Dividendi, quando trading e investimenti s’incontrano

Dividendi, quando trading e investimenti s’incontrano #Trading

I dividendi sono una parte degli utili di una società che la società stessa decide di non reinvestire nella propria attività ma di distribuire ai propri azionisti. Solitamente il valore dei dividendi attribuiti agli azionisti è indicato per singola azione (es. 0,50 euro per azione).

I trader o gli investitori che posseggono azioni di una società hanno quindi due possibilità per incassare una plusvalenza dalle azioni possedute: vendere le azioni a un prezzo superiore a quello di acquisto oppure incassare i dividendi.

Negoziare azioni, qualunque canale si utilizzi per acquistarle, ha infatti due significati ben diversi a seconda che s’investa a fini speculativi in ottica di brevissimo o breve periodo (per guadagnare dalla differenza tra prezzo d’acquisto e prezzo di vendita) oppure che si scommetta sul progetto imprenditoriale della società che emette le azioni, prevalentemente in ottica di medio-lungo periodo.

Nel primo caso sarà necessario esaminare con attenzione l’andamento del prezzo attraverso gli strumenti dell’analisi tecnica, nel secondo sarà opportuno utilizzare l’analisi fondamentale unita allo studio del bilancio, dei piani industriali e dei comunicati rilasciati dalla società stessa.

Qualunque sia l’ottica d’investimento in azioni, i dividendi possono rappresentare un importante obiettivo finanziario, come integrazione dei risultati sia dell’attività speculativa sia dell’adesione a uno specifico progetto imprenditoriale.

Distribuzione dividendi: chi la decide

Le società, che siano quotate in borsa oppure no, non hanno alcun obbligo di distribuire dividendi tantomeno di distribuirne un importo determinato. Si tratta infatti di una decisione che solitamente prende, nella massima libertà conferitagli dai suoi poteri, l’amministratore delegato, e che il consiglio di amministrazione di solito ratifica. Segue l’assemblea ordinaria dei soci per l’approvazione definitiva.

Alla base della decisione ci possono essere molteplici ragioni: un ampio utile accumulato nell’anno in corso o negli anni precedenti, la necessità di soddisfare le pressanti richieste dei principali azionisti, ridurre il carico fiscale, migliorare la percezione dell’azienda o del titolo da parte del mercato o altro ancora.

È, in definitiva, una decisione “politica” e insindacabile dell’azienda, e può far parte di una specifica strategia pluriennale (dividend policy) resa nota al mercato. I dividendi possono essere distribuiti in contanti o in azioni (con aumento gratuito di capitale).

Il tempo della raccolta

Per sapere quando vengono distribuiti i dividendi (o quando avviene lo stacco dei dividendi) è necessario seguire i comunicati delle singole aziende. Su Internet esistono siti web e media che seguono con attenzione il fenomeno e informano con puntualità sugli stacchi anche attraverso veri e propri calendari.

Solitamente sul mercato italiano (in particolare per le blue chip dell’MTA, mercato gestito da Borsa Italiana) l’anno fiscale delle aziende si chiude quasi sempre il 31 dicembre; nei tre mesi successivi le società raccolgono e rielaborano i dati dell’andamento dell’anno, pubblicano il bilancio e decidono se vi sono fondi da destinare ai dividendi. Questi quindi vengono comunicati a partire da marzo-aprile per essere pagati agli azionisti tra aprile e giugno, due giorni dopo lo stacco.

Nel caso delle blue chip italiane citate, nel 2017 i dividendi sono stati da un minimo di 0,045 euro a un massimo di 1,07 euro per azione, con percentuali di remunerazione sul valore dell’azione stessa che nei casi migliori è stata del 5-7% e in un caso perfino del 9,4%. Tralasciando le società – numerose – che invece non hanno distribuito alcun dividendo.

Dividendi e trading

Gli analisti tecnici amano ripetere che “il prezzo di un titolo sconta tutto”, cioè che ogni evento societario o di mercato influenza l’andamento di un titolo e che il prezzo dunque comprende in sé tutte le variabili necessarie a comprenderne la dinamica. Ciò è vero anche per i dividendi visto che, alla data dello stacco, il prezzo può scendere fino a scontare esattamente l’intera entità del dividendo stesso.

Il prezzo di un’azione è comunque sottoposto a pressione in numerosi momenti: nell’imminenza dell’annuncio del dividendo (o dichiarazione del dividendo), il giorno entro cui bisogna essere riconosciuti come possessori delle azioni (data ex dividendo), il giorno in cui viene reso noto l’elenco degli azionisti che hanno diritto al dividendo (record date), il giorno in cui ne viene resa nota l’entità (con possibili strascichi nei giorni seguenti), il giorno dello stacco e i giorni successivi. Fasi di un periodo che può durare molte settimane (intersecandosi quindi con altri fattori) e che può creare molte occasioni di negoziazione di breve termine.

Stacco del dividendo: due strategie suggerite

Possedendo azioni di una società quotata, una volta annunciato lo stacco del dividendo, è possibile scegliere due strade. La prima, tenere, aspettare lo stacco e incassare il dividendo. La seconda, vendere il giorno prima dello stacco (quando il prezzo è ancora più alto, sapendo che dopo lo stacco scenderà), aspettare lo stacco e ricomprare in apertura a prezzo ipoteticamente più basso rispetto al prezzo di acquisto. In ogni caso, è necessario valutare bene il differenziale di prezzo, le commissioni di negoziazione e peso e tempistiche del pagamento delle imposte sulle plusvalenze.

Dividendi e investimenti

La negoziazione speculativa di breve termine (trading in senso stretto) non è l’unico modo di sfruttare i dividendi. Vi sono infatti fondi d’investimento (di cui molti negoziabili online) ed ETF (quote di fondi) che puntano proprio su questo tipo di possibilità, in molti casi appoggiandosi a indici internazionali in titoli azionari ad alto rendimento storico da dividendi, come l’EuroStoxx Select Dividend 30 o l’MSCI EMU High Dividend Yield.

Gli ETF possono essere a distribuzione (i dividendi vengono distribuiti ai possessori delle quote, con imposta sostitutiva del 26% immediata) o ad accumulazione (i dividendi vengono reinvestiti nel fondo e la tassazione del 26% avviene solo al momento della sua vendita sulla differenza di valore rispetto al momento dell’acquisto).

Volendo mantenersi comunque sulle azioni, va sottolineato che il 94% dell’ammontare totale dei dividendi dei mercati gestiti da Borsa Italiana (nel 2017 circa 17 miliardi di euro in totale) derivano proprio dalle blue chip, cioè dalle prime 30 società per capitalizzazione. Di queste 30, soltanto 19 hanno però offerto dividendi superiori al BTP decennale (2,4%), utile come confronto per investimenti di medio-lungo periodo e al di fuori di strategie che tengano conto dell’andamento del prezzo dell’azione.

di Andrea Fiorini