Dati macroeconomici, come leggerli e che impatto hanno sui mercati

Dati macroeconomici, come leggerli e che impatto hanno sui mercati #Investimenti

Torniamo un attimo alle basi. L’economia politica – la scienza che mette al centro del suo studio l’attività umana finalizzata a ottenere le risorse per il soddisfacimento dei bisogni di uomini e donne – si dirama in microeconomia e macroeconomia: la prima analizza il comportamento del singolo consumatore, imprenditore o risparmiatore, mentre la macroeconomia pone sotto la sua lente il comportamento degli aggregati, dalle famiglie alle imprese fino allo Stato. Negli aggregati di cui si occupa la macroeconomia rientrano indicatori come il Prodotto Interno Lordo, la produzione industriale, i salari, l’occupazione, gli investimenti, l’inflazione e i consumi, di cui si monitora l’andamento nel tempo.

Chi rileva i dati macroeconomici

A raccogliere e rielaborare i dati sono appositi uffici di studio, ricerca e statistica, nazionali o internazionali. Per esempio, in Italia abbiamo l’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) che ci aggiorna periodicamente su PIL, inflazione, occupazione, deficit, debito, commercio internazionale e via dicendo.

Letture preliminari e letture finali

In generale, gli aggiornamenti avvengono a cadenza periodica regolare: settimanale, mensile o trimestrale. La diffusione può riguardare le cosiddette “letture preliminari”, che poi vengono confermate o corrette dalle “letture finali”: ciò vale, per esempio, per i vari PMI, i Purchase Managers Index, indicatori che forniscono un giudizio sintetico sullo stato di servizi e manifatturiero. A loro volta, queste letture possono essere migliori, peggiori o in linea con le stime degli analisti finanziari.

Dato macroeconomico: nominale e reale

Il dato macroeconomico non sempre è espresso in valuta: PIL, debito, deficit, import, export, vendite, ordinativi, salari e risparmi chiaramente lo sono, occupazione e inflazione invece no. Quando espresso in valuta, il dato può essere nominale o reale. Il valore reale tiene conto di variabili come l’inflazione.

Per esempio, in termini nominali 100 euro del 2008 equivalgono a 100 euro del 2018. Nel frattempo, però, sono cambiate la quantità e la qualità di beni e servizi che si possono acquistare con quella cifra: ne è cambiato, cioè, il valore reale. Del Prodotto Interno Lordo vengono rilasciate due versioni: una nominale e una reale.

Congiunturale e tendenziale

Il dato congiunturale misura la variazione in termini assoluti o percentuali rispetto al periodo precedente (per esempio, febbraio rispetto a gennaio o quarto trimestre rispetto al terzo, eccetera), mentre è tendenziale il dato che misura la variazione, sempre in termini assoluti o percentuali, in confronto con lo stesso periodo dell’anno prima (per esempio, marzo 2018 rispetto a marzo 2017 oppure primo trimestre 2018 rispetto al primo trimestre 2017, etc.).

Cosa vuol dire “destagionalizzato”

È destagionalizzato il dato depurato dalle fluttuazioni attribuibili alla componente stagionale e dovute, per esempio, a fattori meteorologici, consuetudinari, legislativi. Questa correzione può riguardare anche i cosiddetti “effetti di calendario”, se significativi (per esempio ferie estive o vacanze natalizie, etc.).

Questione di fiducia

Alcuni dati macroeconomici non sintetizzano un dato effettivo, fattuale, ma attese e previsioni di un particolare aggregato. Si tratta di sondaggi effettuati presso determinate categorie, molto seguiti perché si ritiene che diano un’indicazione sulla fase del ciclo economico che stiamo attraversando.

Oltre al citato PMI, abbiamo per esempio i vari dati sulla fiducia dei consumatori, degli investitori e delle imprese: in Europa sono molto seguiti i tedeschi ZEW e IFO, che sono una “spia” dello stato d’animo delle aziende.

Quali dati macroeconomici muovono il mercato

Alcuni dati macroeconomici sono più market mover” di altri, ossia hanno un impatto più forte sui mercati. Ciò vale quando a un incremento o a una flessione del dato segue un rialzo o un ribasso sulla piazza azionaria, obbligazionaria e/o valutaria.

Ma attenzione: la relazione non è sempre positiva. Ovvero, non sempre a un aumento dell’indicatore i mercati reagiscono con un’espansione. A volte è vero il contrario: ossia, più cresce il dato (per esempio, la disoccupazione o l’inflazione) peggio reagiscono gli investitori. Ci sono anche dati che, qualunque sia la variazione, non sortiscono effetti di sorta.

Un esempio pratico

La rilevanza del dato può anche salire o scendere a seconda del momento storico: per esempio, in questa fase i dati sui salari e l’inflazione sono maniacalmente monitorati perché si ritiene che le banche centrali calibreranno le loro prossime mosse (accelerazione del rialzo dei tassi e/o della chiusura dei vari quantitative easing) sulla base dei segnali che arriveranno da questi due fronti.

 

di AdviseOnly