Quale leva usare con Forex e derivati e quali le novità ESMA?

Quale leva usare con Forex e derivati e quali le novità ESMA? #Trading

Quello che è conosciuto come Forex non è un mercato regolamentato come lo sono le grandi borse nazionali, ma è invece un circuito di scambio in cui numerosi soggetti (banche, istituti finanziari, etc.) negoziano liberamente tra loro le valute, scambiandosi quindi, in un flusso interminabile, euro, dollari, yen, franche svizzeri, sterline e così via.

Le caratteristiche del Forex sono peculiari e sono tanti gli aspetti da conoscere: la differenza tra trader e broker, i diversi rischi rispetto agli altri mercati, il concetto di time frame e l’utilizzo della leva soprattutto dopo l’entrata in vigore del MIFID 2 e delle regole imposte dall’ESMA, (l’ente di vigilanza dei mercati finanziari dell’Unione Europea).

Trader vs broker: capire come funziona la leva nel Forex

Il fatto che il Forex sia un circuito non regolamentato porta con sé alcuni vantaggi ma anche, per i trader privati, un rischio. Quando infatti si negozia un cambio (es. euro-dollaro o dollaro-yen), a differenza di quanto avviene per esempio sull’MTA italiano o sul NYSE statunitense, non si opera con un trader, con una banca o con un altro soggetto all’interno di un “contenitore” gestito da un’entità super partes attraverso il servizio fornito dai rispettivi broker online, ma si opera direttamente con il proprio broker.

Ciò significa che, sul Forex, il broker guadagna se il trader perde e perde se il trader guadagna, e che per questo il broker opererà in modo da ridurre il più possibile le proprie perdite e incrementare i propri guadagni.

Le due facce della leva nel Forex

Questo tipo di attività è quindi attentamente monitorata dalle autorità di vigilanza nazionali e internazionali, che in questi anni hanno ravvisato nella leva finanziaria un rischio aggiuntivo per i clienti e che per questo hanno deciso di limitarne l’utilizzo. Come mai?
La leva è di fatto un prestito che il broker concede al trader per consentirgli di operare con un capitale superiore a quello effettivamente posseduto. In alcuni casi la leva offerta ha addirittura raggiunto livelli di 400:1 o di 500:1, livelli che offrono ancora broker al di fuori dell’Unione Europea (quindi non autorizzati ad aprire conti ai residenti in Italia).

Un servizio che ha due facce: se da una parte aiuta infatti i trader a perseguire obiettivi operativi più ambiziosi, dall’altra favorisce l’assunzione di rischi maggiori rispetto a quelli che normalmente si assumerebbero, con il risultato che le perdite – per coloro che non hanno sufficiente esperienza e competenza – possono essere maggiori rispetto al proprio profilo di rischio. Bisogna quindi stare attenti e tutelarsi per fare trading online in modo sicuro.

La stretta dell’ESMA a tutela dei clienti

La leva nel Forex è uno strumento molto impegnativo, che può aiutare i trader a guadagnare di più ma che, in caso di perdite incrementali, consente anche ai broker di guadagnare di più proprio grazie a queste perdite.

Ecco perché l’ESMA (l’ente di vigilanza dei mercati finanziari dell’Unione Europea) nel corso del 2018 ha introdotto un vincolo particolarmente stringente sull’uso della leva, non solo sul Forex ma anche sui CFD (contratti differenziali), anch’essi strumenti cosiddetti OTC (over-the-counter, cioè non quotati su mercati regolamentati).

Poiché l’ESMA non ha poteri legislativi o di polizia, può solo imporre norme di durata temporanea (tre mesi); nel caso dello stop alla leva, l’ESMA ha però più volte reiterato il blocco, in attesa che venga emanata una direttiva che ne regoli definitivamente l’uso.

Quale leva usare nel Forex? Le regole ESMA

Vediamo quindi le nuove regole sulla leva su Forex e strumenti derivati, che tutti i broker online sono obbligati ad applicare:

  • 30:1 per i cambi in cui sono presenti dollaro USA (USD), euro (EUR), yen (JPY), sterlina (GBP), dollaro canadese (CAD) o franco svizzero (CHF);
  • 20:1 per i cambi in cui sia presente almeno una valuta non compresa nell’elenco precedente e per i derivati che abbiano come sottostante l’oro o uno dei seguenti indici azionari: FTSE 100, CAC 40, DAX30, Dow Jones Industrial, S&P 500, Nasdaq Composite, Nasdaq 100, Nikkei 225, ASX 200 ed Eurostoxx 50;
  • 10:1 per i derivati che abbiano come sottostante materie prime o indici azionari diversi da quelli sopra indicati;
  • 5:1 per i derivati che abbiano come sottostante azioni o altri strumenti sopra non indicati;
  • 2:1 per i derivati che abbiano come sottostante criptovalute.

Stop alle perdite e al conto in rosso 

Ma non è finita qui, perché per proteggere i trader l’ESMA ha introdotto alcune regole aggiuntive, tra cui l’importantissima regola di chiusura del margine. Cosa significa? È presto detto: quando si utilizza la leva – cioè il prestito offerto dal broker – il broker stesso vi tiene bloccato sul conto una parte del vostro capitale che varia a seconda dello strumento utilizzato per l’operazione.

Questa parte di capitale bloccato si chiama margine di garanzia; se la vostra operazione si rivela perdente, l’ESMA obbliga il broker a chiudere l’operazione se la perdita potenziale (cioè se chiudete effettivamente l’operazione) raggiunge la metà del margine (il capitale bloccato).

Un esempio pratico: se avete 1.000 euro, operate in leva 10:1 (come se aveste 10.000 euro) e vi viene bloccato sul conto un margine di 200 euro, se la perdita arriva a 100 euro (il 50% del margine) l’operazione viene bloccata.

A questo l’ESMA ha poi aggiunto un altro obbligo per il broker: deve assicurarsi che il vostro conto non vada mai in negativo.

Più libertà per i “clienti professionali”

La MIFID 2, che è la normativa che regola i mercati finanziari nell’UE, prevede però due tipi di trader, il trader privato – diciamo il trader “normale” – e il trader professionale; quest’ultimo, se dimostra al broker di possedere requisiti di esperienza, competenza e patrimonio adeguati, può essere autorizzato ad operare con regole diverse e meno stringenti.
In particolare, per essere riconosciuti come clienti professionali è necessario possedere almeno due su tre dei seguenti requisiti:

  • Avere esperienza nel settore finanziario, non necessariamente come dipendente di intermediari ma anche come trader privato;
  • Avere effettuato una media di 10-20 ordini con volumi significativi in ognuno degli ultimi quattro trimestri;
  • Avere un capitale, liquido o investito in strumenti finanziari, pari almeno a 500.000 euro.

 

di Andrea Fiorini