Trading online e investimenti

Trading online e investimenti #Trading

L’immagine che spesso si ha del trader è quella del giocatore d’azzardo che facilmente perde il controllo delle proprie facoltà e che “scommette” in borsa i suoi pochi sudati risparmi in una sorta di nevrosi compulsiva. La realtà, tuttavia è molto diversa: il trading finanziario per il risparmiatore italiano rappresenta un canale d’investimento non esclusivo. Ciò significa che il trader medio utilizza una parte del suo capitale per negoziare titoli online, mentre il resto del capitale lo investe in modo tradizionale.

Secondo le ultime statistiche disponibili (fonte Borsa Italiana-GFK Eurisko), se è vero che l’80% dei trader investe in azioni, il 70% investe anche in obbligazioni e titoli di Stato, il 10% in prodotti postali e, in una percentuale che a seconda degli anni oscilla tra il 50% e il 60%, in prodotti e servizi di risparmio gestito, in particolare fondi d’investimento e gestioni patrimoniali. Senza contare che il trader, che per profilo d’età, sesso e professione può essere identificato con un normale padre di famiglia di buon reddito, utilizza normalmente anche prodotti come mutui, carte di credito, conti correnti e di deposito, prestiti, fidi e tutti i servizi bancari tradizioni per il risparmio e la gestione dei conti. Il trader, quindi, è un “normale investitore” che, a differenza della maggioranza degli investitori, sfrutta “anche” il canale online.

Trading finanziario: motivazione e ripartizione del capitale

Solitamente i motivi che spingono a investire i propri risparmi sono quattro:

  1. raggiungere un obiettivo preciso (comprare la casa o pagare l’università ai figli)
  2. accrescere il capitale
  3. speculare (negoziare titoli finanziari con un alto rapporto tra rischio e rendimento, motivazione prevalente nel trading online)
  4. conservare il capitale per poterlo utilizzare nel momento in cui serve (prodotti e servizi finanziari che consentono una rapida smobilitazione degli investimenti).

Il trader-investitore, che viene ormai definito “smart investor” o investitore evoluto, è quindi spinto nelle sue scelte d’investimento da tutte e quattro le motivazioni suindicate, spesso contemporaneamente. Infatti nel 20-30% dei casi il trader indica tra i suoi obiettivi anche l’investimento a medio-lungo termine e la diversificazione del portafoglio. Quest’ultima viene attuata utilizzando mediamente il 10-15% della liquidità (quindi non dell’intero capitale posseduto) per il trading online. Nel caso della speculazione, sapendo che il rischio di perdere tutto o parte del capitale operando in modo autonomo è alto, il trader si prepara con attenzione sia nella teoria che nella pratica e verifica preventivamente le proprie competenze relative a mercati e strumenti finanziari.

Autonomia sì, ma con giudizio

A livello di trading finanziario, anche per quanto riguarda le scelte d’investimento il trader non sempre è così autonomo o isolato come si crede ma si inserisce nella catena del sistema informativo finanziario con un approccio che si adatta in modo molto flessibile alle diverse esigenze della diversificazione che attua. Sfrutta infatti le diverse fonti d’informazione in tempi e modi diversi a seconda che ne abbia necessità per rinnovare i fondi in scadenza, investire online in pronti contro termine, negoziare titoli, chiedere un prestito o scegliere un promotore.

Per quanto riguarda l’attività di negoziazione, questo accesso flessibile alle fonti avviene prima di tutto perché nell’operatività sono pochi i trader chi si basano esclusivamente sull’analisi tecnica e sull’elaborazione dei dati di borsa puri, mentre la maggior parte integra quest’ultima con notizie provenienti da siti Internet, media (giornali, tv, radio) e social media, ma anche perché quel 50-60% di trader citato all’inizio che utilizza servizi e prodotti del risparmio gestito è in relazione con personale bancario (filiale, promotore, consulente, private banker, etc.) con cui in parte condivide informazioni sui mercati e strumenti finanziari.

Mediamente quindi, meno della metà dei trader opera (o dichiara di operare) in completa e totale autonomia, ed è per questo che i broker online che oltre al mero servizio di trading mettono a disposizione dei clienti una gamma più o meno ampia di servizi bancari e/o d’investimento rappresentano almeno l’80% del mercato italiano per eseguiti, numero di clienti e volumi. E gli studi su questo settore indicano che l’utente che per il trading utilizza broker online che non offrono questo tipo di servizi li va comunque a cercare presso altri istituti, aprendo più conti contemporaneamente; quindi, per esempio, anche i trader che operano con Forex o CFD broker specializzati solitamente hanno conti e utilizzano servizi di banche tradizionali od online.

di Andrea Fiorini

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biancl • 12/01/2016

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