, e qui subentra il <strong>rischio di cambio</strong>, l’azione resta sempre quotata in dollari, perché sono stati i miei euro a essere trasformati in valuta statunitense. Quindi se – anzi, quando – il tasso di cambio tra dollaro ed euro si modificherà, questo andrà a modificare anche il valore stesso della mia operazione, che si evidenzierà al momento della chiusura dell’ordine.</p>
<h2><strong>Variazione come opportunità</strong></h2>
<p>Quando andrò a vendere, non solo dovrò tenere conto del <strong>costo delle commissioni</strong> e degli <strong>aspetti fiscali</strong> del trade, ma dovrò anche verificare che la <strong>modifica del tasso di cambio</strong> non vanifichi eventuali risultati positivi.</p>
<p>Ma attenzione: quello che si chiama rischio di cambio può anche essere un’opportunità di cambio, proprio perché <strong>la variazione del cambio può anche essere positiva</strong>.</p>
<p>Se infatti, tornando all’<strong>esempio</strong> della nostra azione USA, il prezzo del titolo fosse salito a 10,5 dollari ma il cambio fosse sceso da 0,8852 a 0,8842, vendendolo un trader statunitense avrebbe guadagnato il 5% mentre un trader italiano avrebbe guadagnato “solo” il 4,88% per via della variazione del cambio (deprezzamento dell’euro rispetto al dollaro). Se invece il tasso fosse passato da 0,8852 a 0,8862 (apprezzamento dell’euro sul dollaro), il 5,00% incassato dal trader USA alla chiusura dell’operazione, per il trader europeo sarebbe diventato un +5,11% circa.</p>
<p>In sostanza, investire in titoli quotati in una specifica valuta o anche direttamente su quella valuta (operando sul Forex) significa considerare attentamente anche le <strong>possibili fluttuazioni del cambio</strong>.</p>
<h2><strong>Come coprire il rischio di cambio</strong></h2>
<p>Restare in balìa del caso, però, non è una scelta valida per nessun trader. La scelta di operare su strumenti in valuta dovrebbe innanzitutto fare parte di una strategia di <a href="https://magazine.webank.it/investimenti/diversificazione-portafoglio-cosa-e/">diversificazione del portafoglio</a> che tenga appunto conto anche dell’<strong>esposizione valutaria e geografica</strong>, e non solo dello strumento in sé.</p>
<p>Qualunque investimento si intraprenda, poi, è sempre obbligatorio avere una <strong>strategia di uscita</strong> che tenga in considerazione almeno il caso peggiore e il caso migliore che si possa verificare. E per gestire al meglio il caso peggiore, ovvero la perdita di forza della nostra valuta rispetto alla valuta del titolo su cui abbiamo investito, <strong>è possibile coprire il rischio di cambio. Come?</strong></p>
<p>Una prima ipotesi è quella, adatta a trader esperti, di coprirsi direttamente facendo <strong>trading sulle valute</strong>, con un’operazione simmetrica (<a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/short-selling/">short</a> o al ribasso) sul cambio in questione, anche sfruttando l’<a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/effetto-leva/">effetto a leva</a>. In questo caso si perde però l’opportunità di <strong>sfruttare l’andamento del cambio</strong> a favore, in quanto il tasso di cambio viene del tutto sterilizzato.</p>
<p>Vi sono poi ETC o fondi comuni <em>euro hedge</em> che eliminano questo rischio, ma soprattutto <em><a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/future/">future</a> standard</em> sui cambi, che offrono la possibilità a una data scadenza di ricevere un determinato importo in una valuta a fronte del pagamento nell’altra.</p>
<p>Infine, tra le molte possibilità offerte dal mercato, è possibile <strong>diversificare la propria operatività</strong> puntando contemporaneamente su <strong>aree geografiche, valute e strumenti </strong>con <a href="https://magazine.webank.it/investimenti/coefficiente-correlazione-investimenti-cosa-e-cosa-serve/">coefficiente di correlazione</a> inverso, in modo che, statisticamente e non scientificamente, quando una parte del portafoglio dovesse trovarsi in sofferenza, l’altra potrebbe compensarne almeno in parte il deficit.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>di Andrea Fiorini</em></p>
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		<title>Le commodity agricole: investire nel mercato dei cereali</title>
		<link>https://magazine.webank.it/trading/commodity-agricole-investire-mercato-dei-cereali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Webank]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Mar 2019 16:26:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Trading]]></category>
		<category><![CDATA[formazione trading]]></category>
		<category><![CDATA[future]]></category>
		<category><![CDATA[materie prime]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra i numerosi strumenti quotati su mercati regolamentati e resi disponibili ai trader italiani, vi sono le commodity, cioè le merci di base, non lavorate, che sono sempre uguali ovunque le si acquisti, come cereali, metalli o petrolio. In finanza e nel trading online, quando si parla di commodity trading ci si riferisce specificamente ai &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Tra i numerosi strumenti quotati su mercati regolamentati e resi disponibili ai trader italiani, vi sono le <strong><em>commodity</em></strong>, cioè le merci di base, non lavorate, che sono sempre uguali ovunque le si acquisti, come <strong>cereali, metalli o petrolio. </strong></p>
<p>In finanza e nel trading online, quando si parla di <a href="https://magazine.webank.it/trading/commodity-trading-mercato-materie-prime/">commodity trading</a> ci si riferisce specificamente ai contratti <em>future</em> sulle commodity, ovvero a contratti negoziabili che consentono <strong>di speculare sulle variazioni di prezzo</strong> delle merci senza acquistarle fisicamente. Tra queste tipologie di materie prime, la prima – i cereali, appunto – ha delle caratteristiche particolari, soprattutto perché è legata a una storica eccellenza italiana: la pasta.</p>
<h2><strong>Future sulle materie prime: strumenti per l’industria italiana</strong></h2>
<p>Non si tratta però di orgoglio campanilistico, quanto più di una necessità industriale e, quindi, finanziaria: colossi internazionali del settore come <strong>Buitoni o Barilla</strong> negoziano ogni anno centinaia di migliaia di tonnellate di grano per realizzare e vendere i propri prodotti in tutto il mondo, e per questo si garantiscono la quantità di prodotto necessaria a un prezzo prevedibile anche attraverso questo tipo di contratti. E lo stesso fanno, esempio, <strong>la Kellogg’s con</strong> <strong>future sul mais</strong> per i suoi fiocchi e la maggior parte delle altre industrie di trasformazione alimentare.</p>
<h2><strong>I mercati regolamentati di riferimento per le commodity agricole</strong></h2>
<p>Il principale tra i mercati regolamentati mondiali accessibili ai trader dei <strong>future sui cereali e sulle commodity agricole</strong> è il Chicago Board of Trade (<a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/cbot/">CBOT</a>), su cui sono scambiati frumento, mais, riso, soia, avena, ma anche farine, etanolo e altro.</p>
<p>A questo si aggiungono poi i mercati di riferimento di Minneapolis (MGEX) e di Kansas City (KCBT) per frumenti di tipi diversi; si tratta di mercati non raggiungibili direttamente dai trader ma importanti per monitorarne le variazioni dei prezzi. In Europa, importanti <strong>mercati dei future sui cereali</strong> sono il NYSE Euronext e il LIFFE. A questi, aggiungiamo il Chicago Mercantile Exchange (CME), su cui, oltre a mais, grano e ad altre materie prime, sono scambiati anche i <strong>future sulle condizioni metereologiche</strong>, fondamentali per monitorare l’andamento dei raccolti. I grandi mercati asiatici dei cereali (Cina, India, Indonesia) non sono invece raggiungibili dai trader italiani. Va detto, tuttavia, che su questo tipo di commodity è possibile anche operare con <a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/opzioni/">opzioni</a>, <a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/cfd-contratto-per-differenza/">CFD</a> ed <a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/etf-exchange-traded-fund/">ETF</a>.</p>
<h2><strong>AGREX: il mercato dei cereali</strong></h2>
<p>A livello di <strong>borse dei cereali</strong>, l’Italia ha una lunga tradizione, essendo stata fino al dopoguerra una nazione a principale vocazione agricola e disponendo alcune ampie aree per le coltivazioni estensive (pianura Padana, tavoliere delle Puglie, etc.).</p>
<p>Per questo, il 21 gennaio 2013, Borsa Italiana ha dato vito <strong>a</strong>ll’<strong>Agrex, il mercato regolamentato dei cereali e delle commodity agricole accessibile online.</strong> Attualmente vede quotati solo <strong>future sul grano duro</strong> con scadenza marzo, maggio, settembre e dicembre, ogni contratto rappresenta un lotto minimo da 50 tonnellate. Il mercato è aperto dalle 14.30 alle 17.40.</p>
<h2><strong>Cosa influenza il trading sui cereali?</strong></h2>
<p>Operare su una classe così specifica di commodity non è semplice, perché vi sono numerose variabili che devono essere tenute presente. L’utilizzo esclusivo del <strong>grafico dei prezzi</strong>, infatti, in questo caso non sempre è sufficiente ad acquisire tutte le informazioni necessarie alla gestione delle posizioni.</p>
<p>Nel caso delle <strong>commodity agricole </strong>bisogna ricordare che sono influenzate dall’uso che ne viene fatto (quindi dalla domanda), dal <strong>commercio</strong> internazionale (grandi raccolti in un’area del mondo abbassano il prezzo sui mercati delle altre aree), dalle <strong>riserve</strong> disponibili, dalla <strong>stagionalità</strong> (raccolti invernali e primaverili), dal <strong>clima</strong>, dalla <strong>politica</strong> economica dei Paesi produttori (tasse, <a href="https://magazine.webank.it/investimenti/dazi-doganali-liberismo-protezionismo-cosa-sapere/">dazi doganali</a>, normative di importazione ed esportazione, barriere), dai <strong>cambi</strong>, e da altro ancora.</p>
<p>Il <strong>grano</strong>, per esempio, viene utilizzato per preparazioni alimentari diverse tra loro, tra cui industria dolciaria, pane, alimentazione animale. Il mais, invece, è in prevalenza usato per l’alimentazione animale ma anche per la produzione di bioetanolo: nel primo caso il <strong>prezzo dei future sul mais</strong> sarà legato all’andamento degli allevamenti (richiesta di carne e latte), nel secondo da quello del costo del petrolio e delle altre fonti energetiche.</p>
<h2><strong>Il COT per monitorare il mercato dei cereali</strong></h2>
<p>Lo strumento informativo principe per seguire l’<strong>andamento delle commodity agricole</strong> è il COT. Si tratta di un report il cui nome è l’acronimo di “Commitments of traders” (ovvero “Impegni presi dai negoziatori di materie prime”), rilasciato ogni venerdì dall’ente USA di vigilanza sulle commodity, la CFTC (Commodity Future Trading Commission) e <a href="https://www.cftc.gov/MarketReports/CommitmentsofTraders/index.htm" rel="nofollow">raggiungibile sul sito web della stessa CFTC</a>.</p>
<p>Il COT divide i negoziatori in tre categorie (grandi speculatori come gli hedge fund, banche e società finanziarie e piccoli investitori) e riporta le posizioni aperte, long e short, su ogni commodity. Da solo non serve a prevedere il futuro dei mercati, ma consente di crearsi una banca dati di movimenti che possono aiutare nell’identificazione dei <strong>trend di lungo periodo</strong>, soprattutto se associato ad adeguati <a href="https://magazine.webank.it/trading/analisi-tecnica-trading/">indicatori di analisi tecnica per il trading</a>.</p>
<h2>Attenti ai falsi miti sulle commodities agricole</h2>
<p>Vi sono due tipi di critiche che vengono fatte al <strong>trading sulle commodity</strong>, in particolare quelle agricole, che renderebbero inefficiente qualunque tipo di analisi. La prima è che le <strong>consegne fisiche</strong> delle materie prime, a livello globale, non sono mai superiori al 5% del totale delle quantità indicate dai contratti future negoziati, la seconda è che <strong>i volumi degli scambi non rispecchiano il reale consumo annuale</strong> delle commodity anche perché i contratti si spingono ben oltre la scadenza annuale.</p>
<p>In realtà – come spiega chiaramente anche Maurizio Mazziero nel suo libro “Investire in materie prime” (ed. Hoepli) – nel primo caso è evidente che si tratta di coperture, per cui i contratti non vengono portati a scadenza per la consegna fisica (che dovrebbe essere effettuata magari attraverso un oceano), ma vengono chiusi per procedere con negoziazioni fisiche “a chilometro zero”, quindi ben più economiche. Nel secondo caso, bisogna stare attenti a non confondere volumi negoziati e <em>open interest</em> a fine giornata: quest’ultimo è il dato da seguire perché, a differenza del primo, non somma tutti gli scambi eseguiti ma indica le posizioni rimaste aperte, ovvero il reale <strong>spessore del mercato</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>di Andrea Fiorini</em></p>
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		<title>Commodity trading: cosa sapere sul mercato delle materie prime</title>
		<link>https://magazine.webank.it/trading/commodity-trading-mercato-materie-prime/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Webank]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Feb 2019 15:07:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Trading]]></category>
		<category><![CDATA[derivati]]></category>
		<category><![CDATA[ETF]]></category>
		<category><![CDATA[formazione trading]]></category>
		<category><![CDATA[future]]></category>
		<category><![CDATA[materie prime]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel trading online si sente frequentemente parlare di commodity e di commodity trading, ovvero di negoziazione di materie prime, ma l’utilizzo di questo tipo di strumenti finanziari necessita di alcune importanti precisazioni. Il termine inglese commodity deriva dal francese commodité e indica qualcosa che è reperibile facilmente, appunto con comodità. Nel gergo del commercio internazionale, &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel trading online si sente frequentemente parlare di commodity e di <strong>commodity trading</strong>, ovvero di <strong>negoziazione di materie prime</strong>, ma l’utilizzo di questo tipo di <a href="https://magazine.webank.it/trading/strumenti-finanziari-per-trader/">strumenti finanziari</a> necessita di alcune importanti precisazioni.<br />
Il termine inglese commodity deriva dal francese <em>commodité</em> e indica qualcosa che è reperibile facilmente, appunto con comodità. Nel gergo del commercio internazionale, però, indica una classe di beni molto specifica, ovvero i <strong>beni indifferenziati</strong>, come il grano, il ferro, lo zucchero, il petrolio, l’oro, le sostanze chimiche e molto altro ancora. In pratica, la <strong>reperibilità</strong> di queste materie è possibile in molte parti del mondo senza che il bene acquistato in un luogo o presso uno specifico fornitore si differenzi in modo sostanziale da quello acquisito in un altro luogo o da un altro fornitore.</p>
<h2>I future sulle materie prime</h2>
<p>Vi sono due modi per <strong>commerciare in materie prime</strong>. Rivolgersi a una delle dieci o quindici grandi multinazionali del commercio internazionale per vendere o acquistare qualche tonnellata di merce da stivare in grandi magazzini (sconsigliato a meno che non siate delle aziende manifatturiere), oppure, attraverso i <a href="https://magazine.webank.it/trading/cose-come-funziona-trading-online/">sistemi di trading online</a>, utilizzare specifici <strong>strumenti finanziari quotati per speculare sulle variazioni di prezzo</strong>.</p>
<p>Lo strumento in assoluto più importante per <strong>investire in commodity</strong> è un <a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/derivato/">derivato</a>, il <strong>future</strong>, contratto standard non modificabile dalle parti con scadenza e valore predefiniti. Questo strumento non è nato per fini speculativi, ma per proteggere acquirenti e venditori dalle fluttuazioni di prezzo delle merci. Immaginiamo per <strong>esempio</strong> una grande industria che deve acquistare ogni anno mille tonnellate di rame o di grano: all’inizio dell’anno stipula contratti future che le consentono di essere certa che, alla data stabilita, le verrà consegnata la merce al prezzo indicato sul contratto. In questo modo può <strong>pianificare i flussi di cassa</strong> con grande anticipo e gestire al meglio le risorse finanziarie.</p>
<h2>I mercati delle materie prime</h2>
<p>Quando, per qualunque motivo, uno dei contraenti vuole o deve rinunciare alla merce, si trova però vincolata da un contratto di cui non necessita. Cosa fare? Semplice, cede non la merce (che non possiede ancora) ma <strong>cede il contratto</strong> stesso. Da qui l’esigenza di creare un <strong>mercato regolamentato per i future sulle commodity</strong>.</p>
<p>I più grandi mercati del mondo di <strong>future sulle commodity</strong> sono negli USA: il CME di Chicago, il Chicago Board of Trade (<a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/cbot/">CBOT</a>), il <a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/nymex/">NYMEX</a> e il NYBOT di New York. Fuori dagli Stati Uniti esistono poi: l’LME di Londra, il DCA cinese, l’MCX indiano e altri ancora, ognuno con specializzazioni più o meno marcate in determinati settori economici.</p>
<p><strong>In Italia</strong>, ETF ed ETC sono quotati sull’<a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/etfplus/">ETFPlus</a>, mentre sul <a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/sedex/">Sedex</a> sono quotati <a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/covered-warrant/">covered warrant</a> e certificati anche su commodity e sull’IDEX (segmento dell’IDEM) sono quotati derivati sull’energia elettrica.</p>
<h2>Commodity trading e controparti centrali (clearing house)</h2>
<p>I <strong>mercati dei derivati</strong>, si appoggiano poi a controparti centrali (o <em>clearing house</em>), ovvero a società che garantiscono il buon fine delle negoziazioni. <strong>Come sono nate le clearing house?</strong> <strong>Leggenda</strong> vuole che verso la metà del secolo scorso un coltivatore avesse venduto prima della mietitura il proprio raccolto a un mercante di granaglie. Quell’anno il raccolto fu particolarmente abbondante, il prezzo del grano crollò; il mercante di granaglie cercava tutte le scuse per non onorare il proprio impegno ad acquistare il grano del contadino al prezzo prestabilito. Il coltivatore troncò la discussione dicendo al mercante: “<em>Ho con me il vagone del grano e il fucile: quale vuoi che ti scarichi addosso?</em>”.<br />
Per gestire in modo meno traumatico il rischio di controparte, nel 1883 il CBOT diede quindi vita alla propria <strong>clearing house</strong>.</p>
<h2>Hard e soft commodity</h2>
<p>Le commodity sono molto diverse tra loro e ognuna di esse ha specifiche variabili che ne influenza il valore. <strong>Il petrolio e l’oro sono commodity</strong> particolarmente importanti e seguite, il primo per il suo valore <strong>economico e geopolitico</strong>, il secondo come <strong>bene rifugio</strong> per eccellenza.</p>
<p>Il prezzo del petrolio, quindi, è determinato non solo dalla quantità disponibile o estratta, ma anche dalle decisioni che prendono i Paesi produttori, da guerre o crisi economiche, dal costo del trasporto, da eventuali alternative (energia solare, nucleare, gas naturale, etc.) e così via. E mentre le cosiddette <em>hard commodity</em> (cioè le materie minerarie, estratte dalla terra, o trasformazioni standardizzate di esse come la nafta o la benzina) sono influenzate da variabili parzialmente simili a quelle valide per il petrolio, nel caso delle <em>soft commodity</em> (materie prime da coltivazioni) si aggiungono la <strong>stagionalità</strong>, il <strong>meteo</strong>, la <strong>deperibilità</strong> e altro ancora.</p>
<p>Per il <strong>commodity trading</strong>, quindi, oltre all’<a href="https://magazine.webank.it/trading/analisi-tecnica-trading/">analisi tecnica</a> è necessario studiare bene ciò che impatta sulla <strong>disponibilità concreta del sottostante</strong>, seguire l’andamento della domanda e dell’offerta degli specifici mercati, acquisire informazioni sui dati di ogni singolo settore.</p>
<h2>Non solo future</h2>
<p>Se i future sono stati i primi strumenti finanziari per la <strong>negoziazione delle commodity</strong>, dapprima utilizzati come “assicurazioni” e progressivamente anche per pura speculazione, ad essi si sono col tempo affiancati altri strumenti. Tralasciando le azioni, come quelle delle società minerarie, del settore energetico o di trasformazione delle materie prime, e i fondi d’investimento (che investono in panieri di società di quegli stessi settori), per <strong>investire in commodity</strong> vi sono alcuni altri strumenti utili alla portata dei trader, che, ovviamente, per essere utilizzati presuppongono uno studio specifico.</p>
<p>Si tratta di derivati come le <strong>opzioni</strong>, i <strong>covered warrant</strong>, i <strong>certificati a leva e d’investimento</strong> (che sostanzialmente rappresentano strategie in opzioni), ma anche gli <strong>ETF</strong> (quote di fondi quotati) e gli <strong>ETC</strong> (titoli bancari su commodity garantiti dal possesso del sottostante).</p>
<p>Ognuno di questi strumenti ha caratteristiche diverse, a partire dalla <strong>fiscalità</strong>, dalla possibilità di <strong>compensazione tra plusvalenze e minusvalenze</strong>, dalla presenza o meno di <strong>scadenze</strong> che ne provocano una variazione di valore nel corso della vita, ma anche (nel caso dei certificati) una <strong>protezione</strong> totale o parziale del capitale investito a fronte di un costo più alto per l’investitore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>di Andrea Fiorini</em></p>
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		<title>Borse europee: DAX, FTSE MIB, CAC 40 e non solo</title>
		<link>https://magazine.webank.it/trading/borse-europee-dax-ftse-mib-cac-40-e-non-solo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Webank]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Feb 2019 08:00:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Trading]]></category>
		<category><![CDATA[basi trading]]></category>
		<category><![CDATA[borsa]]></category>
		<category><![CDATA[dax]]></category>
		<category><![CDATA[trading online]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://magazine.webank.it/?p=3932</guid>

					<description><![CDATA[<p>Secondo le statistiche, tra il 70% e l’80% degli investitori italiani predilige il mercato azionario italiano, in cui i settori bancario e dell’energia dominano. Percentuali che si confermano anche per quanto riguarda i trader, ovvero investitori che scelgono di operare in completa autonomia e attraverso i canali digitali; non è quindi il canale ad orientare &#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://magazine.webank.it/trading/borse-europee-dax-ftse-mib-cac-40-e-non-solo/">Borse europee: DAX, FTSE MIB, CAC 40 e non solo</a> proviene da <a href="https://magazine.webank.it">Magazine Webank</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo le statistiche, tra <strong>il 70% e l’80% degli investitori italiani predilige il <a href="https://magazine.webank.it/investimenti/indici-azionari-italiani-ftse-mib/">mercato azionario italiano</a></strong>, in cui i settori <strong>bancario </strong>e dell’<strong>energia</strong> dominano. Percentuali che si confermano anche per quanto riguarda i trader, ovvero investitori che scelgono di operare in completa autonomia e attraverso i canali digitali; non è quindi il canale ad orientare l’investimento (consulente, web o altro) quanto piuttosto la percezione che l’investitore ha di avere <strong>maggiore confidenza con le</strong> <strong>azioni italiane</strong>.</p>
<p>Il mercato italiano nel suo complesso (considerando quindi azioni, obbligazioni e <a href="https://magazine.webank.it/trading/cosa-sono-i-derivati-e-quali-tipologie-esistono/">derivati</a>), può andare bene per alcune categorie di trader o di investitori, ma resta <strong>un mercato locale</strong>, né più né meno di quello della maggioranza degli altri Paesi (fatte salvo una dozzina di grandi mercati ormai globali), con maggiore o minore liquidità e volatilità a seconda dei parametri che si considerano.</p>
<p>Come ogni mercato locale, il mercato italiano ha il <strong>pregio</strong> di offrire specifici titoli o andamenti, ma ha il <strong>difetto</strong> di limitate liquidità e opportunità di <a href="https://magazine.webank.it/investimenti/diversificazione-portafoglio-cosa-e/">diversificazione del portafoglio</a> e del rischio ed è per questo che bisogna conoscere le <strong>borse europee</strong> (ed extra-europee) e i loro indici.</p>
<h2>Borse europee: le piazze azionarie più frequentate</h2>
<p>Alzando lo sguardo dal <a href="https://magazine.webank.it/trading/conoscere-il-trading-book/">trading book italiano</a>, i primi mercati a cui si rivolge il trader italiano sono quelli europei. Su queste piazze finanziarie di livello mondiale, a partire dalla Germania che è poi la principale tra le <strong>borse europee</strong>, sono quotate alcune delle <strong>multinazionali</strong> più note e importanti del pianeta. Multinazionali che sono presenti da decenni in Italia con prodotti e servizi di grande visibilità, che, necessariamente supportate dai grandi volumi di informazioni finanziarie a cui possiamo attingere attraverso i media, può fornire agli investitori (anche in qualità di consumatori dei prodotti di queste aziende) una percezione “rassicurante” relativamente all’attività delle aziende stesse.<br />
L’attenzione degli <strong>investitori italiani</strong> si concentra molto spesso sulla <strong>Germania</strong>, ma anche sulla <strong>Francia</strong> (che comunque come azionario resta un mercato piuttosto limitato a livello continentale),  su qualche altro Paese che vanta alcuni campioni particolari (si pensi al mercato finlandese, che per anni è stato molto frequentato per via della sola presenza di Nokia) e  su altri Paesi di dimensioni finanziarie inferiori (Belgio, Spagna, Paesi Bassi). Meno attrattivo risulta il mercato azionario del  Regno Unito sul quale grava da sempre la tassa <em>“duty stamp”</em>.</p>
<h2>Quali indici considerare per capire meglio i mercati europei</h2>
<p>Per permettere agli investitori di seguire in modo sintetico ma realistico <strong>l’andamento dei mercati, borse europee comprese</strong>, sono stati creati dei “panieri”, detti indici, in cui vengono concentrati i titoli azionari a maggiore capitalizzazione presenti sui singoli mercati.</p>
<p>Se in Italia l’indice più importante è il <strong><a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/ftse-mib/">FTSE MIB</a></strong> (ovvero un paniere dei 40 titoli più grandi del <a href="https://magazine.webank.it/trading/mercati-finanziari-trader-italiani/">mercato azionario italiano</a> <a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/mta/">MTA</a>), in Germania il riferimento è il <a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/dax-30/">DAX</a> (Deutsche Aktienindex 30) e in Francia il <a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/cac-40/">CAC 40</a>. A questi si affiancano poi il <a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/ftse-100/">FTSE 100</a> del Regno Unito (London Stock Exchange) e l’Eurostoxx 50, uno degli indici più importanti d’Europa.<br />
Come detto, statisticamente riscuotono minore interesse tra i trader italiani gli indici e i future di Paesi in cui i mercati finanziari, e quindi le economie, sono di minori dimensioni. Tuttavia, si tratta di mercati in cui le dimensioni non sono poi così insignificanti come molti credono, anzi, e che nascondono spesso grande dinamicità, multinazionali quotate di grande rilevanza internazionale e grande apertura ai mercati esteri. Tra questi basti citare la Spagna (indice <a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/ibex-35/">IBEX 35</a>), la Finlandia (OMX Helsinki 25), la Svezia (OMX Stockholm 30) o la Svizzera (SMI).</p>
<h2>I future sugli indici azionari delle borse europee</h2>
<p>Questi stessi <strong>indici azionari delle borse europee</strong> diventano poi i sottostanti di molti <a href="https://magazine.webank.it/voce_glossario/derivato/">strumenti derivati</a>. <em>Future</em> in particolare, ma anche opzioni, certificati ed altri ancora, che consentono di <strong>scambiarsi contratti</strong> ma non i titoli stessi; quindi strumenti più complessi da gestire in quanto soggetti a variabili un po’ diverse da quelle che influenzano un’azione o un paniere di azioni (e soggetti all’acquisto di interi lotti di titoli piuttosto che di singole unità, quindi negoziabili solo con importi più ingenti), ma che offrono una maggiore <strong>versatilità</strong> d’uso e una grande <strong>liquidità</strong>. Quest’ultima equivale poi di fatto alla possibilità di poterli scambiare sul mercato a livelli di prezzo più numerosi e caratterizzati da ordini maggiori e più frequenti.</p>
<h2>Il DAX 30 tedesco e le borse europee</h2>
<p>L’indice DAX 30 è forse l’indice azionario con il maggior peso in Europa, poiché i titoli delle società che in esso confluiscono non sono soltanto quelli delle 30 società a più ampia capitalizzazione della Germania, ma sono vere e proprie multinazionali di caratura mondiale. Tra essi, infatti, troviamo alcuni tra i più grandi produttori globali di <strong>automobili</strong> (Volkswagen e BMW), della <strong>chimica</strong> (BASF, Henkel) della <strong>finanza</strong> (Deutsche Bank), delle <strong>assicurazioni</strong> (Allianz) e di svariati altri settori. Si tratta infatti di <strong>un indice molto equilibrato dal punto di vista della distribuzione tra settori</strong>, a differenza dell’indice italiano che è invece molto squilibrato verso i bancari e gli energetici. Gli scambi relativi ai 30 titoli del Dax rappresentano circa l’80% degli scambi totali registrati dal mercato azionario tedesco.<br />
Ogni contratto sul <strong>future sul Dax</strong> vale 25 euro a punto e un contratto su di esso ha un valore di 250.000 euro; molti broker offrono sui future di questo tipo mini-lotto e micro-lotto di valore più contenuto. Il Dax (sia come indice sia come future) è considerato una delle spie più sensibili dell’andamento dell’economia finanziaria, non solo della Germania quanto dell’intera Europa, e per questo è inserito nei <strong>portafogli di investimento</strong> di tutti i più grandi (ma anche i più piccoli) intermediari finanziari del mondo. Per l’indice DAX il riferimento è la <strong>Deutsche Börse di Francoforte</strong> che ne consente la negoziazione sulla piattaforma Xetra, mentre per il future sul DAX è l’<strong>Eurex</strong>, parte dello stesso gruppo.</p>
<h2>CAC 40: l&#8217;indice azionario francese</h2>
<p>Il CAC 40 è il principale <strong>indice azionario francese</strong>, che raggruppa le 40 aziende a maggiore capitalizzazione del Paese. Di queste, una grossa fetta (stimata attorno al 40-50%) è controllata da aziende non francesi. Anche in questo caso sono presenti in esso importanti multinazionali, in particolare di <strong>servizi industriali, banche e assicurazione</strong>, della produzione industriale e del <strong>manifatturiero</strong>.</p>
<p>Dal 2000 la Borsa di Parigi è stata incorporata in un gruppo <strong>insieme alle borse portoghese e belga</strong> (dal 2018 anche quella <strong>irlandese</strong>), acquisito a sua volta nel 2007 dal NYSE statunitense. Rispetto al Dax tedesco, non computa i dividendi delle azioni e non è necessario che le società quotate abbiano sede in Francia. Per l’indice CAC 40 francese e per il relativo future il mercato è l’<strong>Euronext Parigi.</strong></p>
<h2>Il principale indice italiano: il FTSE MIB</h2>
<p>La storia del <strong>principale indice azionario italiano </strong>è iniziata nel 1992 con la denominazione di Comit 30 (dal nome della banca che lo calcolava, la Banca Commerciale Italiana, ora Intesa), ridenominato nel 2004 MIB 30; nel 2003 Borsa Italiana ha stretto un accordo con Standar&amp;Poor’s per il calcolo del nuovo S&amp;P MIB, ma nel 2009, con l’acquisizione di Milano da parte del London Stocks Exchange inglese, l’indice è stato sostituito dal FTSE MIB 30 (da Financial Time Stock Exchange). Le principali società dell’indice italiano sono <strong>ENI, ENEL, Intesa, Unicredit e Generali. </strong>Per l’indice FTSE MIB il mercato italiano è l’<strong>MTA</strong>, per il future l’<strong>IDEM</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>di Andrea Fiorini</em></p>
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