I Future in Europa e in Italia

I Future in Europa e in Italia #Trading

I trader italiani sono storicamente concentrati sul mercato azionario domestico, tanto è vero che le statistiche indicano che l’attività di trading degli utenti privati è almeno per il 60-70% sull’MTA, il Mercato Telematico Azionario gestito da Borsa Italiana.
Tuttavia, poiché il trading online esiste in Italia da ormai quasi vent’anni, in questo lungo periodo di tempo una fascia minoritaria ma consistente e molto attiva di trader ha allargato la propria operatività anche ai derivati, in particolare ai future italiani ed europei.
Per fare un esempio, l’indagine E-Trading di ITE indicava come nel primo quadrimestre 2017 su un campione di un migliaio di trader intervistati il 58% avesse investito in azioni italiane, percentuale che sale al 69% per quei trader che effettuano oltre 200 eseguiti al trimestre, percentuali che per i derivati diventano rispettivamente del 26% e del 51%.

Ciò significa che i derivati, e i future in particolare, rappresentano un “terreno di caccia” ormai più che consolidato.

Derivati e Future

I derivati sono strumenti finanziari (il cui prezzo “deriva” dal prezzo di un “sottostante”, che può essere un altro strumento finanziario (azione, obbligazione, cambio, etc.), un bene reale (oro, petrolio, metalli, prodotti alimentari, etc.), o altro. Questo consente di negoziare il contratto o il titolo derivato e non direttamente il sottostante. I contratti derivati possono avere caratteristiche standardizzate (e quindi vengono scambiati nei mercati regolamentati) o non standard (scambiati in circuiti non regolamentati o over the counter). Le caratteristiche standard riguardano i lotti (quantità minime negoziabili), le scadenze (come tutti i contratti hanno infatti una scadenza precisa) e le modalità di scambio.
Il future è un particolare contratto derivato standard che obbliga le controparti (chi lo emette e chi lo acquista) a rispettare le regole ad esso assegnate, ovvero a negoziare una determinata quantità di sottostante alla scadenza e al prezzo indicato. Non è prevista per i trader la consegna fisica del sottostante negoziato.

I Future in Italia

Nel nostro Paese, come nelle principali piazze borsistiche europee, sono disponibili diversi tipi di future, ma i più importanti anche a livello di indicatori dell’andamento dei mercati, sono i future sui principali indici azionari. In particolare, in Italia il re dei future è considerato l’FTSE MIB Future, anche noto come FIB, che è un future sull’indice azionario italiano FTSE MIB, che raccoglie i 40 titoli maggiormente capitalizzati dell’MTA (ponderati sulla base del flottante) e circa l’80% della capitalizzazione complessiva dello stesso mercato. È scambiato in continua all’IDEM dalle 9 alle 17.40 ed è quotato in punti indice del valore di 5 euro; ciò significa che se il future quota 20.000 punti, un contratto FIB costerà 5×20.000 euro=100.000 euro. Per agevolare la negoziazione dei trader privati è stato introdotto il mini-FIB, il cui contratto ha un costo di 1 euro a punto indice e che quindi a quota 20.000 costerebbe 20.000 euro. Le scadenze del FIB (che ovviamente ne influenzano il valore man mano che vi si avvicina) sono marzo, giugno, settembre e dicembre (sempre disponibili le due scadenze più vicine).
Sono poi disponibili all’IDEM anche gli stock future, ovvero future su singoli titoli azionari; questi possono essere negoziati per lotti minimi, ovvero per quantità obbligatorie definite. Per fare qualche esempio, il lotto minimo del future su Enel è di 500 azioni, su Generali di 100 e così via.

I Future in Europa

Come detto, in Europa come in Italia i future di maggiore interesse per i trader (e non solo) sono quelli sui principali indici. L’Eurex è, per l’Europa, il principale mercato dei future e su di essi sono disponibili tra gli altri il future sugli indice azionari Dax (tedesco) e DJ Eurostoxx 50 (paneuropeo, con le sue articolazioni settoriali in banche, automotive, energia, etc.); inoltre, sempre all’Eurex sono quotati future sui titoli di Stato tedeschi a diverse scadenze (Bobl, Bund, Schatz), sul BTP italiano e sull’OAT francese. Sull’Euronext Liffe, infine, sono quotati i future sugli indici azionari FTSE 100 (Regno Unito), CAC40 (Francia), AEX (Paesi Bassi), future sulle commodity e sul titolo di Stato britannico Long Gilt.

Tra i più scambiati vi sono il future sul Dax, che è l’indice della borsa di Francoforte (Germania) che raggruppa le 30 azioni più importanti, e quotato all’Eurex con un valore di 25 euro a punto indice, quindi un trader per avere un contratto standard dovrebbe pagare attualmente – 21 maggio 2018 – circa 12.500 punti x 25 = 312.500 euro). Le scadenze sono marzo, giugno, settembre e dicembre (sempre disponibili le tre scadenze più vicine). Anche per il future sul Dax è disponibile il contratto “mini”, che ha un costo di 5 euro a punto indice e che quindi a quota 12.500 costerebbe 62.500 euro.

Sempre sull’Eurex sono quotati altri future su indici azionari di rilevanza continentale, tra cui il contratto sul DJ Eurostoxx 50, con valore di 10 euro per punto indice (a quota 3.400 circa il prezzo sarebbe 34.000 euro), sullo Stoxx Europe 600 (1 punto indice vale 50 euro).

Marginazione e Leva con i Future

I future hanno una caratteristica fondamentale che ne ha garantito il successo presso i trader più esperti. Si tratta del margine di garanzia obbligatorio che per il trader si traduce nell’effetto leva. In sostanza, trattandosi di contratti con scadenza futura (da cui il nome), all’atto della negoziazione di un lotto non è necessario avere sul conto l’intero capitale corrispondente al valore del lotto stesso, ma la cassa di compensazione obbliga il broker (che a sua volta obbliga il trader) a versare solo una percentuale di questo valore a garanzia del momento in cui il contratto stesso verrà concluso. Qual è la percentuale richiesta? È molto difficile dirlo, perché la cassa di compensazione impone un valore del margine diverso per ogni strumento sulla base di un complesso algoritmo e i broker, a propria garanzia, solitamente incrementano leggermente questo valore.
Volendo quindi negoziare un lotto standard del FIB da 100.000 euro, se il margine di garanzia iniziale richiesto fosse del 10%, sul conto sarà sufficiente avere 10.000 euro.
Attenzione però, guadagni e perdite vengono calcolate su 100.000 euro, quindi se il mercato volgesse a sfavore e il margine venisse intaccato, il broker bloccherà l’operazione e richiederà la compensazione (da qui l’espressione “margin call”), quindi il trader dovrà rimettere il capitale mancante per coprire il margine stesso.
L’effetto leva quindi è intrinseco nelle regole di negoziazione del future standard: se con 10.000 euro di margine opero come se ne avessi 100.000, quando il mercato si muoverà dell’1% avrò guadagnato 1.000 euro. Questi 1.000 euro sono quindi l’1% di 100.000 ma in realtà sono il 10% dei miei 10.000 euro posseduti, per cui grazie al margine di garanzia ho effettivamente incassato il 10%.
Operare con l’effetto leva, tuttavia, aumenta molto il rischio in quanto è valido moltiplica allo stesso modo anche le perdite. Andrebbe quindi utilizzato non prima di aver accumulato una buona esperienza di trading.

 

di Andrea Fiorini