Trading con gli ETF

Trading con gli ETF #Trading

Gli ETF o Exchange Traded Fund sono strumenti quotati in borsa che rappresentano quote di fondi comuni d’investimento; in Italia il mercato su cui sono negoziabili è l’ETFplus, gestito da Borsa Italiana. Gli ETF replicano in modo passivo indici o panieri di titoli (benchmark), quindi per il trader la scelta di investire in ETF è legata non solo al singolo profilo di rischio ma anche alla strategia che si intende perseguire.

Dal punto di vista del trading, la sostanziale differenza degli ETF rispetto ai fondi d’investimento (non quotati ma anch’essi disponibili online) è che questi ultimi non sono adatti a una negoziazione frequente, tanto meno intraday, in quanto vengono valorizzati una volta al giorno (attraverso il NAV, indicatore del valore netto per quota) e non in tempo reale, mentre l’accredito del capitale disinvestito può essere reso disponibile in alcuni giorni. Per il trader di breve o medio periodo, in particolare per il trader intraday, la scelta degli ETF rispetto ai fondi è dunque una scelta obbligata.

Pacchetti e asset allocation

Fondi ed ETF possono tuttavia essere utilizzati contemporaneamente per diversificare il rischio, impiegando una parte del capitale nel trading e la parte più cospicua in conti correnti o conti di deposito, e in investimenti di medio e lungo periodo in pronti contro termine, titoli di Stato, fondi e altro.

Dal punto di vista delle strategie operative, il vero vantaggio degli ETF si rivela soprattutto per il fatto di riunire in “pacchetti” di facile gestione mercati finanziari o strumenti spesso di difficile reperibilità (pensiamo ai principali mercati asiatici, ai mercati minori, a determinate commodity) o di gestione complessa (per via di fusi orari, regole differenti, informazioni in lingue diverse, etc.).

Con gli ETF si investe in maniera semplice ed efficiente su un amplissimo numero di sottostanti, sostanzialmente con le stesse modalità e alle stesse condizioni delle azioni. Con gli ETF si prende però sempre una posizione ben definita sul mercato in termini di direzionalità e di strategia (tipo di benchmark) e chi li sceglie deve avere le idee ben chiare non solo sugli obiettivi da raggiungere ma anche sul motivo della scelta di un benchmark rispetto ad un altro. Sono quindi strumenti consigliabili per un’attenta asset allocation, ovvero una diversificazione attuata con una precisa combinazione di strumenti.

Rapidità ed efficienza degli ETF

Trattandosi di strumenti mediamente liquidi, gli ETF possono essere utilizzati dal trader in sostituzione o in affiancamento ad altri strumenti (azioni, obbligazioni, derivati), per esempio investendo in un indice e contemporaneamente in specifici titoli o settori/sotto-settori di quell’indice, oppure puntando su più settori e modificandone il peso a seconda dell’andamento del mercato, oppure ancora come parcheggio della liquidità che però consente comunque di continuare a perseguire un obiettivo d’investimento dovuto al tipo di benchmark scelto.

Considerare le alternative agli ETF

Dal punto di vista della strategia operativa, infine, gli ETF possono essere confrontati con altri strumenti che in molti casi replicano l’andamento dei medesimi benchmark. Le principali alternative possibili a questo proposito sono i derivati (future e opzioni) e l’investimento diretto nei sottostanti, ove possibile. Non vi è, a questo proposito, una scelta migliore o peggiore di un’altra, perché come sempre ciò dipende dalle proprie competenze, dal profilo di rischio e dagli obiettivi che si perseguono.

In linea generale, il trader neofita potrebbe iniziare dagli ETF, anche sostenendo eventualmente costi leggermente maggiori o rendimenti minori per la loro negoziazione, e solo dopo un attento studio delle caratteristiche dei singoli derivati esporsi ad essi. Nello studio vanno considerati i meccanismi di formazione del prezzo e di negoziazione, le commissioni applicate dai broker, la liquidità dei mercati e dei singoli strumenti. Elemento da non trascurare, infine, è l’analisi della fiscalità a cui sono assoggettati i diversi strumenti finanziari, con particolare riferimento alle imposte sui “redditi da capitale” (plusvalenze) e sui “redditi diversi” (minusvalenze), alla non compensabilità tra queste due voci e all’imposta sulle transazioni finanziarie (Tobin tax).

di Andrea Fiorini

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biancl • 12/01/2016

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