Gli strumenti finanziari per i trader italiani

Gli strumenti finanziari per i trader italiani #Trading

La definizione di strumento finanziario racchiude in sé un ampio spettro di opportunità molto diverse tra loro. Gli strumenti finanziari più noti al pubblico sono sicuramente le azioni e le obbligazioni, ma sui mercati ve n’è una gamma amplissima, non fosse altro perché in molti casi è possibile combinarli tra loro.

Tuttavia, come nel caso dei mercati finanziari, anche per gli strumenti vale la medesima considerazione: di strumenti ve ne sono moltissimi, ma disponibili per il trading online in Italia non sono proprio tutti. In questo articolo, quindi, illustreremo solo gli strumenti effettivamente accessibili via Internet attraverso broker online autorizzati da Consob ad operare in Italia.

Tipologie di strumenti finanziari disponibili

Attualmente la lista degli strumenti finanziari disponibili alla negoziazione online comprende:

  • azioni (strumenti finanziari partecipativi per eccellenza)
  • obbligazioni
    • aziendali (corporate)
    • titoli di Stato
    • titoli di enti sovrannazionali
  • derivati:
    • future
    • opzioni
    • CFD (contratti differenziali o contract for difference)
    • opzioni binarie
    • covered warrant
    • certificati (certificates)
  • ETF (Exchange Traded Fund, quote di fondi quotate)
  • ETC (Exchange Traded Commodity) ed ETN (o Exchange Traded Note)
  • Tassi di cambio (Forex)

Tratteremo qui l’utilità di questi strumenti per il trading online, sorvolando sugli aspetti troppo tecnici. Non tratteremo invece né il Forex (già ampiamente trattato all’interno di questa rubrica) né l’ultima voce dell’elenco: quest’ultima comprende strumenti finanziari disponibili alla negoziazione online che, per le loro caratteristiche, non sono utilizzati nel trading in senso stretto, cioè speculativo.

Azioni e obbligazioni sono definiti dalla normativa strumenti finanziari partecipativi in quanto consentono di prendere parte, con modalità diverse, alla vita della società che li emette.

  1. Le azioni sono parti del capitale di una società, quindi acquistandole si diventa soci a tutti gli effetti e si può per esempio partecipare alle assemblee dei soci, ricevere eventuali dividendi, etc. Nel trading online diventano strumenti speculativi come gli altri, oggetto di analisi tecnica e analisi fondamentale, soggette alle notizie di mercato e alle evoluzioni societarie interne. Le più scambiate dai trader del nostro Paese sono le azioni della borsa italiana (MTA, mercato domestico).

Per il trading – Le azioni sono gli strumenti in assoluto più utilizzate dai trader privati, in Italia e nel mondo. Questo perché sulle aziende quotate è possibile reperire molte informazioni e dati che aiutano nella previsione dell’andamento del prezzo del titolo. Alcuni mercati azionari internazionali sono molto liquidi ed efficienti. I broker offrono sull’azionario strumenti di supporto e piattaforme professionali di alto livello a costi contenuti. Il mercato azionario è un buon banco di prova per chi inizia e offre spunti sia per neofiti sia per heavy trader e scalper.

  1. Le obbligazioni sono invece parti del debito di una società, di uno Stato, di un ente pubblico o di enti nazionali o sovranazionali, emesse per raccogliere capitali. In Italia nel trading online sono molto negoziate quelle trattate sul MOT.

Per li trading – In linea generale, le obbligazioni non sono adatte a un tipo di trading molto attivo ma vengono utilizzate soprattutto per investimento a medio-lungo periodo. Le differenti tipologie presentano rischi diversi (titoli di Stato, corporate, etc.) che vanno valutati con attenzione.

  1. La definizione di strumento finanziario derivato è molto generica e comprende un ampio numero di “variazioni sul tema”. Questo perché si tratta di titoli e contratti che fanno riferimento a “sottostanti” di natura molto varia. Per esempio, un contratto future può fare riferimento a vari tipi di beni (materie prime, indici, valute, etc.) ma ciò che viene scambiato sul mercato dai trader privati è il contratto stesso, non il bene. I derivati possono essere contratti o titoli; questi ultimi sono detti anche derivati cartolarizzati o securitized derivatives e possono essere emessi solo da istituti autorizzati che a loro volta non possono essere anche emittenti del sottostante. Tra i contratti derivati troviamo future, opzioni, CFD (contratti differenziali o contract for difference) e opzioni binarie; derivati cartolarizzati sono invece certificati (certificates) e covered warrant. In Italia il principale mercato dei contratti derivati è l’IDEM, quello dei derivati cartolarizzati (cioè contratti trasformati in titoli) è il Sedex.

Per il trading – I derivati sono gli strumenti in assoluto più utilizzati dai trader dopo le azioni; presentano caratteristiche tecniche complesse e spesso molto differenti tra loro e per negoziarli si deve tenere conto delle numerose variabili che influiscono sia sul contratto o titolo, sia sul sottostante. Sono quindi considerati adatti a trader con una buona esperienza. Per via della normativa Mifid, per operare sui derivati i broker chiedono una specifica dichiarazione da parte del trader relativa alle competenze e al profilo di rischio.

  1. Titoli (derivati cartolarizzati) sono anche ETC (Exchange Traded Commodity) ed ETN (Exchange Traded Note), quotati all’ETFplus, emessi a fronte di un contestuale investimento da parte dell’emittente nel sottostante indicato. Replicano passivamente l’andamento di un titolo, di un paniere di titoli o di un indice. Gli ETC consentono di investire in materie prime, gli ETN in azioni, obbligazioni, valute, etc., e non hanno scadenza.

Per il trading – Sono strumenti poco usati dai trader, che spesso preferiscono investire direttamente negli strumenti ad essi sottostanti. Il fatto di non avere scadenza li promuove comunque ad oggetti di investimento anche di lungo periodo. In alcuni casi, consentono di investire in indici o mercati non raggiungibili online dai trader.

  1. Sullo stesso mercato sono quotati anche gli ETF o Exchange Traded Fund (fondi d’investimento quotati). Questi ultimi replicano in modo passivo un indice o un paniere di titoli (benchmark) e non hanno costi di gestione.

Per il trading – Sono quote di fondi comuni d’investimento accessibili a costi bassi e con la possibilità – a differenza di quanto avviene per i fondi – di disinvestire in tempi rapidissimi. Sono sempre messi a confronto sia con i fondi d’investimento non quotati, per i quali si paga però la gestione, sia con l’investimento diretto nel sottostante. Rispetto ai fondi a gestione passiva (che cioè replicano pedissequamente un benchmark) sono probabilmente più convenienti, a patto di seguirne l’evoluzione con attenzione; il paragone diventa più difficile con i fondi a gestione attiva, in cui un gestore modifica l’investimento sulla base dell’andamento dei mercati. Gli ETF sono adatti sia al trading di breve che all’investimento di medio-lungo periodo, ma i costi di negoziazione devono essere attentamente valutati coi singoli broker.

In sintesi si può quindi affermare che il percorso di un trader che si avvicina al trading online dovrebbe inizialmente prevedere una fase iniziale di studio e utilizzo delle azioni ed eventualmente degli ETF, per prendere eventualmente in considerazione i derivati solo in un secondo momento e dopo un attento studio delle loro specifiche caratteristiche.

Il Forex trading e l’uso di strumenti non quotati in borsa (OTC) dovrebbe essere affrontato solo con una buona esperienza dei meccanismi di formazione dei prezzi. In ogni caso, strumenti e mercati scelti dovranno sempre essere in linea con le proprie competenze e con il proprio profilo di rischio.

di Andrea Fiorini

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biancl • 12/01/2016

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