Bull Market e Bear Market: significato e strategie

Bull Market e Bear Market: significato e strategie #Trading

Molti anni fa, il presidente di una piccola banca locale, osservando le immagini di un orso e di un toro stampate su un documento di borsa, commentò: “Ma come mai qui sopra ci sono disegnati degli animaletti?”. Il fatto che il toro e l’orso siano stati presi da sempre come simboli dell’andamento borsistico, rispettivamente positivo e negativo, resta di fatto un mistero. In letteratura e sul web le ipotesi al riguardo si sprecano: le corna del toro sono rivolte verso l’alto, la zampa dell’orso si muove verso il basso, alla borsa di Amsterdam i negoziatori – in fase di compravendita – si esprimevano con espressioni simili a muggiti e così via. Comunque sia, “mercato toro” (in inglese bull market) è un’espressione che indica positività, rialzo, crescita, e in sintesi è equivalente a “mercato rialzista”; al contrario, “mercato orso” (bear market), significa negatività, ribasso, declino, cioè “mercato ribassista”.

Tori e orsi nel trading online

Nel trading online toro e orso indicano una tendenza di medio, lungo o lunghissimo periodo del mercato riscontrabile sui grafici, ovvero una prospettiva di salita o discesa complessiva che si può dipanare nel corso di un periodo che può variare da pochi giorni a qualche anno. Difficilmente, quindi, si useranno queste due espressioni nell’ambito dell’andamento intraday o comunque di breve o brevissimo periodo, per i quali si preferirà “andamento ribassista” o “andamento rialzista”. Ma cosa, esattamente, tende a crescere e a diminuire nel tempo?

 

Esempio di trend rialzista
Esempio di trend rialzista

 

Esempio di trend ribassista
Esempio di trend ribassista

Prezzi, tempo e mercati

Singoli strumenti, panieri (indici) quotati in borsa (ma anche al di fuori dei mercati regolamentati) registrano la variazione dei prezzi in un flusso continuo che sulle piattaforme di trading online vengono visualizzati sotto forma di grafici o di book (lista di prezzi). Ad ogni punto del grafico corrisponde il prezzo in un dato momento. Poiché il prezzo varia in funzione della domanda e dell’offerta e del periodo considerato, il grafico ha sempre un andamento più o meno imprevedibile, ma consente di valutare la tendenza (trend) entro il quale è inserito.
Questo significa che, anche grazie agli strumenti forniti dall’analisi tecnica, è possibile identificare tendenze rialziste (bull market) o ribassiste (bear market), per sfruttarle a fini speculativi.

Come trovare il toro e l’orso

Comprendere se lo strumento finanziario su cui si vuole operare si situa all’interno di un bull o di un bear market significa quindi semplicemente identificare la sua tendenza di periodo.
Per identificare i trend vi sono alcuni indicatori validi con i quali, nel corso del tempo, alcuni analisti hanno costruito indicatori più complessi. Le medie mobili rientrano tra questi indicatori e misurano il valore medio del prezzo di uno strumento finanziario in un periodo predeterminato (es. gli ultimi 20 o 50 giorni), in modo da segnalare quando il prezzo esce dalla media, cioè dalla “normalità” del periodo, verso l’alto o verso il basso. Le medie mobili, poi, possono essere incorporate in indicatori come le bande di Bollinger, i Canali di Donchian, il Momentum, il ROC, l’ADM, ognuno con specifiche peculiarità operative, oppure utilizzate insieme (es. a 20, 50 e 200 sedute). Ovviamente, e ciò vale per tutti gli indicatori, per utilizzarli non basta aprire il grafico e buttarli dentro sperando di avere la magica indicazione del trend, ma devono essere studiati a fondo per capire in quali condizioni di mercato funzionano o non funzionano, che probabilità statistica hanno di funzionare, su quali mercati, strumenti e periodi di tempo operano meglio e così via.

Operare al rialzo e al ribasso

Una volta identificato il trend, resta il problema di scegliere una strategia adeguata a cavalcarlo. La stragrande maggioranza dei trader tende per istinto a preferire i bull trend, cioè le tendenze al rialzo. Vedere il titolo che sale, psicologicamente dà una sensazione rassicurante e rientra in una tendenza che il nostro cervello riconosce come “naturale”. Tuttavia, da molti anni le piattaforme e i sistemi di trading online consentono anche di operare al ribasso, cioè quando il mercato “va male”.

Questa funzione (che è anche una tecnica operativa) viene definita short (long quando invece si opera al rialzo) e ha un duplice vantaggio: permette sia di restare attivi sul mercato in qualunque situazione di borsa, sia di operare contemporaneamente sui due lati del book per coprirsi da eventuali brusche inversioni di tendenza, riducendo il rischio, e ciò anche su strumenti diversi (es. azioni al rialzo e opzioni al ribasso).

Scendere in short

Lo short è l’operazione speculare (e dunque non esattamente opposta) del long e dal punto di vista tecnico non è complessa; tuttavia è controintuitiva e di conseguenza non semplice da padroneggiare. Funziona in questo modo: invece di comprare a un prezzo basso e rivendere a un prezzo più alto (long), quando ci si accorge di una tendenza ribassista si vende a prezzo alto e si ricompra a prezzo più basso. Ma se non si ha già lo strumento in portafoglio, come si fa a vendere prima di ricomprare? In questo caso subentra il broker online, che attraverso il servizio di prestito titoli mette a disposizione gli strumenti richiesti. Trattandosi di un servizio, ovviamente ha un costo, che solitamente è un interesse calcolato sulla quantità e sulla durata del prestito, ma si tratta di cifre più che gestibili, dato che chi utilizza questa tecnica lo fa prevalentemente in intraday o nel brevissimo periodo.

di Andrea Fiorini