I mercati finanziari per i trader italiani

I mercati finanziari per i trader italiani #Trading

I mercati su cui è possibile negoziare strumenti finanziari a livello mondiale sono molti, ma non tutti sono raggiungibili online, non tutti quelli online sono disponibili per i trader e non tutti quelli disponibili per i trader sono disponibili anche per i trader italiani. Accanto ad alcuni importanti mercati italiani, europei e nordamericani molto facili da raggiungere, ve ne sono altri a cui è possibile accedere soltanto attraverso specifici broker online, mentre le commissioni di negoziazione sui singoli listini possono variare da intermediario a intermediario in funzione dei costi che questi sopportano e delle politiche commerciali adottate.

In linea generale, in Italia i mercati più utilizzati dai trader sono quelli gestiti da Borsa Italiana (i cosiddetti “mercati domestici”) seguiti da alcuni grandi mercati europei e statunitensi, sia per le azioni sia per i derivati. Poco e per nulla usati dai trader sono invece mercati del resto del mondo, tra cui le piazze asiatiche che pur rappresentano una fetta importante delle transazioni finanziarie mondiali.

Definizioni preliminari sui mercati finanziari

Sotto la definizione di “mercati”, si nascondono realtà molto diverse tra loro. Usualmente la parola mercato viene usata nella sua accezione più ampia, cioè “luogo di contrattazione e di scambio”, ma se scendiamo un po’ di più in dettaglio vediamo che la normativa, in particolare quella di riferimento per i Paesi dell’Unione Europea (Mifid), descrive e suddivide i mercati finanziari con precisione.

Senza entrare troppo nei tecnicismi, la prima partizione importante è quella tra circuiti di scambio non regolamentati (definiti anche “over-the-counter” od OTC) e i mercati veri e propri. In quest’ultimo caso, mercati diventa sinonimo di spazi di negoziazione fisici o virtuali sottoposti a regole vincolanti per tutti i partecipanti, in modo che sia chiaro il metodo di formazione del prezzo degli strumenti quotati (basato su meccanismi automatizzati di confronto tra gli ordini di acquisto e gli ordini di vendita) e che le modalità di partecipazione siano oggettive e trasparenti.

La categoria dei mercati si suddivide a sua volta in “mercati regolamentati” (le principali borse nazionali, spesso organizzati in segmenti omogenei) e MTF (circuiti di scambio multilaterali o multilateral trading facility), oltre ai poco diffusi circuiti degli internalizzatori sistematici. La sostanziale differenza tra mercati regolamentati e MTF è che questi ultimi trattano solo titoli già quotati in altri mercati. A livello di negoziazione quotidiana, le differenze per il trader sono pressoché impercettibili e acquistare obbligazioni al MOT, azioni all’MTA o certificati al Certix con la piattaforma che il broker mette a disposizione presenta rischi e difficoltà legati più agli specifici strumenti che non ai mercati in sé.

Diverso è il caso dei circuiti (e non “mercati”) OTC, come quelli dei cambi e delle valute (Forex) o dei CFD. In questo caso il trader deve essere ben conscio che non vi sono quasi mai regole certe per la formazione dei prezzi o degli spread, che questi ultimi vengono forniti dall’intermediario sulla base dei suoi diretti interessi e che, almeno in teoria, possono essere contrattati direttamente con l’intermediario che li propone.

Ma quanti sono i mercati finanziari?

Mettendo insieme mercati regolamentati, MTF e circuiti OTC, attualmente i trader italiani hanno una scelta molto ampia di piazze su cui operare: oltre 80 listini, senza contare gli internalizzatori sistematici.
Di questi, in Italia sono disponibili 6 mercati regolamentati e 5 MTF.

I primi sono:

  • MTA (il più importante mercato italiano per le azioni)
  • MOT (obbligazioni e titoli di Stato)
  • IDEM e il Sedex (per due tipi diversi di derivati)
  • ETFplus (per ETF ed altri strumenti come ETC ed ETN)
  • MIV (mercato dei veicoli d’investimento, d’interesse per investitori evoluti o istituzionali).

Gli MTF sono invece:

  • AIM Italia (azioni di piccole società)
  • EuroTLX (obbligazioni e certificati
  • ExtraMOT (obbligazioni estere)
  • Hi-MTF (obbligazioni e titoli di Stato esteri), a cui di recente si è aggiunto il BIt Equity MTF, in cui la Borsa Italiana ha concentrato titoli azionari esteri (ex MTA International, oggi segmento BIt GEM) e titoli italiani quotati in orario serale (ex Trading After Hours, oggi segmento After Hours).

Allargando lo sguardo all’Europa, troviamo 25 mercati regolamentati e 8 MTF accessibili. Nel caso dei mercati regolamentati sono di maggior interesse per i trader italiani l’Euronext (soprattutto per le azioni quotate ad Amsterdam, Parigi e Bruxelles, meno per quelle di Lisbona), ma in particolare le più importanti piazze europee per i derivati come Xetra o Eurex. Tra gli MTF spiccano BATS Chi-X, acquisito a settembre dal CBOE statunitense e che quota tutti i più importanti titoli azionari d’Europa, e l’LMax, l’unico mercato europeo su cui è possibile negoziare cambi in un circuito regolato non OTC.

Il terzo polo del trading online italiano è rappresentato dagli Stati Uniti: qui i mercati regolamentati disponibili (pur con una normativa differente da quella europea) sono 19 e tra questi troviamo i noti New York Stock Exchange (NYSE) e NASDAQ, soprattutto per quanto riguarda le azioni, ma anche i maggiori mercati di derivati e commodity del pianeta, per lo più con base a Chicago, tra cui CME, CBOT e CBOE. Si tratta di alcune delle piazze più grandi del mondo in termini di aderenti (cioè di intermediari ad esse collegati), di numero di titoli quotati e di volumi scambiati.

Al di fuori dell’Unione Europea non esistono MTF ma circuiti con diverse denominazione e caratteristiche. Negli Stati Uniti e in Canada vi sono gli ECN (electronic communication network), di cui 17 accessibili ai trader italiani, pur se scarsamente utilizzati.

Infine i mercati del “resto del mondo”. Si tratta per lo più, come nel caso dei mercati regolamentati europei, di listini poco sfruttati e di solito usati solo per ragioni specifiche legate all’attualità finanziaria. Tra questi mercati si registrano per esempio l’Australia, Hong Kong, il Messico, Tokio, Toronto e così via.

Chiudono la rassegna i circuiti over-the-counter/OTC: Forex, CFD ed Opzioni binarie. In tutti e tre i casi la negoziazione (anche se nel caso delle opzioni binarie si tratta di una sorta di scommessa) viene effettuata non all’interno di un mercato che ha regole valide per tutti e per ogni momento delle transazioni, ma direttamente con l’intermediario

Modelli di mercati finanziari differenti

Per comprendere meglio il tipo di attività che può essere effettuata sui mercati, un’altra importante divisione è quella che riguarda il modello di negoziazione, a cui qui ci limiteremo ad accennare.
Mercati regolamentati e MTF sono divisi in due tipi, a seconda del tipo di strumento quotato e di modello scelto dal gestore per assicurare la necessaria liquidità: orden driven o quote driven. Si tratta di espressioni inglesi traducibili con “guidato dall’ordine” e “guidato dalla quotazione [cioè dal prezzo]”. L’operatività dei trader è diversa sui due tipi di modelli e deve adeguarsi a regole e rischi differenti.

Un mercato quote driven prevede la presenza di società finanziarie (market maker) che sono sempre presenti e obbligate a comprare o vendere i titoli in esso quotati in assenza di altri negoziatori. Devono cioè assicurare che il mercato sia sempre “liquido” e che chi vuole acquistare o vendere un titolo trovi sempre una controparte. I prezzi sono proposti dal market maker in base alle proprie valutazioni. È uno dei modelli più utilizzati per mercati dei derivati.

Il mercato order driven, invece è un mercato in cui tutti gli ordini vengono confrontati tra loro come in un’asta e poi esposti, seguendo regole rigide. In questo caso la liquidità è data dagli ordini stessi e dai relativi volumi, e non c’è alcun market maker. È il sistema utilizzato dai principali mercati azionari mondiali.

di Andrea Fiorini

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biancl • 12/01/2016

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