Diventare trader: rischi, vantaggi, caratteristiche, domande preliminari da porsi

Diventare trader: rischi, vantaggi, caratteristiche, domande preliminari da porsi #Trading

Impegno e complessità.

Chi si avvicina per la prima volta al trading online molto spesso non ha le idee ben chiare su cosa voglia dire esattamente “fare trading”. Questo per un motivo molto semplice: quasi nessuno lo spiega con chiarezza. Le pubblicità più aggressive che affollano il web raramente si soffermano sui concetti di base o sull’illustrazione chiara di rischi e vantaggi, ma puntano dritte a solleticare la fantasia del neofita o dell’aspirante trader: guadagna subito, super bonus, tutto gratis sono le parole chiave più usate. Basta però fermarsi un momento a riflettere per capire che il trading non è il mondo dei bonus e del tutto gratis, ma un’attività complessa e impegnativa, sia economicamente sia psicologicamente, in cui nessuno regala (quasi) niente ma dove dei professionisti mettono a disposizione degli utenti privati servizi finanziari, tecnologici e organizzativi molto sofisticati. Servizi che hanno un costo e che per essere usati al meglio presuppongono studio e applicazione.

Cosa significa “fare trading”.

Fare trading significa letteralmente negoziare strumenti finanziari attraverso un intermediario, il quale ci consente di operare utilizzando il nostro computer e la nostra connessione a Internet, fornendoci la piattaforma operativa e una serie di servizi complementari. Gli strumenti possono essere quotati su un mercato regolamentato o fuori mercato (strumenti cosiddetti O.T.C. o over-the-counter). La negoziazione ha un costo, che può essere una commissione applicata su ogni ordine eseguito (fissa o variabile) o di altro tipo in caso di strumenti particolari (es. spread su Forex e CFD); inoltre alcuni applicativi e servizi specifici possono avere un costo a parte, anche in abbonamento.
Per fare trading, se quindi è necessario aprire un conto con un intermediario e utilizzare piattaforma e servizi così disponibili, è però fondamentale studiare bene i meccanismi di funzionamento dei mercati e degli strumenti finanziari, avere una buona conoscenza dei principi dell’analisi tecnica finanziaria, disporre di un capitale adeguato ed essere in grado di realizzare un piano operativo con regole e obiettivi precisi.
A questo punto, dopo aver riassunto in rapida sequenza gli elementi principali del trading online, qualunque aspirante trader deve chiedersi: sono in grado di fare trading e arrivare a padroneggiare tutti questi elementi? La risposta, in linea generale, è sempre: sì. Ciò significa che chiunque, con impegno, studio e dedizione, può imparare a fare trading, sapendo però che per ottenere buoni risultati, per non perdere soldi, il percorso è impegnativo, seppur non privo di soddisfazioni. Ma come facciamo a capire se siamo potenzialmente dei trader?

Posso fare trading, io?

Per avere risposte adeguate è necessario porsi le domande giuste. La prima di tutte è: chi sono io? Cioè, che tipo di investitore sono, quanti soldi ho e quanti posso potenzialmente perderne senza che il mio tenore di vita e quello dei miei familiari ne risenta? Che aspettative ho, quali obiettivi voglio raggiungere col mio capitale complessivo (una buona pensione futura, un gruzzolo da investire in un’attività, soldi per l’università dei figli…) e quindi con il capitale che ho pensato di dedicare al trading online cosa voglio ottenere?
È chiaro che un ragazzo di 25 anni che vive in famiglia, lavora o studia e non è sposato, potrà anche avere un discreto capitale, ma i rischi che può affrontare sono ben diversi da un impiegato sessantenne prepensionato con liquidazione e buonuscita ma con mutuo, figli, famiglia, etc.
Quindi alla domanda “chi sono io” bisogna rispondere con sincerità e franchezza, e non pensando a “chi vorrei essere”. Fatto questo, è fondamentale quantificare il capitale che si intende utilizzare per il trading. Per dare un’indicazione di massima, i trader con un minimo di esperienza solitamente utilizzano il 10% del capitale liquido che hanno sul conto per operare, tengono una riserva in caso di rovesci improvvisi e accantonano sempre una percentuale fissa (5-10%) degli eventuali guadagni.

Quanto serve per operare.

Per operare serve un capitale adeguato. Facciamo un esempio. Se voglio integrare il mio stipendio, raggranellando col trading online almeno 1.000 euro al mese, dovrò guadagnare 50 euro al giorno per circa 20 giorni di borsa aperta al mese. Poiché la borsa (prendiamo il caso dell’azionario italiano) quando sale si muove ogni giorno più o meno di una percentuale compresa tra lo 0,1% e il 2%, cioè significa che ogni giorno i miei 50 euro sognati dovrebbero essere l’1% medio di 5.000 euro, al netto delle commissioni. Questo se tutti e 20 i giorni di borsa riesco a guadagnare e se il rialzo mi porta ogni giorno a restare nella media indicata. Ovviamente ciò non accade mai, perché vi sono sempre giorni di ribasso (in cui si può guadagnare, ma con tecniche e servizi specifici) ma anche perché vi sono sempre giorni in cui si perde. Quindi in linea teorica e con grande ottimismo, con un obiettivo come quello indicato servirebbero in partenza almeno 5-10.000 euro; nella realtà l’esperienza insegna che inizialmente le perdite possono essere sostenute e ripetute e i guadagni limitati, quindi il capitale dovrebbe essere più ingente. Se poi gli obiettivi sono più ambiziosi, allora si può parlare tranquillamente di un capitale minimo di almeno 50-100.000 euro per segnare valori assoluti più consistenti.

Rischi e vantaggi di diventare un trader.

Cosa può portare il trading online e cosa può togliere? Per il trading vale la regola d’ora di tutte le attività finanziare: a maggiori rischi potenziali corrispondono maggiori guadagni e maggiori perdite potenziali. Una frase che può essere compresa meglio con un esempio estremo: se acquisto dei Titoli di Stato italiani avrò un rischio molto contenuto quindi l’interesse che mi verrà dato sarà basso; se invece acquisto Titoli di Stato di Paesi con un maggior tasso di rischio (in crisi economica, in guerra, etc.) pur di prendere i miei soldi in prestito quello Stato sarà disposto a darmi molto di più, con la possibilità però di non rivedere tutto o parte del mio capitale. E come in tutte le attività finanziarie, anche nel trading si sommano più fattori di rischio: le competenze del trader, gli strumenti e i mercati scelti, il momento della negoziazione, la piattaforma e la struttura informatica utilizzata, eccetera. Si può perdere tanto, o tutto, ma si può guadagnare tanto. L’analisi tecnica finanziaria, strumento principe di studio e previsione dell’andamento dei mercati per il trader, non è una scienza ma una metodologia, quindi non può per sua natura dare risposte certe; tuttavia, in decenni di utilizzo e perfezionamento riesce a essere un valido supporto all’operatività, la cui interpretazione spetta però sempre al trader e alle sue competenze.

Studio matto e disperatissimo.

A far la differenza nel trading, però, non è il capitale né l’attitudine al rischio, bensì l’impegno e lo studio. La domanda “sarò adatto a fare il trader?” trasformatela in “ho voglia di studiare tanto e con costanza?” e avrete già mezza risposta. Studiare significa togliere tempo al lavoro o ad altre attività, tra cui gestire la casa e la famiglia, significa fare una specie di scuola serale in cui a fine giornata ci si mette sui testi di analisi tecnica finanziaria e di tecniche operative, in cui si testano conti demo per comprendere i meccanismi di costruzione dei prezzi dei singoli strumenti finanziari, i volumi e la qualità degli ordini sui differenti mercati e in orari sempre diversi, in cui si calcola l’impatto sui risultati delle commissioni fisse, variabili, degressive… La spinta al trading deve essere come quella per un hobby: passione e attrazione per l’attività ma razionalità, perseveranza e sangue freddo quando la si affronta. L’altra metà della risposta la si ha a queste domande: sono una persona che porta sempre a termine con determinazione ciò che intraprende, o lascio spesso le cose a metà? Sono perfezionista, controllo e ricontrollo prima di agire oppure vado avanti senza curarmi troppo dei particolari? La matematica, i numeri, sono un universo oscuro per me o mi muovo a mio agio tra grafici, curve, algoritmi e formule?

di Andrea Fiorini

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biancl • 12/01/2016

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